Regione e Provincia contro il Comune per lopera in Citylife Grande (18 mila metri quadrati su cinque piani molti alti), di geometrica potenza e forma elegantemente sviluppata con le torsioni che tanto incontrano nellarchitettura internazionale davanguardia (un quadrato alla base che diventa un cerchio alla sommità e salendo "scivola" di lato creando facciate a gradinate aggettanti o inclinate), griffatissimo (lo firma lautore del Museo ebraico di Berlino Daniel Libeskind), capace di strizzare insieme locchio alla milanesità secondo tradizione (sarà coperto come il Duomo di marmo di Candoglia, lo stesso concept della quadratura del cerchio o viceversa è ispirato ai disegni di Leonardo) ma anche ai nuovi "stili di vita" metropolitani, con una grande Spa termale al piano seminterrato e naturalmente cafeteria, ristorante, giardino pensile, bookshop. E tuttavia il neonato progetto del Museo darte Contemporanea a Citylife, nato per piacere un po a tutti, si capisce subito che non avrà vita facile. Appena spenti i riflettori della presentazione a mezzogiorno di ieri alla Triennale, partono le bordate. Lassessore regionale a identità e culture Massimo Zanello, invitato da Triennale e Comune solo a "presenziare" (non a partecipare dal palco) alla presentazione in pompa magna alla Triennale, non ci va e tira fuori una lettera di quattro giorni fa al sindaco Moratti: la invitava a non far tutto di testa propria, «evitando se possibile di costruire percorsi che rischiano di metterci nelle condizioni di scegliere tra diverse opzioni di progetto sullo stesso tema». Allude al progetto della Provincia e del comune di Sesto San Giovanni di varare a loro volta un museo darte contemporanea, progettato da Renzo Piano allex laminatoio Falck. Laccelerazione di Milano sul progetto Libeskind rischia di bruciarlo, e Penati reagisce a sua volta: «Linterdizione del progetto di Piano rischia di privare larea metropolitana milanese sia del Museo darte contemporanea che di quello del design». Il sindaco di Sesto Oldrini accusa apertamente: «Milano ha un atteggiamento stravagante, pensa che la città finisca ancora ai confini daziari, e che chi sta fuori debba occuparsi di bonifiche dellacqua e rifiuti, mentre la cultura sta in centro o in zona Fiera. Ma si sbaglia». E pensare che proprio stamattina, davanti allocchio vigile del sindaco e a Rampello sorridente nel doppio ruolo di padrone di casa e di deus ex machina del progetto, Sgarbi, che si era sempre opposto a destinare a museo ledificio di Libeskind, aveva spiegato: «Tutte le incomprensioni sono risolte, resta la mia scommessa con lassessore Masseroli che non ce la faranno a finirlo per il 2011, ma sono rassegnato a perdere, tanto non ho un soldo... «. Palco e parterre erano quelli delle grandi occasioni: in sala, architetti, addetti ai lavori e tra gli altri Claudia Gianferrari, Francesco Micheli, Panza di Biumo, i coniugi Blei: buona parte dei galleristi e dei collezionisti milanese che contano. O meglio sui quali si conta per riempirlo con le cessioni delle opere in comodato, il museo della discordia.