Idraulico di professione, tombarolo e ricettatore secondo i carabinieri. Ma anche «appassionatissimo di archeologia» secondo quanto lui stesso, un cinquantenne residente ad Ardea, ha ammesso durante larresto laltra sera. In casa luomo nascondeva cinque scatoloni zeppi di reperti di origine etrusca risalenti al VI secolo a.C.. Tutto custodito dentro armadi e cassetti e catalogato pezzo per pezzo. Vasi, anfore, statuette, calici, monili, «tutti oggetti dal valore cospicuo», secondo Francesco Di Mario, larcheologo che ha effettuato la perizia. I reperti, presumibilmente provenienti dalla Toscana e dallalto Lazio, finiranno nel museo archeologico di Nepi. Dopo larresto, con i carabinieri della compagnia di Anzio diretta da Antonio Marinucci, lidraulico con la passione delle antichità si è premurato: «Capitano, fate in modo che questa roba venga sistemata per bene, in teche eleganti. Possibilmente in un museo importante». Giuseppe «o maestro», cinquantanni, napoletano, altri precedenti per ricettazione, è una specie di celebrità tra i tombaroli del litorale. Dove è conosciuto per la sua preparazione storica e per labilità con cui si dedica al restauro dei pezzi. Più che per le conseguenze dellarresto, laltra sera è parso preoccupato per come venivano imballate le «sue» anticaglie. «Marescia, mi raccomando, fate con cautela, questa è roba delicatissima, che si rompe facilmente», ha detto a Filippo Landi, il comandante della stazione di Ardea che lo ha ammanettato.