La partita giudiziaria su Tuvixeddu è ancora aperta, ma la Regione incassa il primo sì dal Consiglio di Stato. Con un provvedimento d'urgenza, l'organo di appello della giustizia amministrativa ha bloccato i lavori dell'impresa Cocco nel cantiere di Sant'Avendrace, a tutela del vincolo paesaggistico del colle. Per ora, quindi, punto e a capo. Le ruspe che dopo la sentenza del Tar (un mese fa), avevano ripreso a cigolare a due passi dalle tombe dovranno fermarsi. Si tratta di un'area dove è prevista la realizzazione di una palazzina. Un'area dove sono presenti tombe monumentali di epoca romana. La stessa dove sono venute alla luce decine di tombe lungo il costone roccioso, nel punto che la stessa Regione aveva immaginato come uno degli ingressi al futuro parco archeologico di Tuvixeddu. Il Consiglio di Stato è intervenuto su richiesta degli avvocati della Regione - Cerulli Irelli, Contu e Carrozza - con un provvedimento di somma urgenza, concesso nel giro di poche ore in considerazione della gravità dei fatti. Gravità che la Regione aveva messo in evidenza nell'istanza presentata qualche giorno fa: «L'impresa controinteressata Cocco Raimondo Srl sta realizzando, proprio davanti alle grotte, derivanti da antichi insediamenti rupestri (assimilabili ai "sassi" di Matera), rinvenute nell'area, opere in cemento armato che coprono gli inestimabili reperti archeologici e che renderanno pressoché impossibile, tra pochi giorni, un accettabile ripristino dello stato dei luoghi, necessario per la tutela della zona sottoposta a vincolo paesaggistico, sulla cui legittimità la sezione è chiamata a decidere». Un nuovo episodio della telenovela sulla necropoli fenicio-punica più importante del Mediterraneo. Tra colpi di scena in carta bollata: un mese fa il Tribunale amministrativo regionale aveva annullato i vincoli imposti dalla Regione che, opponendosi al progetto di cementificazione intorno all'area archeologica, aveva fermato i lavori. Il Tar aveva accolto il ricorso presentato dal Comune, da Coimpresa e dall'impresa Cocco. Una sentenza che ha dato il via alle annunciate contromosse della Regione. Cento pagine per contestare punto per punto tutte le motivazioni che il Tar adduceva per giustificare la ripresa dei lavori. Quattro i nodi essenziali del ricorso. Intanto l'obiezione di diritto riguardo il modo con il quale la Regione ha nominato la commissione tutela paesaggio. Secondo gli avvocati tutto regolare: il potere di nomina in capo alla Giunta è possibile in base alla legge del 1989 che disciplina le commissioni provinciali. Mentre per la composizione, la norma è quella prevista dal codice Urbani. Altro punto cruciale, l'ampliamento del vincolo a tutta l'area che circonda il colle. Una contestazione di merito per giustificare la decisione di allargare i vincoli già previsti per l'area ristretta alle tombe fenicio-puniche. Secondo il Tribunale amministrativo il paesaggio risultava già urbanizzato e trasformato in maniera tale da rendere inutile l'allargamento dei vincoli. La replica della Regione: le recenti demolizioni sul versante di viale Sant'Avendrace hanno evidenziato un punto d'osservazione privilegiato e nuovo sulla necropoli. Una novità valida per appellarsi alla tutela paesaggistica secondo il codice Urbani. Infine la contestazione in merito allo sviamento di potere (ovvero: quando un atto amministrativo è posto in essere per fini privati dal responsabile dell'atto, o quando i fini sono di natura pubblica, ma comunque diversi da quelli espressamente previsti dalla legge), per il coinvolgimento dell'architetto Gilles Clement. A lui era stato affidato il progetto per la valorizzazione dell'area archeologica. Un progetto per cambiare il volto di Tuvixeddu. Ma per la Regione sono tanti i documenti che provano una volontà (risalente almeno al 2005) di intervenire sul colle. La decisione del Consiglio di Stato non si è fatta attendere: «Considerato che ricorrono ragioni di particolare urgenza, accoglie l'istanza e per l'effetto fissa la trattazione in sede collegiale della domanda cautelare per la camera di consiglio del giorno 1 aprile 2008». E se la Regione opta per una scaramantica nota istituzionale priva di commenti, chi non nasconde la propria soddisfazione è Legambiente. Qualche giorno fa gli ambientalisti avevano organizzato un sit-in di fronte al cantiere dell'impresa Cocco in viale Sant'Avendrace. «Siamo soddisfatti di questo primo passo», commenta a caldo il presidente Vincenzo Tiana. «Si tratta di una decisione che segue un'intensa campagna di sensibilizzazione che da tempo portiamo avanti». Non priva di note polemiche con lo stesso soprintendente ai Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano, Giovanni Azzena. Uno scambio di opinioni che alla luce della decisione del Consiglio di Stato rende merito alle posizioni degli ambientalisti. Solo qualche giorno fa, Giovani Azzena si affrettava a scrivere: «In riferimento alla nota del 27 febbraio scorso si informa che questo ufficio ha riattivato, in concomitanza con la ripresa dei lavori, la sorveglianza e la documentazione delle attività del cantiere di viale Sant'Avendrace, riaperto dopo la sentenza del Tar Sardegna del 12 febbraio 2008 e il dissequestro operato dalla magistratura il 18 febbraio 2008». Precisando che: «Nessun rischio corrono pertanto le sepolture a camera, aperte sul costone e a lungo utilizzate come abitazioni, che saranno presto ripulite dai cumuli di detriti». Immediata la replica di Legambiente: «Tale testo ci ha sorpreso non poco poiché, pur confermando che nel costone retrostante al cantiere sono emerse numerose sepolture a camera (oltre quella più pregevole dei pesci, spighe e altri fregi), si ritiene comunque, compatibile l'avanzamento dei lavori di costruzione di un palazzo». Alle repliche degli ambientalisti si aggiunge, ora, la decisione del Consiglio di Stato. Che a breve si esprimerà sul merito della vicenda. Nel frattempo, fermi tutti. La posta in gioco per gli interessi in campo è alta. Ma la tutela del sito in via cautelativa, per il momento, risulta prioritaria.
SARDEGNA - Tuvixeddu: fermi tutti, lavori ri-bloccati il Consiglio di Stato accoglie a razzo il ricorso regionale prima del giudizio finale
La Regione ha ottenuto un provvedimento d'urgenza dal Consiglio di Stato che blocca i lavori dell'impresa Cocco nel cantiere di Sant'Avendrace, a tutela del vincolo paesaggistico del colle. La decisione è stata presa su richiesta degli avvocati della Regione e segue un'intensa campagna di sensibilizzazione degli ambientalisti. Il Consiglio di Stato ha bloccato i lavori che coprono gli inestimabili reperti archeologici e renderanno impossibile un accettabile ripristino dello stato dei luoghi. La decisione è stata presa in considerazione della gravità dei fatti e della necessità di tutelare la zona sottoposta a vincolo paesaggistico.
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