Il "no" è arrivato dopo quattordici mesi, oggi Palazzo Ducale decide se ricorrere al Tar Il Turritania deve restare lì dov'è. Due a zero per la Soprintendenza. Non è né bello né unico quel cubo di cemento, spiega il ministero dei Beni culturali, ma non può essere abbattuto. Perché l'edificio progettato da Vico Mossa rappresenta uno dei pochi esempi di architettura tardo-razionalista in città. Così, dopo tredici mesi di attese, documenti, relazioni, deduzioni e contro deduzioni, il dicastero guidato da Francesco Rutelli conferma il parere della Soprintendenza. Dopo il no arrivato ieri da Roma, Palazzo Ducale questa mattina deciderà il da farsi : «Valutiamo se è opportuno ricorrere al Tar, spiega il sindaco Gianfranco Ganau, «ancora una volta non per op-porsi gratuitamente alla Soprintendenza ma perché i tanti studi presentati e lo scarso pregio dell'edificio spingono verso l'abbattimento». Il ricorso gerarchico dell'amministrazione turritana era stato inoltrato al ministero dopo che il sovrintendente ai Beni architettonici di Sassari prima e quello regionale poi avevano vietato l'abbattimento dell'Hotel Turritania. L'edificio degli anni Cinquanta, un'opera sulla quale lo stesso Mossa aveva espresso le proprie perplessità, è considerato dai tecnici del Comune un tappo, non solo visivo ma anche per lo sviluppo armonico della città. Nel Piano urbanistico comunale viene stabilita la demolizione per uno sviluppo migliore della città. Così l'undici di gennaio del 2007 il Comune spediva a Roma le carte della speranza alla Capitale. Il ministero per legge avrebbe dovuto dare una risposta entro novanta giorni. Per il pronunciamento ci sono voluti invece 14 mesi. Il fatto che fa sorridere è che la motivazione per cui si dichiara che il Turritania deve stare in piedi è la stessa che l'amministrazione sassarese ha dato per difendere la scelta della demolizione. Infatti il 'no' romano è giustificato dal fatto che l'hotel, pur non essendo un elemento di particolare pregio, rappresenterebbe una chiave di continuità fra il centro e le valli. Proprio per razionalizzare e creare una continuità fra la città storica e l'area esterna il Puc prevede invece l'abbattimento. Forse come sia possibile partire dagli stessi assunti per poi produrre due opposti pareri riuscirà a stabilirlo il Tar.