L'intervento sul palco davanti a Tosi e a Mosele «Atenei rilanciamo il Politecnico del Nord Est» VERONA Così lo saluta il rettore Alessandro Mazzucco: «Una presenza assolutamente inaspettata fino all'ultimo, invece ha trovato il modo di onorarci della sua presenza». Come a dire che all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Verona Giancarlo Galan ha voluto esserci ad ogni costo, a costo di disdire impegni e riorganizzare l'agenda. E quando si è rivolto alla platea dei professori avvolti nell'ermellino, alle spalle il coro della Fondazione Arena del sovrintendente Claudio Orazi, poi insignito di una calorosa (e significativa) stretta di mano, si è capito che parlava in particolare ad una persona: Flavio Tosi, seduto in prima fila, che lo aveva appena preceduto nei saluti dove ha insistito sulla futura futura realizzazione del campus negli spazi dell'ex caserma Passalacqua. E' verso la fine del discorso, davanti a una platea di rappresentanti delle istituzioni, tra cui Tosi e Mosele, che Galan ha affrontato il tema a lui tanto caro del rilancio culturale di Verona. Dopo aver citato lo storico dell'arte Rudolf Wittkower spiega: «Ritengo che un sostenibile e corretto modello scaligero potrebbe o dovrebbe essere quello di proporre quanto Verona nasconde nel suo codice genetico e che deve invece poter essere svelato, sia perseguendo una vocazione internazionale nell'organizzare offerte di qualità, sia rafforzando l'identità della città, della sua storia, delle sue origini e delle sue peculiarità -sono le parole del presidente della Regione - Come è facile intuire, le potenzialità sono enormi, ma solo se si crede nell'urgente necessità di ridisegnare l'immagine complessiva della città, obiettivo però da non confondersi con qualcosa di effimero, di occasionale, di superficiale». Non è difficile intuire in queste ultime parole di Galan (che ha mantenuto per sé la delega alla cultura) una critica al progetto del Comune di Verona, quello legato all'ingaggio del re Mida delle mostre d'arte Marco Goldin, che promette di portare in Gran Guardia i capolavori del Louvre e di altri musei fuori Italia. Oltretutto Galan ha un progetto alternativo, delineato dal punto di vista filosofico dalla prima parte della citazione sopra riportata: un progetto orchestrato dal fedele portavoce Franco Miracco (un vero e proprio assessore alla Cultura ombra) attorno a note personalità come Philippe D'Averio, Vittorio Bo e Daniele Paolini. Rispettivamente, un storico dell'arte, un produttore di eventi culturali e un riconosciuto esperto enogastronomico: insomma, persone giuste secondo il «pensatoro» del governatore per svelare il «codice genetico» della città. Il problema in questo caso sono sempre i soldi: ce ne sono pochi e quei pochi che si sono se li contendono in molti. «E' giunto ormai il tempo di abbandonare in fretta le ultime trincee del campanilismo, del particolarismo, degli egoismi e dei corporativismi», annuncia Galan durante il suo discorso, che è tutto un inno alla collaborazione e all'aggregazione: l'Arena che lavora insieme alla Fenice, il progetto del grande polo delle multiutilities del Nordest, la macroregione con Trentino, Friuli, Slovenia, Croazia e Carinzia; sul tema più strettamente universitario, il rilancio dell'idea di una cooperazione tra le università venete (come auspicato dal rettore) in un «medesimo orizzonte aggregativo», e il progetto di Politecnico del Nordest. Tutte iniziative, si noti bene, in cui la Regione Veneto (e quindi Galan) è regista e promotore, ruolo che il governatore vorrebbe anche per la Cultura. Anche se, per ora, si trova a fare i conti con la bassa cucina della politica. «Abbiamo dato due milioni e mezzo all'Arena - lamenta - e il consiglio regionale non ha ancora nominato il nostro rappresentante. Questi sono i risultati della politica partitica». A.C.