CORRUZIONE LE REAZIONI Confronti tra galleristi esperti e intellettuali Il titolare della Cosmofilm gestisce il museo diocesano Museo di Capodimonte, Archeologico Nazionale, Mostra d'Oltremare, piazza del Plebiscito. Nel dicembre del 2004 furono le ambientazioni delle mostre di Caravaggio, Damien Hirst e Julian Schnabel, oltre all'Italia capovolta, l'installazione firmata da Luciano Fabro. Quattro eventi artistici di altissimo livello: per la loro promozione sui quotidiani locali e nazionali - in pratica per l'acquisto di pagine pubblicitarie sui giornali - secondo l'accusa la Cosmofilm avrebbe corrisposto diecimila euro all'ex funzionario della Regione, per arrivare a un appalto da 180mila euro. Una circostanza che lascia i protagonisti del mondo dell'arte piuttosto perplessi. Elio De Rosa è molto conosciuto in città, anche perché alla sua Cosmoadv è stata affidata la completa realizzazione e gestione del progetto del Museo diocesano inaugurato lo scorso ottobre, presenti il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. Proprio in questi giorni si stava discutendo della possibilità, per i turisti, di offrire un biglietto integrato con doppia visita tra Museo diocesano e Madre, con la possibilità di far entrare in questo circuito anche il museo del Tesoro di San Gennaro. Eduardo Cicelyn, direttore del Madre, come ex dirigente dello staff di Bassolino, ha tenuto i rapporti per l'organizzazione di alcune delle mostre in questione, «anche se - precisa - non ho mai firmato atti amministrativi». Cicelyn non punta l'indice, anche se è certo: «Se figura De Rosa, vuol dire che non si tratta di una nostra committenza. Non ho mai avuto rapporti di lavoro con lui. Quella che ricordo è una pubblicità unica, che riguardava tre eventi su quattro, Fabro, Hirst e Caravaggio. Mi pare che si chiamasse "Natale a Napoli", ricordo che era solo testo senza immagini: forse i magistrati si riferiscono a quella. E può darsi che i fondi siano stati gestiti direttamente dall'ufficio di comunicazione della presidenza regionale. Che si tratti di una campagna pagata direttamente dalla presidenza, come nel caso del cavallo di Mimmo Paladino». Teresa Armato, assessore regionale alla Cultura nel 2004, preferisce non commentare, anche in virtù della coincidenza con la campagna elettorale. Duro invece il sovrintendente al Polo museale, Nicola Spinosa. «Otto anni fa un'associazione temporanea d'impresa composta da Electa, Civita e altri - dice - vinse la gara per la promozione degli eventi del Polo museale, contratto che scade alla fine di quest'anno. Ma questo non c'entra con il fatto che da tempo non abbiamo rapporti di lavoro con De Rosa. Il motivo è che con noi De Rosa ebbe comportamenti culturali non apprezzabili. Dispiace che abbia avuto tanto spazio per allestire il Museo diocesano. Alcuni anni fa abbiamo anche protestato contro dei pannelli che la Cosmofilm aveva installato sul turismo culturale in città». Ad artisti e galleristi, naturalmente, non viene contestato nulla. Ma tra gli addetti ai lavori c'è chi non riesce a nascondere l'amarezza. È il caso del gallerista Alfonso Artiaco: «Questa vicenda mi addolora, spero che la cultura resti distinta e distante da queste cose. A Napoli si è fatta cultura di alto livello, non doveva essere sporcata da una vicenda simile, venuta proprio quando si lavora per far emergere la quotidianità positiva della città. Spero che si tratti di un errore. Nel mondo dell'arte girano tanti soldi, ma c'è un certo rigore».