«Oh my God, George, guarda: i gioielli di Pompei». Non si era accorta l'anziana lady inglese che quelle gioie splendenti e messe in bella mostra nelle vetrine della sala che precede l'esposizione dei reperti Ercolanesi e prossima al Salone della Meridiana, al piano nobile del Museo Archeologico nazionale di Napoli, non erano i monili trovati nelle domus delle città distrutte dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo, ma le rielaborazioni magistrali effettuate dagli artigiani di Borgo Orefici in quasi un anno di lavoro. La collezione, «Aurea Venus. Gioielli senza tempo», composta da circa cento di pezzi, è appena offerta al pubblico e resterà visibile «in questo contesto così significativo - sottolinea con una promessa che appare una sfida la Soprintendente archeologa Maria Luisa Nava - il più a lungo possibile». La mostra è maggiormente impreziosita da una scenografica fascia in cui Luciano Pedicini veste figure femminili di affreschi e statue del Museo con le gioie moderne. I prototipi dei gioielli - ciascuno di essi si caratterizza per la particolare lettura studiata dal maestro orafo che lo ha prodotto - sono stati realizzati sulla scorta della tradizione orafa napoletana, risalente al 1200. E così riprendono vita bracciali a semisfere - caratteristica la chiusura a baionetta ancora oggi in uso -, armille, orecchini, anelli, collane e la beneaugurante bulla, il ciondolo che raffigurava una bolla d'acqua. Tutto realizzato in argento e in oro, oppure con pezzi che contengono entrambi i metalli, in accostamenti singolari per la loro eleganza e linea. Altre volte si è introdotta l'ambra e ancora sono state usate pietre dure e sottilissime foglie d'oro per mettere a punto il gioiello. «Insomma - riprende l'archeologa - se da un lato si è messa a frutto la professionalità e l'estro degli orafi napoletani, d'altro canto ci si è serviti di esempi unici: la collezione originale delle oreficerie e delle argenterie del Museo di Napoli costituisce un patrimonio senza eguali per la qualità e la quantità degli oggetti in essa contenuti». «Questo è il primo esempio di realizzazione di una linea consortile. - evidenzia Roberto De Laurentis, il presidente del Consorzio - L'area di Borgo Orefici, sino a qualche anno fa era un'isola poco felice. Poi, la voglia di far rivivere questa tradizione e il grosso sostegno istituzionale hanno permesso di recuperare questo importante segmento di artigianato artistico napoletano». L'operazione avrà certamente una ricaduta di enorme valore per la città sia in campo commerciale che in campo culturale, considerato anche che nell'Ottocento napoletano la moda contemplava l'utilizzo di monili copiati da quelli scoperti a Pompei e a Ercolano. Per altro, non sarà l'unica rassegna messa in cantiere dalla Soprintedenza archeologica. Nava coglie l'occasione per annunciare il programma di appuntamenti a breve e lunga scadenza. Così, ulteriori iniziative saranno proposte durante la settimana della cultura (da martedì 25 al lunedì 31 marzo) con seminari, conferenze, incontri, aperture straordinarie di siti e musei archeologici. A Alife, ad esempio, sarà visitabile il museo dell'antica Allifae. Poi, si potrà accedere alla Cales romana, l'attuale Calvi, e ancora verranno interessate Maddaloni, Piano di Sorrento, Succivo, Teano, con l'apertura straordinaria del Teatro antico. Quindi, le grandi mostre, finanziate dalla Regione: la prima, con data ancora da definire, proporrà la storia dei preziosi tessuti trovati nelle città vesuviane, saranno presentati i risultati delle analisi delle stoffe compiute dagli scienziati del Cnr e si proporranno gli studi degli esperti dell'Accademia di Belle Arti. Un'altra mostra si aprirà entro dicembre, sempre nelle sale del Museo Archeologico, e si titolerà «Eroi di bronzo». Sarà mirata alla ripresentazione delle grandi statue di bronzo trovate a Pompei e Ercolano e custodite nei depositi del Museo. Prevista la presenza di un pezzo eccezionale, ricostruito con il supporto degli specialisti dell'Accademia: si tratta della quadriga di Ercolano di cui nella struttura napoletana si conservano alcuni pezzi e un cavallo di stupenda fattura.