Tutti in lista gli uomini che siedono nei posti chiave Gli assessori e i dirigenti generali legati al candidato Catania cuore del sistema, Leanza e Pistorio i più fedeli Cinquecento assunti senza concorso in una società controllata dalla Provincia etnea Tra i portatori di voti che pesano di più Crocetta e Genovese ----------------------------------------------------------------- «Per favore, non chiamatemi più ras», è sbottato qualche giorno fa Raffaele Lombardo. Ma di certo quella che il leader degli autonomisti si appresta a mettere in pista nella corsa per Palazzo dOrleans è una formidabile macchina da voti. Una macchina spinta da 3.056 eletti, ovvero dallimpressionante numero di parlamentari nazionali e regionali, consiglieri provinciali e comunali che il centrodestra può vantare nellIsola. Se le elezioni fossero un fatto aritmetico, non ci sarebbe gara. Teoricamente, a ciascuno degli eletti basterebbe assicurare 425 preferenze a Lombardo per sollevarlo fino a quota un milione e 300 mila, quella sufficiente - secondo gli sherpa - per assicurarsi la poltrona di presidente. E questa stima non tiene conto del vantaggio che deriva dal fatto che la Cdl, disaggregata e poi ricomposta attorno al nome di Lombardo, ha gestito ininterrottamente la Regione dal 2001 in poi. E che oggi lMpa controlla metà della giunta uscente: la presidenza e due assessorati con Lino Leanza (che del movimento è segretario regionale) e altre due postazioni di governo (Territorio e Autonomie locali) con Rossana Interlandi e Paolo Colianni. Tre big dellMpa che, per inciso, sono anche candidati alle politiche e alle regionali. Il movimento non vanta sindaci di città capoluogo, anche se Leanza e Colianni hanno designato di recente i commissari al Comune di Catania e alle Province di Palermo, Trapani e Agrigento. LMpa ha proprio nellamministrazione regionale e negli enti locali del Catanese i suoi centri di potere. E allora eccola, larma in più dellesercito di Lombardo: la burocrazia e il sottogoverno, attraverso i quali il candidato del centrodestra muove le leve del consenso. Alla Regione, ad esempio, la gran parte dei dirigenti generali fa ancora riferimento a Cuffaro, il più fedele sodale di Lombardo, e lMpa controlla direttamente importanti dipartimenti come Territorio (affidato a Pietro Tolomeo) e Beni culturali, guidato dallex coordinatore palermitano del movimento, Romeo Palma. Ma negli ultimi anni, mentre Lombardo si dedicava alle battaglie dimmagine come la marcia su Roma a favore del Ponte sullo Stretto e lo sciopero della fame contro linquinamento al Petrolchimico di Gela, i suoi uomini - Leanza e il senatore Giovanni Pistorio su tutti - si lanciavano alla conquista di posti chiave negli enti regionali e nelle aziende sanitarie. Il leader dellMpa esercita la sua influenza attraverso alcune postazioni-chiave come la guida dellAsl catanese affidata ad Antonio Scavone o quella dellazienda di Enna, al cui timone cè Francesco Iudica, il cognato di Lombardo. Ma anche il direttore generale dellospedale Gravina di Caltagirone, Carlo Romano, e il direttore sanitario del Garibaldi di Catania, Salvo Giuffrida, sono professionisti vicini al capo dellMpa. I suoi alfieri nel sottogoverno, Lombardo, li ha puntualmente candidati alle elezioni. Marco Forzese, vicepresidente di una storica azienda regionale come lAst corre per le Regionali a Catania. Con lui cè anche Orazio DAntoni, presidente della Sac service, la società di servizi dellaeroporto di Fontanarossa. È in lista per il Senato, sotto le insegne della colomba, cè anche Antonio Fiumefreddo, sovrintendente del teatro Bellini. La longa manus dellMpa va oltre il mondo della sanità. Raggiunge il settore delle cooperative, grazie alla presidenza dellIrcac affidata ad Antonio Carullo. Tocca gli enti parco come quello dellEtna amministrato dal commissario Ettore Foti. Il controllo del territorio diventa capillare, nella provincia etnea. È un uomo di Lombardo Giuseppe Gitto, presidente di Pubbliservizi, la controllata della Provincia che occupa 500 impiegati assunti senza concorso pubblico. Ed è un "fedelissimo" anche Armando Giacalone, figura centrale del sottogoverno catanese, ex segretario generale e oggi (dopo il pensionamento) direttore generale a contratto del Comune, che siede contemporaneamente sulle poltrone di quattro società con capitale pubblico: quella della Sidra (distribuzione idrica), dellAsec (energia), di Multiservizi, che conta complessivamente oltre mille dipendenti, e di Patrimonio e sviluppo, altra controllata che ha invece la gestione degli immobili comunali. Anche Sostare (parcheggi) fa capo a un protegè di don Raffaele, Sebastiano Lombardo (solo un omonimo, stavolta). È in questa ragnatela che si annida il consenso dellautonomista che vuole succedere a Cuffaro, grazie anche alla forza di tre liste che mettono insieme ex notabili (Capitummino, Nicolosi, Bono Parrino), democratici pentiti (Latteri) e socialisti che stavano sullaltra sponda (Maurizio Ballistreri, capogruppo di Uniti per la Sicilia allArs). E delle alleanze a tutto campo, con Vincenzo Scotti come con il leader di Italiani nel mondo Sergio De Gregorio. Le variopinte truppe di Lombardo: ma non chiamatelo il «ras».
SICILIA - Clientes, burocrati e 3 mila eletti Lombardo schiera le sue truppe
Il leader dellMpa, Raffaele Lombardo, è in corsa per la presidenza della Regione Siciliana. Ha una macchina da voti composta da 3.056 eletti, tra parlamentari, consiglieri provinciali e comunali. Il suo movimento ha gestito la Regione dal 2001 e controlla metà della giunta uscente. Lombardo ha puntualmente candidati alle elezioni i suoi sottoposti, tra cui dirigenti generali e amministratori di aziende sanitarie. Il suo partito ha anche influenze nel settore delle cooperative e degli enti parco. La sua rete di potere si estende anche al mondo del sottogoverno, con amministratori di aziende e comuni.
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