In un incontro con i senatori veneri della Casa delle libertà, il ministro dei beni culturali ha annunciato di voler accogliere le indicazioni del consiglio comunale «Il decreto può essere modificato» II ministro Giuliano Urbani è disponibile a cambiare il decreto legislativo di riforma della Biennale, accogliendo le richieste formulate dal consiglio comunale lunedì scorso. Urbani lo ha annunciato ieri nel corso di un incontro con un gruppo di senatori Veneti della Casa delle libertà, ai quali ha ribadito che «l'autonomia della Biennale non è in pericolo», che la "temuta" consulta non è una minaccia all'indipendenza e che il settore pubblico continuerà ad avere il controllo della società. Non solo, ma Urbani ha anche promesso che la Mostra del cinema non lascerà il Lido di Venezia. All'incontro hanno partecipato Giampietro Favaro capogruppo di Forza Italia alla commissione cultura del Senato, Piergiorgio Stiffoni (Lega), Luciano Falcier (Fi), Elisabetta Alberti Casellatì (Fi), Ugo Bergamo (Udc), Paolo Danieli (An). «È stato un confronto sereno - ha detto Ugo Bergamo - Noi abbiamo ribadito la necessità che la Biennale resti autonoma, richiamando il documento uscito dal consiglio comunale, votato da tutti i partiti. E Urbani ha annunciato le sue aperture». Il ministro in particolare si è detto disposto a modificare il testo del decreto per togliere ogni dubbio. Quattro i punti affrontati, a cominciare dalla consulta, vista come una minaccia all'autonomia decisionale del consiglio di amministrazione della nuova fondazione. «Nel termine consulta - ha precisato Urbani - è prevista una facoltà. Sono fermamente orientato a trovare una soluzione perché la consulta sia artistico-scientifica e minata dal consiglio di amministrazione della Biennale. La consulta riguarderà sia le persone che le istituzioni: da chi è composta e cosa deve fare la Biennale lo deciderà il consiglio di amministrazione dell'ente». Anche rispetto alla preoccupazione sulla rappresentanza pubblica (secondo punto), il ministro ha precisato che c'è già una prevalenza degli enti pubblici: attualmente quattro membri rappresentano le istituzioni ed uno il privato. Se i consiglieri saranno sette, rimarrà comunque la predominanza della gestione pubblica, con un rapporto di quattro a tre. «Se per esempio -ha spiegato Urbani - viene costituita una società per il cinema, per l'architettura o per i musei, è prevista comunque la presenza al 51 per cento della Biennale». Terzo punto, l'abolizione del vincolo di mandato per gli amministratori, sul quale il ministro di è detto d'accordo con il consiglio comunale. Infine, la questione dei compiti di vigilanza spettanti al ministero. Urbani ha spiegato che si tratta di un meccanismo previsto per tutte le fondazioni nazionali ma che, per la particolare natura della Biennale, è disposto a inserire nel nuovo testo del decreto, per fugare ogni dubbio, la frase "nel rispetto dell'autonomia decisionale dell'ente". Intanto, però, prosegue il conto alla rovescia per i destini del decreto. La commissione cultura della Camera (che ha solo potere consultivo) ha fissato le date delle audizioni del presidente della Biennale, del sindaco, del presidente della Provincia e del presidente della Regione. Bernabè sarà sentito martedì 9 dicembre, Costa, Busatto e Galan mercoledì 10. Sarà quella l'occasione in cui i protagonisti "passivi" di questa vicende esprimeranno le loro valutazioni. E il parlamentare diessino Andrea Martella, componente della commissione, lancia un chiaro messaggio soprattutto al sindaco: «Mi auguro - dice Martella - che Costa, Busatto e Galan vengano in commissione a presentare una posizione forte e netta di contrarietà al progetto di riforma voluto da Urbani, facendosi portavoce dell'intera comunità veneziana». Ma potrebbe essere una opposizione superata dalle aperture del ministro, atteso a questo punto alla prova dei fatti. Sul fronte della mobilitazione, infine, ieri l'associazione Articolo 21 ha raccolto la proposta lanciata dalla rivista Gulliver di convocare a Venezia gli Stati generali del cinema e dell'audiovisivo. -L'approvazione della legge Gasparri - si legge in una nota rende ancora più. sinistri i tentativi di mettere le mani sul cinema e sulla Biennale. L'idea di un polo unico della Tv e del cinema non è accettabile».