La vicenda del Circolo Artistico Politecnico si avvia ad una malinconica conclusione. Perché tale è sia se il nuovo proprietario otterrà la disponibilità dellimmobile, con esiti almeno dubbi sulla conservazione dellinsieme e delle relative collezioni darte, sia se sarà lo Stato, nella specifica figura del ministero ai Beni culturali, ad intervenire in extremis per esercitare il diritto di prelazione sullimmobile vincolato. E ciò appare triste soprattutto in un momento in cui sarebbe opportuno e significativo uno scatto dorgoglio, sia pure tardivo, che consentisse di opporre alle aspettative di chi ha già chiesto la remissione del vincolo una ferma volontà di resistere. Ma ancora più triste è pensare che tutto ciò accade a fronte di un debito di un milione di euro, rispetto al quale i responsabili del Circolo si sono dovuti decidere alla vendita. Una cifra neppure iperbolica, e soprattutto una cifra che si è vista certamente crescere negli anni, senza che ciò suonasse come un allarme dovuto, cui porre rimedio al più presto. E non dico che i responsabili non labbiano fatto, a suo tempo, ma piuttosto che chi doveva intendere non ha inteso, e che neppure una parte significativa della cittadinanza, persa tra un torneo di burraco ed una serata al Circolo (ma non il Circolo Artistico Politecnico), abbia saputo registrare per tempo quella che si sta profilando come una ennesima sconfitta della città. A questo punto, considero triste anche leventuale, pur augurabile, intervento surrogatorio dello Stato, perché tale procedura sancisce ancora una volta lincapacità locale di ritrovarsi uniti di fronte ad una minaccia comune, e di farvi fronte con generosità. Una simile vicenda, molto più in grande, labbiamo vissuta già con il Banco di Napoli, quando - dopo limprovvida amministrazione Ventriglia - il deficit raggiunse livelli tali da dover provvedere alla vendita al San Paolo. Ma tantè, in una città nella quale letica del "farsi i fatti propri" ha sempre costituito lunico parametro di riferimento, non cera da attendersi molto di più. Eppure, se è lecito seguire un sogno, mi piacerebbe molto se qualcunaltro volesse affiancarmi in quello che sto per dire: mi quoto per 500 euro allo scopo di contribuire a riscattare il Circolo Artistico Politecnico dal rischio di essere smantellato. Cè qualcuno disposto a condividere la proposta? I quotidiani locali potrebbero essere i collettori delle dichiarazioni di adesione, anche insieme, mentre le somme necessarie potranno confluire in un fondo istituito presso una Fondazione di Comunità in corso di costituzione a cura dellIstituto Banco Napoli Fondazione, in modo da realizzare unazionariato diffuso, unica garanzia di partecipazione anche futura, e cercare la forma migliore per un intervento risolutivo.
CAMPANIA - autotassiamoci per il circolo
Il Circolo Artistico Politecnico si avvia alla chiusura a causa di un debito di un milione di euro. Il proprietario potrebbe vendere l'immobile, ma ciò potrebbe comportare la perdita delle collezioni d'arte. Lo Stato potrebbe intervenire, ma ciò sarebbe una soluzione tardiva. La città ha già dimostrato di non essere in grado di salvare il Circolo, come nel caso del Banco di Napoli. Il giornalista propone di raccogliere fondi per acquistare il Circolo a 500 euro e di creare un fondo istituito presso una Fondazione di Comunità per garantire la partecipazione futura.
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