Si chiama Museo d'arte moderna di Bologna (MAMBo), ma guarda prima di tutto alla produzione contemporanea. Siccome, però, non vi è contemporaneità senza memoria, le sale aperte il 5 maggio scorso nell'edificio dell'ex Forno del Pane hanno nel secolo scorso la loro radice. E vi si collegano. Anno 1975, 1 maggio: nel quartiere fieristico, su progetto dell'architetto Leone Pancaldi, si inaugura la Gallerìa d'arte moderna, intitolata a Giorgio Morandi. E' un caso pilota Italia. E' la prima finestra pubblica che la città apre su un'epoca in cui lo scontro tra astrattismo e realismo è ancora rude. Le origini di MAMbo, che più lontano dalla Gam (e dalle sue congenite tribolazioni) non potrebbe essere, sono in quella data. E a meno di un anno dall'apertura della sede di via don Minzoni, la connessione storica viene adesso in luce: stasera alle 19 si inaugura la collezione permanente del museo e, con essa, una raccolta (Focus on Contemporary Italian Art) mirata a far conoscere opere di artisti italiani giovani o poco frequentati. «Nessun museo del mondo ha spiegato il direttore di MAMbo, Maraniello lavora così sistematicamente sul panorama del proprio paese». Siamo dunque al piano terreno del museo. Nell"anticamera" dell'ex forno, con al centro una struttura a piramide componibile di Cattelan, c'è la quadreria della vecchia Gam: 57 dipinti, segnalati con indicazioni esageratamente minuscole, che documentano la seconda metà del '900 l'8OO e la prima parte del secolo passato confluiranno nella nuova sede museale di Palazzo d'Accursio e allineano i nomi di Rotella e Morlotti, Pozzati e Burri, Vacchi e Cuniberti, Guidi e Mandelli, Romiti e Baruchello, Migliori e Lucio Saffaro. E' un primo assaggio, un ripasso concentrato senza il quale la comprensione del resto risulta sfuggente. Si passa nel grande spazio dell'ex forno. Spiega ancora Mara-niello: «In un primo tempo avevamo pensato di situare al primo piano le collezioni, dove adesso è allestita la personale di Ontani. Poi abbiamo cambiato idea, perché volevamo marcare, anche fisicamente, il fatto che le nostre raccolte devono servire come una specie di laboratorio, di spazio di lavoro prima dell'accesso alle mostre del piano superiore». Naturalmente a MAMbo non c'è tutto della Gam, il cui patrimonio conta, per il secolo scorso (includendo anche ciò che non è pittura) circa 900 titoli. Sottraendo la sezione che confluirà in Palazzo d'Accursio vi è dunque altro materiale su cui lavorare. Maraniello, per esempio, ha accennato a una rivisitazione di Francesco Arcangeli e alle acquisizioni da lui promosse quando, dal 1958 al '68, diresse la Galleria Comunale d'Arte Moderna allora situata a Villa delle Rose. Nello stan-zone dell'ex forno, l'arte contemporanea italiana (decisivo l'appoggio di Unicredit Banca) si annoda con quella dei predecessori. Il Chinese Theatre del trentaquattrenne Patrick Tuttafuoco occupa lo spazio (ma non lo cattura come l'installazione di Diego Perrone esposta qui fino a poco fa); e altri 23 lavori, altre installazioni, altri ambienti, completano la rassegna. E' l'arte che si fa, colta nell'atto in cui si fa. «Progetto e innovazione ha ricordato ieri il presidente di Mambo Sassoli de Bianchi sono le nostre linee. Questo museo non sta fermo, è in movimento, come l'arte di oggi». Alla fine del percorso, arredata da tre grandi dipinti di Pozzati, Matta e Gallizio, si apre la Open Library, la sala con grande tavolo e scaffali dove si possono scambiare e consultare libri e riviste. Ma il museo è anche contaminazione, incrocio di linguaggi. Alle collezioni, come in tutti i musei civici bolognesi, si entra gratuitamente. E sarà gratuito il concerto Ivan il terribile, domani alle 21, in cui dieci musicisti diretti da Edoardo Marraffa mescoleranno i loro suoni, jazz o archi che siano. Dove avverrà tutto ciò? Sul palco retrattile che è altro non è se non Impres-sions, l'opera di Massimo Bartolini che si staglia, argentea, proprio là, in fondo all'ex Forno del Pane.