Il docente di restauro Quaglia: «Non chiedo denaro, ma un riconoscimento del mio lavoro» Non è l'ultimo arrivato il professor Gian Carlo Quaglia. Classe 1938, restauratore di affreschi ma anche storico dell'arte e scenografo. È stato presidente del Centro studi restauro, consulente dell'Incres (Interventi conservazione e restauro), membro dell'Istituto di ricerca tecnologica nel restauro e vice capo delegazione del Fai del Lago di Garda. Fra i suoi lavori più importanti ama ricordare il restauro di un ciclo di affreschi del 1400 a St. Denis in Camargue nel 1976 e la scoperta e restauro della Pieve romanica di Sant'Emiliano a Padenghe sul Garda nel 2002, nonché il restauro archeologico della Pieve di Sant'Anna del Ponte a Sirmione del 2005. Questo suo amore sconfinato per l'arte lo ha portato a voler individuare il modo per trovare e restaurare tutti gli affreschi abbandonati o dimenticati in tutta Italia, per poi riportarli alla luce e donarli agli occhi dei visitatori. Nel 2002 inizia a elaborare un progetto per compiere tutto il ciclo di ritrovamento e restauro con il minor esborso possibile in tempi relativamente brevi di ricognizione. Si chiama "Cronos - Adozione di un'opera d'arte finalizzata al restauro" il progetto redatto da Quaglia, spedito al ministero dei Beni Culturali lo scorso 2006 perché fosse valutato. Francesco Rutelli, l'allora ministro dei Beni culturali rispose sottolineando l'interesse per il documento, consigliando però di avere un colloquio preventivo con Caterina Bon Valsassina, direttore dell'Istituto centrale per il Restauro, per approfondire l'aspetto tecnico del progetto, che prevede anche la ricognizione capillare del territorio nazionale per trovare gli affreschi che siano stati dimenticati. Nessuna risposta alle chiamate e alle sollecitazioni del professore finché, con l'aiuto dell'avvocato Umberto Chialastri, Quaglia invia una raccomandata al ministero, per chiedere un incontro chiarificatorio sull'iter della pratica e sulla presa in visione del progetto. Nessuna risposta anche questa volta. Il messaggio più chiaro è arrivato al professore dalla stampa, quando venne a sapere che il ministero aveva dato il via a Maratonart, l'iniziativa volta all'adozione di un'opera d'arte in giro per l'Italia per trovare sponsorizzatori che finanzino restauri e mantenimenti. Insomma, una copia, seppur diversa nella denominazione e in alcuni aspetti del progetto, di Cronos. «Non chiedo nulla, non voglio soldi», ha chiarito il professor Quaglia, in questi giorni impegnato in un restauro in via degli Estensi al Portuense, «vorrei solo un riconoscimento di quanto ho suggerito al ministero e che è stato copiato senza che ne sapessi nulla». D professore non chiede nulla che non sia il minimo riconoscimento per l'apporto intellettuale dato alla stesura finale del progetto Maratonart che, stando alle carte, ha attinto anche dal suo lavoro. «Per restaurare un metro quadrato di affresco occorrono circa 500 euro a metro quadro», ha spiegato, «ma se si utilizzassero le economie di scala si potrebbe arrivare fino a 350 euro. La ricognizione potrebbe essere fatta da organismi come gli scout o appoggiandosi a organizzazioni capillari come i Lions club che hanno mostrato già in passato una certa attenzione all'arte e alla diffusione delle scoperte». Non è un'idea da poco, come non da poco è tutto il disegno che ha delineato Quaglia, soprattutto nella futura gestione del patrimonio artistico riportato alla luce, per il quale propone un affidamento a enti pubblici o privati a seconda dell'interesse e del valore dell'opera restaurata. «Esistono migliaia di siti artistici lasciati all'incuria», ha infine detto, «e il mio progetto potrebbe fare del bene a tutta la collettività».
Maratonarte. Mi ha copiato, porto Rutelli in tribunale
Il professor Gian Carlo Quaglia è un restauratore di affreschi e storico dell'arte che ha lavorato per molti anni nel settore. Ha proposto un progetto chiamato "Cronos" per ritrovare e restaurare gli affreschi abbandonati o dimenticati in tutta Italia. Il progetto è stato inviato al ministero dei Beni Culturali nel 2006, ma non ha ricevuto risposta. Quaglia ha quindi cercato di contattare il ministero e ha ricevuto una copia del progetto "Maratonart" che è stata realizzata senza il suo consenso. Quaglia non chiede denaro, ma solo un riconoscimento per il suo lavoro.
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