Pensare Roma senza i suoi tesori di storia e cultura non è possibile. Per questo motivo lamministrazione dei beni culturali è uno dei nodi cruciali che la prossima giunta comunale sarà chiamata a sciogliere. Non si tratta, infatti, solo di prendersi cura degli elementi di identità della città e dei suoi abitanti ma anche di gestire una risorsa economica. Lalternativa secca tra «tutela» e «valorizzazione» è sterile. I beni culturali possono perire sia per eccesso di tutela che per eccesso di valorizzazione, di «mercato» e conseguenti consumi di massa. Le due istanze si possono ben coniugare come è accaduto con il restauro della statua del Marco Aurelio in Campidoglio. Ma possono essere interpretate in termini conflittuali come per il palazzetto di Canevari nei pressi di largo Santa Susanna già sede del Servizio Geologico Nazionale. In questo caso sembra che non ci possa essere alternativa tra la vendita e la perdita di controllo sul destino della costruzione e labbandono in una condizione di degrado o di restauro improduttivo. Ma non è così. Il rapporto tra pubblico e privato è maturato e ha fatto molti passi avanti. Ma siamo ancora esterrefatti da come sia stato possibile permettere una pubblicità tanto invadente e chiassosa sulla facciata in restauro della chiesa della Trinità dei Monti. I cittadini son diventati più consapevoli e partecipano volentieri alle iniziative di «adozione» dei monumenti e formano comitati. Sono felici dellafflusso di turisti e visitatori ma sembra loro eccessivo consegnare interi rioni ai venditori di souvenir e pizza al taglio. Ed è sempre più necessario valutare, insieme ai benefici evidenti, i costi in termini di uso delle strutture e del territorio che questo afflusso turistico - e in queste dimensioni - comporta. La scena è animata ma occorre guardare ancora avanti. Per questo capita a proposito «I beni culturali e il paesaggio», un libro di Francesca Bottari e Fabio Pizzicannella che, per Zanichelli, propone un testo accessibile a tutti sulle leggi, la storia e la responsabilità nella gestione dei beni culturali. Vi si afferma tra laltro che «lefficacia di ogni rimedio dipende da quanto le comunità umane si sentano degne e onorate di abitare il proprio patrimonio».