Qualche tempo fa il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, a chi gli faceva rilevare la scarsa sensibilità del Comune per la cultura rispondeva seccamente: «Io non mi occupo delleffimero. Guardo con interesse solo alle istituzioni culturali permanenti e radicate nel tessuto cittadino». Una secca smentita allaffermazione di De Luca sono le condizioni logistiche in cui versa una prestigiosa e quasi secolare istituzione, la Società Salernitana di Storia Patria, che certo effimera non è e che conta centinaia di iscritti. Eppure essa è priva di una sede stabile e viene letteralmente ignorata dagli enti locali. Oggi, presso il liceo "Tasso" di Salerno, alle ore 17, si svolge lassemblea annuale della Società articolata in tre momenti particolarmente significativi: la presentazione del numero 48 della "Rassegna Storica Salernitana", organo e fiore allocchiello della Società, affidata a Maria Galante, preside della facoltà di Lettere dellUniversità di Salerno; una lezione di Giuseppe Galasso, accademico dei Lincei su "Federico II: aspetti della sua politica nel Regno di Sicilia"; una laudatio, affidata a Paola Volpe, di Italo Gallo, presidente uscente della Società. La storia dellistituzione comincia negli anni successivi alla prima guerra mondiale, si arresta alla fine degli anni Sessanta, per riprendere nel 1984. Le sue pubblicazioni periodiche sono prima l"Archivio Storico per la Provincia di Salerno"(dal 1921 al 1935), quindi la "Rassegna Storica Salernitana"(dal 1937 ad oggi). Scorrere alcuni tra i nomi più significativi dei collaboratori significa disporre già, ad un primo livello di approssimazione, della storia di una città che è riuscita sicuramente, nel corso del Novecento, grazie anche allopera della Storia Patria, ad affermarsi come il secondo polo culturale della regione dopo Napoli. Sulle riviste della Società Salernitana di Storia Patria hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche epigrafisti come Matteo Della Corte, storici economici come Corrado Barbagallo, Domenico Demarco, Luigi De Rosa, un grande maestro dellarchivistica come Leopoldo Cassese, archeologi come Mario Napoli e Venturino Panebianco, giuristi del calibro di Romulado Trifone, punti di riferimento della storiografia italiana ed europea come Nicola Acocella, lo studioso della Scuola Medica Salernitana Paul Oskar Kristeller, e poi ancora Ernesto Pontieri, Ruggero Moscati, Pasquale Villani. Il rilancio della Società in anni più recenti, a partire dal 1984, è dovuto ad Italo Gallo. Grecista e papirologo, uno dei maggiori studiosi mondiali di Plutarco; modello di dedizione alla didattica severa e di altissimo profilo, prima attraverso linsegnamento nel maggiore liceo cittadino, il "Tasso", dove si sono formati il fior fiore dei professionisti e della classi dirigenti locali e nazionali, quindi nelle Università di Napoli e di Salerno; esponente di punta di una cultura cittadina di provincia, ma mai provinciale, capace di dialogare, attraverso il rigore della ricerca, con istituzioni internazionali; infaticabile organizzatore e sollecitatore del lavoro di giovani studiosi che hanno offerto contributi di primo piano alla ricerca storica: Gallo è stato la mente, lanima e il braccio della Società Salernitana di Storia Patria. Memoria storica del Mezzogiorno, di Salerno e della sua provincia, attraverso la scoperta e la messa in valore di fonti e documenti inediti; straordinario laboratorio per la formazione di studiosi; sede per trasmettere un nuovo modo di leggere la storia locale, ereditando il meglio della tradizione erudita, ma, al tempo stesso, valorizzando, sulla base di indagini rigorose, lapertura al dibattito critico internazionale; capacità di intervenire sul rapporto tra passato e presente e sulle questioni di bruciante attualità per la vita economica, sociale, civile, culturale di Salerno e della sua provincia: sono queste le funzioni svolte e che dovrà continuare a svolgere la Società Salernitana di Storia Patria. Radicandosi di più e meglio nella città, anche attraverso un dialogo più fecondo con le istituzioni.