Per le associazioni di volontariato intenzionate a utilizzare i propri volontari al servizio di musei, siti archeologici, istituzioni culturali che fanno capo allamministrazione statale è indispensabile stipulare una convenzione. Essa, come tutte le convenzioni, stabilisce regole e chiarisce alcuni problemi. Ma, a volte, ne apre altri, soprattutto quando non viene osservata in tutti i dettagli. «Il volontariato è una risorsa preziosa per le istituzioni pubbliche - dice Anna Maria Buzzi, dirigente generale del ministero dei Beni e delle attività culturali -. Ma la legge Ronchey (numero 4 del 1993, ndr) disciplina il rapporto riconoscendo il ruolo fondamentale delle associazioni. Questo significa che non è previsto unvolontariato individuale: sono le associazioni a dover garantire la serietà e la professionalità dei volontari che entrano nei musei e losservanza delle regole». La convenzione deve essere firmata con un singolo ente da unorganizzazione alla quale si richiede di essere iscritta al Registro regionale del volontariato e di avere finalità culturali. Laccordo ha sempre una data di scadenza, sia che si tratti di un progetto specifico sia che si tratti dello svolgimento di un servizio. In questo caso, in genere dura 12 mesi ed è rinnovabile. Nel sito internet del Ministero (www.beniculturali.it) si trova il testo di una convenzione-tipo. Da parte sua lassociazione si impegna a fornire la propria collaborazione a titolo gratuito e lelenco dei volontari che opereranno nellente, ai quali, quindi, lamministrazione rilascerà il tesserino per entrare e uscire. Lente si impegna a pagare lassicurazione a tutti i volontari e a rimborsare le spese sostenute per le finalità previste nella convenzione. «Ci sono associazioni che non chiedono nessun rimborso - spiega Anna Maria Buzzi e altre che chiedono rimborsi minimi, come labbonamento dellautobus o poco altro. Cè dunque un onere per lente, ma non tale da impedire la stipula di una convenzione». Purtroppo, però le cose non vanno sempre come dovrebbero. Un esempio è portato da Alberica Trivulzio, presidente del Vami (Volontari associati per i musei italiani), unassociazione presente in sette musei milanesi, nel Museo Baruffi di Varese e nella Galleria Borghese di Roma. «In alcuni casi - afferma - le convenzioni non vengono rispettate. La Pinacoteca di Brera e la Galleria Borghese da quattro anni non pagano le assicurazioni dei volontari, per cui siamo costretti a pagarle noi. Che, peraltro, abbiamo già altre spese, per esempio per la pubblicazione del materiale didattico». La convenzione, poi, stabilisce con esattezza gli obiettivi e le mansioni dei volontari. Cè sempre, in questi casi, il pericolo che la loro presenza possa diventare sostitutiva del lavoro dipendente: anche per questo, il numero degli operatori volontari non può superare, in genere, quello dei lavoratori dipendenti in servizio, e la convenzione deve ottenere lapprovazione dai sindacati. Lassociazione si impegnaa concordare con i responsabili delle strutture i piani di lavoro, le attività e i servizi, e periodicamente farà una relazione sul lavoro svolto e sullandamento del progetto. Lamministrazione, a sua volta, può rilasciare, su richiesta, attestati relativi allattività dei singoli volontari. Insomma, la convenzione aiuta a stabilire rapporti chiari, ma certo non può risolvere tutto. Ci sono sempre fattori soggettivi che hanno grande peso. E se un ente non è soddisfatto della presenza dei volontari può sempre non rinnovare la convenzione, mentre se da parte di chi guida listituzione non cè disponibilità, per lassociazione tutto diventa più difficile. «Non tutti i direttori - racconta Alberica Trivulzio - apprezzano la presenza dei volontari nei musei, soprattutto di fronte ad alcuni progetti che ci rendono "ingombranti". Noi, per esempio, ci occupiamo dei servizi per i non vedenti, ai quali proponiamo percorsi nei musei, e dellaccoglienza dei disabili. E mentre, per citare uno dei siti in cui siamo presenti, la Galleria Borghese ci facilita in tutto, altri non ci sostengono per niente; anzi, ci ostacolano».
BENI CULTURALI - Si fa cultura per convenzione
Il volontariato è una risorsa preziosa per le istituzioni pubbliche, ma la legge Ronchey disciplina il rapporto tra le associazioni di volontariato e le istituzioni culturali. Le associazioni devono stipulare una convenzione con l'amministrazione statale per utilizzare i propri volontari. La convenzione stabilisce regole e chiarisce problemi, ma può aprire altri. Il volontariato è un onere per l'ente, ma non è tale da impedire la stipula di una convenzione. Tuttavia, le convenzioni non vengono sempre rispettate, e ciò può causare problemi per le associazioni.
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