Gli italiani spesso si consolano dessere in una sorta di stand by culturale e artistico con il dato, accettato come dovuto luogo comune, che da loro è conservato (proprio conservato!?) il 70 del patrimonio culturale mondiale. Questo dato ovviamente non è autentico, manca duna valutazione attuale, ma proviene da una diceria che aveva innegabilmente senso allinizio del ventesimo secolo, quando un fondo oro senese di media qualità valeva dieci quadri di Monet, quando non si stimava il valore del Taj Mahal o delle piramidi Maya, quando non cerano ancora i musei della modernità. Per quanto il dato sia quindi di fantasia rimane pur sempre certo che da noi, qui sulla penisola, è depositato una gran parte del patrimonio culturale dellumanità. La storia amministrativa e la conservazione di tutto questo bene merita una riflessione. Lo chiamiamo "italiano" ma proviene in realtà da varie origini. In primis deriva dallinfinito patrimonio legato al culto, cioè dalle chiese, dove in parte e per fortuna si trova tuttora, dai monasteri, dai conventi e dalle congregazioni. Poi dal mondo laico, il quale si divide in due rami ben distinti. Gli Stati anteriori allUnità, una volta aboliti, videro cumulare il loro demanio in un unico demanio centrale dopo il 1861 e soprattutto dopo Porta Pia. Il che formò un ammasso di cose e di case che provenivano sia dai musei già esistenti che dai palazzi dei poteri aboliti. Gli Uffizi, Brera o il Museo dellAccademia di Venezia rimasero sostanzialmente intatti, anzi lentamente incrementarono te loro raccolte. I Palazzi del Granduca di Toscana, quelli del re di Napoli o del duca di Modena o di Parma confluirono nel Tesoro e i mobili si misero a migrare per arredare lo Stato nuovo, compreso il Quirinale che il papa aveva ben pensato di sguarnire prima di lasciarlo. Ci vollero ben trentanni prima che si formasse una coscienza di conservazione unitaria che fosse in grado di recepire la tradizione già esistente di preservazione e garanzia nelle singole aree. In questi giorni a Ferrara si può visitare una bella mostra, già recensita su queste pagine, su Corrado Ricci che.fu il primo sperimentatore di un sistema di conservazione ravennate nel 1898. Dieci anni dopo, nel 1907, fu promulgata la prima legge di tutela che delineava le soprintendenze, la quali iniziarono la toro complicata esistenza nel 1908. Compiono quindi centanni e meritano tutti gli auguri del caso. Il terzo cespite del patrimonio artistico era quello che oggi si chiama privato, quello cioè che era costituito dalle ville della nobiltà storica, con i loro contenuti e dalle collezioni che la borghesia esordiente si stava esercitando a costituire. Su quel tesoro infinito fece man bassa il mercato internazionale, sotto la bacchetta magica del grande Bernard Berenson (la faccio breve e sintetica!). I Morgan, i Gardner, i Duveen, trovarono una I. talia Unita che era un po come una grande India da spolpare. A buoi scappati si decise di chiudere la stalla e nel 1939 fu promulgata la prima legge di tutela che offrì alle Soprintendenze ormai mature uno strumento di vincolo. Infine, negli anni70, fu inventato il Ministero dei Beni Culturali e tutto prese la forme che ha nella sostanza ancora oggi, ovviamente in quel disinteresse generale che fa sì che proprio in questi giorni gli oltre centoquaranta marchi partitici che spresentano alle elezioni di tutto promettono fuorché un programma sulla nostra eredità culturale. Buon compleanno alle Soprintendenze! Ma consoliamoci, il patrimonio cè ancora, anche fra i privati. Chi avesse voglia dun viaggio a Gorizia, dopo la caduta del nostro muro con lEst, potrà visitare in questi giorni una bellissima mostra sullarte veneta del Settecento, integralmente fatta con dipinti di provenienza privata, e finanziata con mezzi privati di banche locali, con alcune opere raramente viste. Il pubblico e il privato esistono davvero, il patrimonio ecclesiale pure. I restauri sono spesso eccellenti. Manca solo una sensibilità trasversale e nazionale sullargomento. È per questo che scriviamo.
BENI CULTURALI - AGORA'-"IN ITALIA IL 70 DEL PATRIMONIO CULTURALE MONDIALE". O NO?
L'articolo discute il patrimonio culturale italiano, che è spesso considerato come un dato di fatto, ma che in realtà è di fantasia. Il patrimonio italiano è depositato in gran parte in musei e collezioni private, ma la sua storia amministrativa e la sua conservazione sono complesse e variegate. L'articolo descrive come il patrimonio culturale sia stato accumulato nel corso dei secoli, grazie alle donazioni di nobili e borghesi, e come sia stato protetto e conservato attraverso la creazione di istituzioni come le Soprintendenze e il Ministero dei Beni Culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo