Il Tar vince, il Tar perde: normale. Non finisce nella polvere quando è smentito in appello. Non va issato sul trono della legalità amministrativa quando le sue sentenze sono confermate. Per il Consiglio di Stato, il discorso è simile e insieme diverso. È una magistratura d'appello, centrale e unica: non regionale come il Tar della Sardegna. Si esprime in secondo grado e più raramente e difficilmente i suoi verdetti possono essere ribaltati: comunque solo dalla Corte costituzionale. La sua decisione di bloccare la ripresa dei lavori a Tuvixeddu, con un intervento d'urgenza che gli esperti precisano essere davvero rarissimo se non straordinario nei tempi accelerati, non è una sconfessione del Tar, che l'aveva autorizzata contro la Regione. Il pronunciamento di merito è impregiudicato. Potrà essere favorevole o contrario al ricorso generale della Regione. Ma lo stop decretato significa comunque che il collegio d'appello non ha ritenuto infondato il ricorso regionale: riservandosi il decisivo pronunciamento di merito. La miglior certezza del diritto è la sua incertezza: fin quando non si esprima la Consulta. Bisogna ricordarlo sempre, senza abbandonarsi a grotteschi trionfalismi quando si ottiene un verdetto favorevole non definitivo, né scagliare invettive contro gli antagonisti per il pollice verso, provvisorio e appellabile. Ricordiamo tutti quante volte la destra ha scompostamente parlato di "giustizia ristabilita", di "democrazia salvata dal golpe", quando le è stata data ragione. Salvo poi vedersi sconfessata con la coda tra le gambe, deragliando in pesanti e inauditi apprezzamenti contro i giudici d'appello. È la mancanza di cultura della legalità e di rispetto verso le varie magistrature che anima pulsioni intollerabili e reazioni sgangherate. Non diremo, perché non lo pensiamo, che il Tar sia stato ridimensionato o delegittimato. Va tuttavia affermato, non in linea di principio ma desumendolo da diverse sentenze di secondo grado, che non è affatto la bocca della verità giuridico-amministrativa. È incorso negli ultimi mesi in diverse sconfessioni, qualcuna proprio bruciante. Alcune su materie cruciali. Per restare ai tempi recenti, va segnalato il verdetto contrario del Consiglio di Stato dello scorso agosto, che ne aveva contraddetto il parere contro la retroattività delle tariffe per le gestioni idriche di Abbanoa. Ben più seria la censura sul referendum per il Piano paesaggistico regionale. Il Tar l'aveva dichiarato ammissibile, ribaltando forse davvero incautamente e oltre le proprie competenze, il parere opposto dell'Ufficio regionale. Alcuni giuristi avevano subito obbiettato che il Tar avesse proprio esondato. Perché l'Ufficio del referendum è composto da presidenti di sezione di Corte d'appello, Tribunale, Corte dei conti e dello stesso Tar. Ovvero, una "formazione multidisciplinare" di alto grado e dottrina che non poteva essere subordinata al Tar. Le grida di giubilo della destra erano suonate, oltre che improvvide e premature, come una grave mancanza di rispetto a un collegio qualificato. E infatti il Consiglio di Stato ha ritenuto valido il suo responso e rigettato quello del Tar. Nello stesso senso si è poi espresso, con motivazioni perentorie, il Tribunale di Cagliari prima con verdetto del giudice monocratico e poi, per ulteriore reclamo dei referendari, con verdetto dell'intero collegio: composto da magistrati fra i più prestigiosi. Subito dopo, e su materia diversa, lo stesso Consiglio ha bocciato il Tar Sardegna, che aveva autorizzato la prosecuzione dei lavori di un ipermercato a Sassari: bloccati dalla Regione. La magistratura d'appello ha cassato la revoca e dichiarato legittimo il ricorso regionale. Ora arriva questa sospensione parziale per Tuvixeddu. Non pregiudica il giudizio di merito. Dunque nessuno può forzarne l'interpretazione: bisogna restare in rispettosa e prudente attesa. Si può solo rilevare che anche sul verdetto a proposito del Ppr, il Consiglio di Stato aveva assunto come fonti significative il Codice Urbani e la normativa europea: richiamate anche nel ricorso per Tuvixeddu. Del resto, lo stesso Tar Sardegna, a proposito della legge salvacoste, aveva rigettato alcune norme non fondamentali. Ma difendendo l'impianto generale del provvedimento, la sua complessità nella fondamentale tutela dell'ambiente. Non c'è nessuna morale da forzare, dettata dalla sequenza di go-and-stop tra Tar e Consiglio di Stato. Il diritto non è una scienza matematica esatta, le norme sono subordinate a interpretazioni di diversa dottrina e sensibilità: benché infine conti quella dell'istanza superiore. E tuttavia i frequenti rigetti di verdetti anche clamorosi e molto, forse troppo allargati, potrebbe consigliare una riflessione ai giudici amministrativi. Lo sconcerto per ribaltamenti su materie di grande interesse generale non concorre alla credibilità comunque dovuta ai verdetti: in un senso e nell'altro.
SARDEGNA - Né pollice verso né trionfalismi ma il Tar sardo non è infallibile bocca della verità: censure dure su Ppr e altro, ora su Tuvixeddu
Il Consiglio di Stato ha bloccato i lavori a Tuvixeddu, un comune sardo, con un intervento d'urgenza che è stato considerato straordinario. Il Tar, un tribunale regionale, aveva autorizzato i lavori, ma il Consiglio di Stato ha deciso di sospenderli. La decisione non è una sconfessione del Tar, ma piuttosto un blocco del processo. Il Consiglio di Stato ha riservato il decisivo pronunciamento di merito, che potrà essere favorevole o contrario al ricorso generale della Regione. La decisione è stata considerata bruciante e inaudita dalla destra, che ha scompostamente parlato di "giustizia ristabilita" e "democrazia salvata dal golpe".
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