Numero chiuso a Pompei? A sentire Il sovrintendente Pietro Giovanni Guzzo e l'amministratore dell'Azienda di Soggiorno e Turismo della città vesuviana, Vincenzo Piscopo, sarebbe un'assurdità. L'assessore regionale al turismo, Claudio Velardi, in un'intervista, aveva sostenuto che l'introduzione del numero chiuso consentirebbe agli imprenditori "di entrare negli scavi, investire capitale privato, offrire servizi adeguati, realizzare eventi, produrre soldi". Barbara Money Portare gli imprenditori dentro gli scavi di Pompei e lasciare i turisti in eccesso fuori. Il nuovo assessore regionale al turismo, Claudio Velardi, spazza via le ultime ceneri rimaste di Pompei con proposte nuove, stravolgendo il comune pensiero, provocando reazioni e storcimento di naso alla soprintendenza ma ottenendo, senza dubbio, un risultato: far partire il dibattito. La proposta per Pompei è quella di "introdurre il numero chiuso e fissare un tetto di visitatori" per poter consentire agli imprenditori di entrare negli scavi, investire capitale privato e "offrire servizi adeguati, realizzare eventi, produrre soldi" sostiene Velardi. Infatti "se si investisse capitale privato , anzichè esserci la maggioranza di capitale pubblico, lo scenario cambierebbe completamente e Pompei - continua- una delle sette meraviglie del mondo, sarebbe sulla linea del Louvre, del Moma e del Prado" dove gli eventi che valorizzano il territorio, sono all'ordine del giorno. Basti vedere l'esempio di Fendi, che ha perfino fittato la muraglia cinese per organizzare una spettacolare sfilata di moda. Assurdo che "Roman Polansky sia costretto a girare in Spagna il suo film su Pompei" fa sapere Velardi. Se accade ciò è perchè la città è morta di idee e "anche un set ben organizzato e non invasivo negli scavi farebbe venire loro l 'orticaria". L'unica via di accesso non ostruita è per i turisti, per i ricordini di plastica all'ingresso e per l'assistenzialismo. Nessuna libertà per gli eventi innovativi, per i diritti d'immagine, gli imprenditori e il primato del mercato. Eppure "i diritti d'immagine dei grandi giacimenti culturali- sostiene- è giusto che siano investiti dalle multinazionali che fanno questo mestiere: la Microsoft, la Warner, la Pixar ". Come sarebbe giusto pubblicizzare le bellezze del nostro territorio e non solo la munnezza: " ho già preso contatti con Google per dar luogo a una nuova mappatura dei beni culturali , che riprenda dal basso, e non dal satellite, le ricchezze culturali del territorio"continua. Reazioni a catena da parte di chi la ricchezza la vede ancora e solamente nei turisti. Dal sovrintendente Pietro Giovanni Guzzo all'amminisratore dell'Azienda di Soggiorno e Turismo. Vincenzo Piscopo, per il quale, anzi, bisogna far arrivare il maggior numero di turisti possibile perchè, dice: " Solo grazie a loro riusciamo a far sopravvivere il comparto turistico locale". Secondo i dati del 2007, infatti, i biglietti di ingresso dei turisti hanno coperto l'85 per cento del bilancio della soprintendenza archeologica locale. "Nel 2007 gli scavi di Pompei hanno fruttato 20 milioni e 840 mila euro su un totale di incassi della soprintendenza pari a 22 milioni e 580 mila euro" conferma Piscopo. Ma poi aggiunge: " Insieme alla sovrintendenza archeologica, dobbiamo programmare sicuramente una maggiore tutela degli scavi". Il dado Velardi è stato tratto, chissà che non si riesca a recuperare anche il film di Polanski.