Ai domiciliari per estorsione lagente Ros che arrestò Riina TORINO - Come agente sotto copertura del Ros aveva messo le manette a Totò Riina. Palermo, 15 gennaio 1993. Altri tempi, altra storia. Perché da ieri mattina, il maresciallo capo dei carabinieri Riccardo Ravera, 44 anni, nome in codice "Arciere", è agli arresti domiciliari. Non dava più la caccia ai mafiosi. Era in servizio al nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Torino. Ora è accusato di concorso in estorsione e falso. Per il gip Silvia Bersano Begey: «Ha compiuto ununica spericolata manovra che avrebbe potuto fruttargli un riconoscimento rilevante in termini di immagine e di carriera». Inseguiva la gloria perduta cercando la refurtiva sparita dalla Palazzina di caccia di Stupinigi nella notte fra il 18 e 19 febbraio 2004. Bottino da 8 milioni e 520 mila euro. Attraverso una fonte confidenziale era riuscito a recuperare gli arredi preziosi. Aveva ricevuto encomi e medaglie. Ma adesso i pm Enrico Arnaldi di Balme e Andrea Padalino lo accusano di aver trattato direttamente con i ladri - una banda di nomadi sinti - non con un semplice informatore. Di più: lo accusano di aver esercitato pressioni sulla fondazione del Mauriziano, anche con false annotazioni di servizi, per ottenere il denaro necessario al successo delloperazione. Il maresciallo Ravera sosteneva che la refurtiva stava per essere imbarcata dal porto di Civitavecchia verso i Paesi Arabi. «Un puro parto della fantasia», scrive il gip. Sosteneva di aver ricevuto minacce. Tutto per chiudere la trattativa: 250 mila euro. Soldi finiti, secondo laccusa, nel tasche della banda che aveva commesso il furto. Un cortocircuito. Con Ravera è stato arrestato il sovrintendente della polizia stradale di Saluzzo, Giuseppe Cavuoti, 43 anni. Per lui, accuse pesantissime: concorso in estorsione, falso e associazione a delinquere finalizzata a furti, rapine ed estorsioni. Erano in prima linea nelle indagini, ora sono nel fango. Ma di "Arciere" non si è dimenticato il suo vecchio comandate, il capitano "Ultimo": «Sono con lui - dice - è un grande combattente. Come sempre continueremo a lottare insieme per la giustizia contro lingiustizia». ------------------------------- "Complice dei ladri per ambizione" Il gip sull"Arciere": cercava gloria e ha fatto il doppio gioco con la banda di Stupinigi "Una falsa soffiata e un riscatto di 250mila euro per i mobili trafugati nella Palazzina" --------------------------------- Il maresciallo Riccardo Ravera, detto «Arciere», il carabiniere che catturò il boss dei boss Salvatore Riina, è finito agli arresti domiciliari per il colpo di Stupinigi. Stessa sorte per il sovrintendente della polizia stradale Giuseppe Cavuoti. Sono accusati di falso e estorsione. Lavrebbero fatto per la gloria, per la carriera, «per un riconoscimento di immagine». Secondo la procura Arciere e Cavuoti avrebbero agevolato il piano criminale dei sinti in carcere per il furto alla palazzina di caccia. Fin dallinizio i ladri sapevano che non sarebbero riusciti a piazzare la refurtiva: puntavano a un riscatto. Nei Ros era famoso con il nome in codice di "Arciere", quando a fianco del capitano "Ultimo" era riuscito ad arrestare Totò Riina. Palermo, 15 gennaio 1993. Altri tempi, altra storia. Ultimamente Ravera aveva inseguito ancora la gloria cercando i mobili rubati a Stupinigi, come investigatore del Nucleo per la Tutela del patrimonio artistico di Torino. Secondo la Procura però, lo avrebbe fatto in modo illegale: «Con abusi di potere e in violazione dei doveri inerenti alla sua pubblica funzione». È accusato di concorso in estorsione e falso. Il gip ha accolto la richiesta di misura cautelare firmata dai pm Enrico Arnaldi di Balme e Andrea Padalino. Il maresciallo Ravera sarebbe stato in qualche misura complice della banda di sinti specializzata in razzie di opere darte: «Perché a seguito del furto di beni preziosi contenuti nella Palazzina di caccia di Stupingi avvenuto fra il 18 e il 19 febbraio 2004 - si legge nellordinanza - informava Decolombi Adriano e Decolombi Daniele dellesistenza di una ricompensa per il recupero dei beni pari a 500 mila euro. Successivamente, nel corso della trattativa, redigeva in data 5 ottobre 2005 unannotazione di servizio in cui attestava falsamente che "fonte confidenziale ha riferito che per il ritrovamento della merce gli attuali possessori, che in ogni caso stanno organizzando la spedizione dei manufatti nei paesi arabi, hanno chiesto la somma di 500 mila euro..."». Offre lui i soldi, poi dice che gli sono stati chiesti. Inventa un viaggio della refurtiva in partenza dal porto di Civitavecchia. «Un puro parto della fantasia», scrive il gip. Mette pressione alla Procura. Dice di essere minacciato. Vuole lo scambio. E alla fine lo ottiene. La trattativa si chiude: «Costringendo la Fondazione Mauriziana nella persona del prefetto DAscenzo e la società di assicurazione Axa Art a consegnare 250 mila euro...». Dopodiché Ravera resta in rapporti con la sua fonte: «Per tutelarla e senza mai indagare nella sua direzione». Ora "Arciere" è agli arresti domiciliari. Alle sette di mattina ha ricevuto la notifica dai carabinieri in servizio alla Procura di Torino. Con lui è stato arrestato il sovrintendente della polizia stradale di Saluzzo Giuseppe Cavuoti, 43 anni, accusato anche di associazione per delinquere finalizzata a furti, rapine ed estorsioni. Titolare, per la Procura, del cosiddetto "sistema Cavuoti": «In costante contatto con De Colombi Adriano ed altri associati, garantendo al sodalizio appoggi, coperture e profitti, anche mediante lattività concordate di recupero di merce ed armi nella disponibilità del gruppo». Entrambi hanno trattato per mesi con una fonte confidenziale - proprio Adriano De Colombi - che doveva essere estranea al furto. Doveva essere solo un buon informatore, invece era il capo dei ladri. Circostanza che adesso viene contestata ad entrambi. Nelle fasi finali della trattativa, tra imbarazzi e dubbi, è stato coinvolto anche un investigatore privato che si è incaricato di consegnare la ricompensa: metà a carico della compagnia assicurativa Axa, metà della Fondazione Mauriziana. Ma cera una condizione insindacabile e vincolata al pagamento: «Che gli informatori dei carabinieri non avessero nulla a che fare con il furto». Quando, sette mesi dopo il pagamento del riscatto e il ritrovamento dei mobili, Daniele De Colombi viene fermato dai carabinieri della stazione di Mathi, Cavuoti e Ravera sembrano agitarsi. In una telefonata fiume, il 19 giugno 2006, spicca questa frase: «Perché loro - dice il maresciallo Ravera - dalle cose che si sentono in giro, loro pensano che comunque il furto labbia fatto lamico.... ehhhh... che i soldi se li sia incassati lui... e che magari insieme a lui ce li siamo incassati anche noi...». Segue lungo scambio di battute. Cavuoti: «Speriamo bene dai, io sono fiducioso dai». Ravera: «Sì, anchio, anche perché non abbiamo fatto un cazzo!». Annota il gip: «A questo punto il gruppo Decolombi prende precauzioni che non si spiegano se non perché sono stati allertati da Ravera e Cavuoti». Qui sta il punto. Nelle 71 pagine dellordinanza non cè traccia di passaggio di soldi nelle loro tasche. Il maresciallo e il sovrintendente non si sarebbero arricchiti dopo il ritrovamento dei mobili. Lobiettivo comune era un altro. Annota lispettore De Luca della Dia: «Sia il maresciallo Ravera sia il sovrintendente Cavuoti erano molto interessati alloperazione in quanto desiderosi di ottenere degli encomi ufficiali». Encomi che avevano ottenuto entrambi. Ravera anche gli elogi personali del procuratore capo Marcello Maddalena. Anche la medaglia dal parte del Capo dello Stato ai benemeriti della cultura, ora restituita in segno di protesta. Scrive il gip: «Gli autori del furto di Stupinigi erano da sempre consapevoli della sostanziale incommerciabilità della refurtiva e che lunico profitto che potevano trarre dal reato commesso era il pagamento per il recupero della merce». Il maresciallo Ravera e il sovrintendete Cavuoti sono stati funzionali al loro piano. Pedine necessarie. Ora, sulleffettivo grado della loro consapevolezza, si gioca il futuro, la carriera e lonore.
la Repubblica
18 Marzo 2008
L"Arciere" agli arresti per il colpo di Stupinigi
NI
Niccolo Zancan
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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