Larchitetto firmerà anche uno dei tre grattacieli nel nuovo quartiere Larchitetto firmerà anche uno dei tre grattacieli nel nuovo quartiere perciò ora ride e si schermisce con cautela, a chiedergli se non vorrebbe fare la stessa promessa al sindaco Moratti: «A Milano, dove ho vissuto per tre anni e dove è nata mia figlia Rachel, mi sento di casa. - spiega-. Seguirò certamente il progetto molto da vicino, ma ora in studio qui ho 20-25 collaboratori che quotidianamente ci lavorano». A Milano, di impegni in corso ne ha tre e tutti a Citylife: il masterplan, la torre dalla sagoma curva (giura che glielha ispirata la schiena curva di Maria nella Pietà Rondanini) al centro dellarea accanto ai grattacieli di Hadid e Isozaki, e naturalmente lambizioso Museo di arte contemporanea presentato ieri alla Triennale. Lo ha raccontato in mezzora sparando a raffica parole e immagini, spaccati ed entusiasmo: un quadrato che ruota su se stesso salendo a spirale mentre slitta un po di fianco fino a diventare gradualmente un cerchio. Allultimo piano un giardino, al piano terra, insieme ai servizi daccoglienza, una piscina termale: «Perché sarà un museo per tutti, le famiglie, i bambini, gli appassionati darte. La cultura non è solo intelletto, ma cultura materiale, della tavola, della moda, del corpo... «. Sopra le terme e sotto la terrazza, quattro piani di spazi per lesposizione delle opere, ma anche, e insieme ("fluidamente"), per gli atelier degli artisti ospiti, per i laboratori destinati a pubblico e bambini. Uno spicchio di cerchio (al piano terra un angolo di quadrato) è un alto e sinuoso vuoto che come un camino gigante porta luce e movimento a tutti i piani, e che Libeskind immagina ospitare una scultura gigante sospesa, forse unopera-macchina. Sorridente e di buon umore, Libeskind non si incupisce nemmeno a cercare di ricordargli che questo museo è la seconda volta che lo progetta (prima doveva esporre capolavori di design), come del resto la planimetria di tutta Citylife, radicalmente contestata dai residenti del quartiere perché troppo costruita e poco verde, mal collegata e molto speculativa. Pian piano, si è aggiunta una zona a parco e una piazza, una fermata del metrò 5, una diversa destinazione del museo, anche se coi comitati non è ancora pace fatta. «Bene, io credo nei processi pubblici, non nelle scelte dallalto. I progetti hanno bisogno di evoluzione, guadagnano nel confronto con le persone. I grandi progetti di Le Corbusier o di Muzio hanno visto la luce molto diversamente da come erano nati. Nel masterplan, una volta acquisiti i nuovi spazi dalla Fiera di Milano, abbiamo potuto spostare il museo e allontanare e riorientare le torri». Cambierà anche il suo grattacielo curvo? «In corso dopera è diventato un po più robusto, con un ritocco delle proporzioni». A fine presentazioni, galleristi e collezionisti gli chiedono se tra piscine, atelier, servizi e auditorium nel museo non resterà poco spazio per le opere. Lui assicura di no: merito della fluidità degli spazi. Delle obiezioni "politiche" di Regione e Provincia non sa ancora nulla. Ma forse sarà lultimo a sorprendersi: recentemente gli si sono impantanati sul finale due altri grandi progetti: la "Spirale" sopra il Victoria and Albert museum a Londra - troppo costosa, la lotteria che doveva finanziarla non basta - e la ricostruzione di Ground Zero - poco vantaggiosa, gli amministratori di New York hanno pesantemente ritoccato il suo disegno per fare più uffici. Per ora dice: «Penso che Milano sia il posto ideale per costruire». Ci sarà probabilmente modo di riparlarne.
LOMBARDIA - MILANO: Libeskind si sente a casa "Milano ideale per costruire"
L'architetto Daniel Libeskind ha presentato il suo progetto per il Museo di arte contemporanea a Milano, che sarà parte del quartiere Citylife. Il museo sarà un edificio unico con una struttura curva e un giardino al piano ultimo. Libeskind ha detto di essere entusiasta del progetto e di lavorare con cautela per assicurarsi che il museo sia realizzato secondo le sue idee. Il progetto include anche un alto spazio vuoto che potrebbe ospitare una scultura gigante. Libeskind ha detto di credere nei processi pubblici e di pensare che i progetti grandi hanno bisogno di evoluzione e di essere modificati in base alle esigenze delle persone.
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