Dopo la Punta di Pinault, nasce la Dogana bis alla Fondazione Cini, anch'essa dedicata prevalentemente all'arte contemporanea. E' stato presentato ieri il nuovo centro espositivo dell'istituzione di San Giorgio, sulla fondamenta adiacente alla Darsena Grande, che sarà inaugurato il prossimo 12 aprile con una retrospettiva dedicata a Giuseppe Santomaso di cui riferiamo a parte e che è stato ricavato dai magazzini ottocenteschi che fino a pochi anni anni fa ospitavano il convitto dell'istituto tecnico marittimo Giorgio Cini, che ha poi lasciato l'isola. Le tre aree. E «Sale del Convitto» è il nome per ora dato all'area espositiya di circa mil-letrecento metri quadri che all'inizio dell'ottocento funzionò come una Dogana di transito e non a caso l'aspetto esterno richiama fortemente quello del complesso seicentesco del Benoni che dal giugno 2009 sarà la casa della collezione d'arte contemporanea di Francois Pinault. L'intervento di recupero costato complessivamente circa 2 milioni di euro permetterà di usare il nuovo spazio per grandi mostre, ma grazie alla struttura modulare che consente di dividerlo in tre ambienti distinti, di cui uno situato nel solaio, anche per diverse rassegne nello stesso tempo, o per incontri e convegni. La vocazione, per le caratteristiche stesse degli spazi, segnati da pavimenti lignei e da altissime capriate, e dove è possibile inserire e togliere con facilità strutture modulari per l'esposizione di opere, sarà appunto quella dell'arte contemporanea, con un programma di almeno due esposizionil'anno. Spazio agli ospiti. Non solo mostre della Cini, ma anche ospitate e non si fa a fatica a immaginare che un'area espositiva attrezzata di queste dimensioni la più grande a Venezia in attesa della Dogana che si affaccia quasi di fronte ai Giardini della Biennale, non avrà difficoltà a ospitare mostre collaterali o partecipazioni nazionali di Paesi privi di padiglione durante le rassegne della Biennale, il cui presidente, Paolo Baratta, siede anche nel Consiglio generale della Fondazione Cini. E il primo appuntamento espositivo, dopo la grande mostra di Santomaso, sarà appunto la Biennale di settembre, con contatti ancora in corso per definire quale mostra sarà ospitata in questi ambienti perfettamente climatizzati, con gli impianti "nascosti" da lastre di metallo brunito che richiamano il colore dei pavimenti. Anche le aree esterne, che fronteggiano il Bacino di San Marco da una parte e gli impianti sportivi dall'altra potranno essere usati come aree espositive. La foresteria. La Cini è in attesa che il Consiglio di Stato decida sullo stop imposto dal ricorso al Tar di un'impresa ai lavori di realizzazione della nuova foresteria di circa 70 camere che darà ospitalità a ricercatori e studiosi impegnati sull'isola per l'avvio della nuova Scuola di Lingua e Civiltà Italiana intitolata a Vittore Branca, che punta ad attrarre studenti e dottorandi da diversi Paesi. Non solo arte. Intanto recupererà per l'inizio del 2009 la cosiddetta «Manica Lunga», dove sarà spostato il polo librario artistico e musicale contenuto ora nella biblioteca storica del Longhena, mentre è ormai alla firma l'accordo con la Fondazione Mattei, per ospitare, a breve distanza dal nuovo polo espositivo, il Centro studi sull'impatto politico, economico e sociale delle nuove scelte imposte dai cambiamenti climatici. Fondamentale è per l'istituzione presieduta da Giovanni Bazoli e guidata sul campo dal segretario generale Pasquale Gagliardi e il fatto di poter contare per le nuove iniziative in corso alla Cini su un "pool" di finanziatori che si sta costituendo. I finanziatori. Accanto a Intesa San Paolo, anche la Regione è sponsor importante della mostra di Santomaso, ma la recente modifica dello statuto della fondazione, che permetterà ai suoi sostenitori fino a otto nuovo consiglieri nel Consiglio generale dell'istituzione, dovrebbe favorire l'ingresso difondazioni bancarie e aziende di rilevanza nazionale che contribuiranno alla gestione della Cini. Il sogno di un «Vaporetto dell'arte» fra Biennale, San Giorgio e musei Pinault Si chiamerà «II vaporetto delle arti» e unirà in un unico percorso i Giardini della Biennale, il nuovo polo espositivo della Cini, la Punta della Dogana trasformata in centro d'arte contemporanea e Palazzo Grassi. Per ora ò solo un progetto quello annunciato ieri dai dirigenti della fondazione ma che potrebbe diventare concreto tra circa un anno e mezzo, quando la Punta della Dogana aprirà al pubblico in occasione della Biennale Arti Visive. Francois Pinault ha già annunciato di sua iniziativa l'intenzione di legare in un collegamento acqueo la Punta della Dogana e Palazzo Grassi proprio per agevolare gli spostamenti dei visitatori dei due poli. Si tratterebbe, in pratica, di allargare il percorso alla Cini e alla Biennale, avendo appunto come comune denominatore le rassegne di arte contemporanea organizzate in tutti questi spazi espositivi. Idealmente parte del progetto anche la collezione Guggenheim, dove non è possibile prevedere un attracco davanti a Ca' Venier dei Leoni, ma che è facilmente raggiungibile dall'imbarcadero della Salute da una parte a fianco della Punta della Dogana e da quello dell'Accademia dall'altra. Un collegamento realizzabile solo nei mesi di apertura della Biennale, ma che sarebbe certamente gradito a turisti e appassionati d'arte.