LA CITTÀ Il ventennale del "Louvre Palermitano" allAlbergo delle Povere avremmo potuto festeggiarlo proprio questo mese. Mentre va da sé che - non essendo qui nato niente di simile - per ricordare leventualità sfumata non ci resta che un condizionale passato. Eppure, il giorno in cui si aprì il portone di corso Calatafimi, "LOra" salutò con un trionfale «Olè, apre il nostro Louvre». Era l8 marzo del 1988 e da poco la Regione aveva acquistato quasi metà dei quaranta saloni progettati dallarchitetto Orazio Furetto. In un maestoso palazzo costruito dai Borboni tra il 1746 e il 1772 e nel quale il Principe di Palagonia avrebbe poi profuso il patrimonio a vantaggio dei poveri e delle povere di Palermo e dintorni. Eredi, per così dire, di quelli prima alloggiati nel Serraglio Vecchio, dalle parti del fiume Oreto. Mentre per tornare al nostro mancato "Louvre" va detto che esso come informò Giacomo Baragli - si inseriva nel piano redatto per conto del Comune dal critico darte Vittorio Fagone e che si articolava nella proposta di creare cinque nuovi musei, nellauspicato collegamento della città al circuito di grandi manifestazioni darte itineranti in Italia. Già in quei giorni non mancarono le perplessità sulla definitiva utilizzazione delledificio che rappresenta la prima altissima testimonianza del gusto neoclassico a Palermo. Come detto, acquistato dalla Regione dalla storica proprietà dellOpera Pia "Principe di Palagonia" solo per la parte chiamata il "Quadrato Palermo". E comunque fu davvero una bella parte di sé che lAlbergo, in quel lontano marzo, mise a disposizione delliniziativa: cinque grandiosi saloni al piano terra. Alla effimera realtà del nostro Louvre, giusto in quei mesi, si affiancava unaltra proposta che lamministrazione comunale aveva tangibilmente fatto propria. Realizzare ampi padiglioni per larte contemporanea nellarea di piazza Croci dalla quale era stata spazzata via Villa Deliella. Una struttura appunto il "Padiglione dArte Contemporanea"- la cui progettazione la giunta Orlando aveva affidato allarchitetto ticinese Mario Botta. E che la stampa locale, forse senza iniziale malizia, aveva già preso a indicare con lacronimo "Pac" che a molti palermitani però non parve di buon auspicio. Quanto di tutto questo si sia realizzato è sotto gli occhi di tutti. Continua a restare oggetto di annosi restauri laccennato "Quadrato" per il quale pare sia anche arduo stabilire una destinazione. Mentre è certo che il prospetto su corso Calatafimi è rimasto bicolore proprio per la questione della duplice proprietà. Nel senso che se risulta di un bellocra luminoso quello appartenente alla Regione, non è della stessa tinta la cospicua parte del palazzo che la proprietaria Opera Pia ha dato in affitto allUniversità e allAgenzia regionale per lambiente. Ci riferiamo al cosiddetto "Quadrato Monreale", del quale avrebbe potuto fare uguale eccellente uso anche la Biblioteca Regionale, la cui richiesta però, e non si sa perché, è stata ignorata. La discrasia coloristica adesso non si nota perché sul prospetto ancora da restaurare sono stati trasferiti i ponteggi e le fitte reti verdi che coprivano la parte rimessa a nuovo. Assieme al vistoso cartellone che concerneva il prospetto già restaurato. E che riporta quanto in un cantiere suole connotare i lavori in corso. Comprese la data di consegna dellopera allappaltatore e quella della prevista fine dei lavori. Rispettivamente, il 9 marzo 2004 e il 9 marzo del 2007.
SICILIA - Albergo delle povere, il sogno di un museo mancato. Il flop del piccolo Louvre con la facciata bicolore
Il ventennale del "Louvre Palermitano" sarebbe stato festeggiato questo mese, ma la realtà è che la struttura non è mai stata realizzata. Nel 1988, la Regione aveva acquistato quasi metà dei saloni progettati dall'architetto Orazio Furetto, ma la realizzazione è stata posticipata. Il progetto originale prevedeva la creazione di cinque nuovi musei, tra cui il "Louvre", che sarebbe stato ubicato nell'Albergo delle Povere. Tuttavia, la struttura non è mai stata realizzata e il progetto è stato dimenticato.
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