Forum con lassessore comunale al Traffico sul filobus contestato. Le risposte alle domande dei lettori del nostro sito Internet -------------------------------------------------------------------------------- Forum di Repubblica sul Civis con lassessore alla Mobilità Maurizio Zamboni che dice: «Sulle parti meno problematiche apriremo i cantieri entro lestate, ma dove intervengono pareri di terzi (come la Soprintendenza-ndr) dobbiamo aspettarli. Che riusciamo a farcela per questa estate o per la successiva dipenderà molto dalla qualità del progetto esecutivo: se sarà buono lesame sarà rapido». Il progetto esecutivo deve essere presentato a breve dal raggruppamento di imprese che ha vinto lappalto. Rispondendo alle domande dei lettori Zamboni ha spiegato di aver chiesto modifiche su via Internrio per consentire laccesso al parcheggio dei piazza VIII Agosto. E ha assicurato che dopo i lavori del Civis «il rapporto asfalto-pietra cambierà in modo radicale a favore della pietra». Sullipotesi di referendum: «Lo statuto lo esclude per opere in corso, come il Civis». ----------------- "Non si torna indietro più vantaggi che danni" Alla fine avremo un filobus, linadeguatezza tecnologica è allorigine Non ho problemi ad affrontare un referendum, ma con lopera in corso non si può In via Irnerio bisogna consentire la precedenza al semaforo Linizio dei lavori entro lestate dipende solo dalla qualità del progetto Lassessore alla Mobilità risponde alle domande della redazione e dei lettori del sito di Repubblica -------------------------------------------------------------------------------- Assessore Zamboni, il progetto esecutivo del Civis cè o non cè? Cosa sta succedendo con la Soprintendenza? «È tutto molto semplice. Abbiamo fatto la Conferenza dei servizi sul progetto definitivo, presenti tutti i soggetti interessati, Soprintendenza inclusa. I progetti sono stati approvati con precisazioni (molte: 250, non è stato un esame superficiale). È chiaro che il progetto esecutivo dovrà accoglierle tutte (o dimostrare che non possono essere accolte: ma non sarà necessario). Il progetto finale sarà sottoposto in particolare allapprovazione di due soggetti fondamentali: il Comune, che è il proprietario delle strade, il patrimonio su cui si interviene; e appunto la Soprintendenza, ma sulla base delle precisazioni già presentate, non su altro». Dunque il passaggio in Strada Maggiore è acquisito? Non si tornerà indietro? «Certo, neanche la Soprintendenza ha mostrato di volere rimettere in discussione in percorso. Anche perché quel tracciato ha una storia lunga, faceva già parte del Prg 1985, poi del progetto di tramvia del 90, il piano Husler, ed anche del piano per il tram su gomma di Guazzaloca. Su quel percorso sono state condotte tutte le istruttorie necessarie, compreso il passaggio ministeriale al Cipe. Per tornare indietro ci vorrebbe un fatto completamente nuovo, non previsto né francamente prevedibile». Il sistema scelto non nasce già tecnologicamente vecchio? «Sul piano tecnologico questo progetto sconta un peccato originale: aver pensato a un mezzo che fosse sostitutivo del tram, pur circolando su gomma. Unidea del tutto sbagliata. Il mezzo che avremo è un filobus, e non poteva essere altro. Sconterà tutti i problemi e avrà tutte le potenzialità di un filobus. Se cè uninadeguatezza tecnologica, è insita nel progetto originario. Ma stiamo tentando, e lo faremo, di spostare quellimpostazione. Il nostro obiettivo non è avere un surrogato del tram, ma un filobus di ultima generazione, ad alta tecnologia». Un po troppo alta, magari? Il sistema di guida vincolante non è un po sprecato, visto che comunque si tratterà sempre di un mezzo a guida manuale? «La tecnologia è unopzione in più da sfruttare. La guida vincolante non è la soluzione a tutti i problemi, ma non è un elemento negativo in sé. Può essere sfruttato per migliorare la guida in linea, nei tratti di corsia riservata sufficientemente lunghi; e soprattutto servirà per laccostamento alle piattaforme delle fermate, garantendo quella precisione, manualmente impensabile, che consentirà di caricare i passeggeri "a raso", con grande risparmio di tempo alla fermata specialmente nel caso di viaggiatori con difficoltà motorie». Per qualche secondo di mano alle fermate era proprio necessario ribaltare le strade della città? «Bisogna vedere quanti pesi mettiamo sul piatto della bilancia. Non cè solo la velocità commerciale in gioco. Impiantare la traccia per il Civis ci offre una grande opportunità: rifare 19 chilometri delle nostre strade, e lascio a voi valutare quanto ne abbiano bisogno. Dovremmo farlo comunque, anche senza filobus, come è successo per via Santo Stefano, ad esempio. Le strade a un certo punto bisogna rifarle, in profondità intendo; molte delle nostre pavimentazioni hanno ventanni di anzianità. Rifarle con tutti gli annessi. I marciapiedi ad esempio: qualcuno sa spiegarmi (anche se chissà perché su queste cose nessuno protesta) perché lungo via Rizzoli, che ha il selciato in pietra, debbano esserci marciapiedi in asfalto? Non ha senso. Lo stesso vale per lilluminazione, per i semafori: possiamo rimettere ordine. Per non parlare del canale di Reno che non tiene più, massimo fra tre o quattro anni dovremmo comunque intervenire. Abbiamo unopportunità straordinaria: intervenire dovè necessario, approfittando del fatto che tutto questo lo paga il filobus. Inoltre, sarà anche loccasione per portare lintera rete filoviaria da 600 a 750 Volt, standard europeo che garantisce più efficienza, più autonomia e qualche servizio in più come laria condizionata che ormai non è più in optional nei servizi di trasporto pubblico». I tempi soprattutto preoccupano i cittadini e i residenti lungo il percorso. «Il contratto prevede 1050 giorni di lavoro: suppergiù tre anni. Chiaro che operiamo su un terreno molto delicato, nel centro storico, con strade strette che ci costringeranno a chiusure integrali, condizione fortemente vincolante perché occorre programmare i cantieri nel periodo estivo, di minor pressione, e pensare a un gioco di incastri che non paralizzi la città. Chiaro che in questo modo anche un piccolo ritardo può essere amplificato e avere ricadute più che proporzionali sui tempi generali di lavoro. Ci organizzeremo al meglio, nessuno però è tenuto a fare limpossibile». A partire da quando? Se non riuscirete questa estate, par di capire, bisognerà saltare direttamente a quella del 2009. «Sulle parti meno problematiche, apriremo i cantieri entro lestate. Dove invece intervengono pareri di terzi, dobbiamo aspettarli. Non si può partire senza il via libera della Soprintendenza, spero che nessuno pensi il contrario. Che riusciamo a farcela per questa estate, o per la successiva, dipenderà molto dalla qualità del progetto: se sarà un progetto buono, lesame sarà rapido. Se non lo fosse, del resto, il Comune per primo lo fermerebbe. Ma non ci sono scorciatoie, e se qualcuno ci stesse pensando se lo tolga dalla testa».Alcune domande inviate dai nostri lettori. Strada Maggiore sarà parzialmente o totalmente asfaltata? «È tutto chiaro nel progetto. Strada Maggiore, come San Vitale o San Felice o Ugo Bassi, ospiterà una corsia di 3,50 metri per il transito del nuovo servizio pubblico, in asfalto di tipo particolare; il resto, compresi i marciapiedi, sarà in pietra naturale. Alla fin della fiera, il rapporto asfalto-pietra cambierà in modo radicale a favore della pietra. Il colore, su cui si sono appuntate alcune critiche, sarà valutato da chi deve farlo. Il rosso era solo nei disegni». Via Irnerio: cè preoccupazione per la doppia corsia che produrrebbe la perdita di posteggi e per laccesso al parcheggio di piazza VIII Agosto. «È uno dei temi a cui il progetto esecutivo dovrà rispondere. La soluzione ipotizzata non è di due corsie preferenziali continue, i cui contraccolpi negativi sarebbero in effetti superiori ai benefici, ma di corsie riservate sono allapproccio agli incroci, per consentire la precedenza al semaforo. In questo modo non dovrebbero esserci sacrifici pesanti per sosta e accessi». Bologna avrà tre sistemi diversi di trasporto: People Mover, Civis, Metrotramvia: non significa un aggravio di costi in termini di manutenzione, magazzini eccetera? «Io dividerei lo schema della mobilità cittadina prossima ventura in un altro modo. Bologna avrà tre livelli di trasporto: il ferro, cioè il sistema ferroviario metropolitano; la gomma, ovvero il complesso filobus-autobus; e il metrotram. Il People Mover è un sistema a sé stante, non fa parte a pieno titolo della rete». Non sembra crederci molto, assessore... «Il People Mover lho inventato, devo crederci per forza. Ma risponde allesigenza specifica del collegamento stazione-aeroporto, e a una clientela specifica disposta a sostenere costi più alti. Non avrebbe avuto senso portare il metrò al Marconi, con meno di duemila personeora. Ma è unesigenza specifica e di qualità che andava accolta con una soluzione specifica. Che ci sia poi una fermata al Lazzaretto, visto che si passa di là, è inevitabile, ma non ne fa una parte del sistema integrato di trasporto vero e proprio. Insomma, avremo una sola modalità in più di quelle che abbiamo già ora. In ogni caso, la tecnologia non si sceglie perché è bella o brutta, di destra o di sinistra, ma perché risolve un problema. Sulle direttrici in cui ho seimila personeora per direzione da trasportare, non potrò mai farcela con un filobus, ci vuole un mezzo che vada sottoterra. Se vuoi rispondere a quella richiesta, è lunica strada. Altrimenti rinunci del tutto». Come riuscirete ad armonizzare le fermate con larchitettura del centro storico? La Soprintendenza ha dato istruzioni su questo? «Ci sono già fermate dei bus in centro storico, in linea di massima saranno confermate, se poi cè qualche esigenza particolare non ci imputeremo per cinquanta metri più su o più giù. Ma sinceramente non capisco questa preoccupazione estetica, mi pare largamente esagerata. Abbiamo già un centro storico pieno di oggetti incongrui, e le fermate del Civis saranno solo una piattaforma alta 27 centimetri con una palina per il cartello, e difficile pensare che siano una minaccia così unica e così grande per lestetica della città. Del resto un po di esperienza sul modo di rispettare il centro storico lavremo pur maturata...». Ma il Civis, bisognava farlo per forza? Anche a lei non piaceva. Quanto sarebbe costato rinunciare? «Molto. Penale del 10 per cento sullimporto dei lavori, e fanno 146 milioni di euro, più quelli dei cantieri aperti, altri 40. Poi, i danni: le spese già sostenute per progetti e prototipi, il mancato guadagno delle imprese appaltatrici. Infine, avremmo dovuto rinunciare ai 109 milioni di euro di contributo ministeriale, quelli che ora ci consentono la grande occasione della risistemazione delle nostre strade. Bisogna che ci rendiamo conto che ormai, a Roma, Bologna è una barzelletta: siamo quelli che allultimo momento cambiano sempre idea, che non portano mai fino in fondo un progetto. Allora io penso che, tra un progetto che non ci convince completamente e nessun progetto, si debba comunque scegliere di fare, di affrontare il problema. Ho fatto la stessa scelta per la tangenziale: se ne è discusso fin dai tempi di Imbeni, cercando ogni volta "una soluzione migliore". Anchio forse ne avevo una migliore, ma ho scelto comunque di andare avanti, altrimenti nel 2015 saremmo ancora stati lì a cercare». Anche per il Civis, in linea teorica, ci sarebbero state soluzioni migliori? «Il gran dibattito del 2000-2003 sul Civis era tra chi pensava al tram vero e proprio, e chi invece al tram su gomma. Io avrei scelto un tram vero e proprio. Ma non si può far finta di non sapere che un tram è molto più invasivo in fase di costruzione. Un metro e mezzo di scavo rispetto a 40 centimetri, tutte le condutture da spostare, il rischio archeologico... Non basterebbe più chiudere un pezzo di strada per due o tre mesi». Quanto ci rimetterà Atc per la chiusura delle strade? «Ci sarà un costo, ma questo vale per qualsiasi rifacimento, Civis o non Civis. È stato così anche per via Santo Stefano. Non credo siano costi insostenibili. La sospensione delle linee la risentiranno di più gli utenti». Si arriverà a un referendum? «No. Non avrei problemi ad affrontare un voto, ma nel nostro ordinamento è impossibile. Lo Statuto comunale esclude referendum su opere in corso. Più in generale, io credo che chi amministra, eletto democraticamente, debba assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di come le motiva: è lunica cosa su cui sono daccordo con Veltroni. Di quella responsabilità fa parte anche la scelta di fermarsi, se ci si accorge che il progetto non è buono; mai però solo per paura di una discussione un po più tesa del solito». Non crede che i cittadini non siano stati bene informati su questo progetto? «Cè stata poco coinvolgimento e ce nè ancora. Ci sono miti sul Civis che non ho mai capito come abbiano potuto nascere. Leggo di allarmi per i palazzi del centro in conseguenza dellimpianto dei fili elettrici della linea: ma già ci sono, i fili dei filobus, e nessuno ha mai protestato... Vogliamo anche togliere lilluminazione pubblica, per caso? O alzare dei tralicci in strada per non avere un chiodo piantato in un palazzo storico?». Come saranno protetti gli itinerari preferenziali del Civis? «Il progetto prevede nove telecamere. Ma io penso che debbano e possano essere molte di più, fino a coprire tutto il percorso. Chiaro che cè un problema di costi, di attrezzature, di sorveglianza: ma la tendenza per quel che mi riguarda è questa. Se dobbiamo ribaltare le strade per un sistema desinato ad essere sabotato dalle infrazioni di qualcuno, allora è meglio non partire neppure». (a cura di Michele Smargiassi)