La commissione conferma i vincoli, il Comune annuncia il ricorso al Tar SASSARI. Il tappo non salta più, il panorama verso il mare resta un sogno. Il ministero ai Beni culturali rinforza i paletti intorno al Turritania: l'ex hotel in porta Sant'Antonio non si tocca, il palazzaccio non può essere abbattuto. Un colpo al cuore per l'amministrazione comunale, una botta che fa male. Soprattutto perché arriva inaspettata, quando le ruspe avevano già acceso i motori. Il ministero da ragione alla Soprintendenza, che nel dicembre del 2006 aveva vincolato l'ex hotel. E, a sorpresa visto che sino a ieri i segnali sul verdetto erano opposti, boccia le argomentazioni dell'amministrazione comunale. Dando grande importanza anche al parere espresso dall'esperto nominato nel novembre scorso: Caterina Giannatanasiq, docente di restauro dell'Università di Cagliari, facoltà di Architettura, si è schierata con Paolo Scarpellini, l'ex soprintendente regionale che firmò il vincolo. Il verdetto recapitato a Palazzo Ducale, datato 6 marzo, recita più o meno così: «L'edificio non deve essere demolito perchè rappresenta un esempio di pregio di architettura tardorazionalista, in particolare nel primo piano che è stato realizzato con utilizzo esclusivo di materiali locali». Pazienza se in un secondo momento, sulle volte a botte in trachite spuntarono altri due piani fatti in economia, con materiali scadenti e in base a un progetto che niente aveva in comune con quello iniziale, firmato da Vico Mossa. E pazienza se lo stesso architetto, come documentano gli atti ufficiali dell'epoca, si oppose con tutte le sue forze alla volontà di costruire l'edificio (nato nei primissimi anni '50 come sede dell'Eca, ente comunale di assistenza), in quel sito: fu proprio Mossa il primo a dire che avrebbe potuto rappresentare un tappo per il futuro sviluppo urbanistico della città. Non venne ascoltato neanche quando sollevò la seconda obiezione: la colata di cemento andava contro il piano regolatore vigente, che in porta Sant'Antonio prevedeva un'area verde, non volumetrie. Oggi il ministero difende quello che, in assenza di varianti, è di fatto un abuso edilizio. Malvisto dalla maggioranza dei sassaresi (una valanga gli sms favorevoli alla demolizione arrivati al forum della Nuova) e anche dalle ultime amministrazioni comunali. La giunta guidata dal sindaco Gianfranco Ganau ha dichiarato guerra all'ex hotel il giorno stesso del suo insediamento. L'arma usata nella battaglia contro la Soprintendenza è il Puc. Il piano urbanistico comunale ha grandi progetti per la parte bassa del centro storico, che nelle carte dell'architetto Bruno Gabrielli si apre verso il mare, attraverso la creazione del parco lineare urbano: un corridoio lungo sei chilometri formato da zone verdi, servizi e aree sportive, che va da porta Sant'Antonio sino a San Giovanni. Ora il sindaco Ganau è furioso. «Non me l'aspettavo, ero convinto che il ministero avrebbe dato ragione a noi. Continuiamo a perdere tempo intorno a un rudere che non piace a nessuno. Ma non abbiamo intenzione di arrenderci. Oggi valuteremo la possibilità di ricorrere al Tar per tentare di cancellare una colossale ingiustizia». Il soprintendente Stefano Gizzi è scettico: «Non credo che il Comune abbia la possibilità di spuntarla. Meglio farebbe a ragionare sugli scenari prospettati dal ministero, che suggerisce un concorso di idee per la valorizzazione complessiva dell'area. E prevede la possibilità di un abbattimento parziale dell'ex hotel, eliminando i piani superiori, di scarso pregio. In questo modo le ottime idee contenute nel Puc potrebbero realizzarsi ugualmente». L'ipotesi del contentino non piace per niente a Ganau: «Che senso ha tenerlo in piedi per metà? Quel palazzaccio non sarebbe mai dovuto nascere. E la Soprintendenza e il Ministero sono gli unici a non volerlo ammettere».