In Cina per secoli è mancata la documentazione dellantichità Ma le glorie del passato sono scoperta recente -------------------------------------------------------------------------------- Cinquemila, quattromila anni, tremila documentabili, tanto antica è la civiltà cinese, tanto ricche sono le sue testimonianze. Eppure, se ci limitiamo allarco di tempo che va dallinizio della nostra era al X secolo, dagli Han orientali ai Tang, stupisce lassenza di monumenti che segnino il trascorrere dei secoli: da noi, accanto alle rovine greche e romane, si pongono le cattedrali gotiche, i palazzi rinascimentali e barocchi, una catena ininterrotta di memoria storica, mentre la Cina brilla per quella che il sinologo Simon Leys ha definita una «monumentale assenza del passato», cioè dei segni materiali di unantichità solidificata nel marmo e nella pietra. Lo splendore del passato, del susseguirsi delle epoche e dei regni, la magnificenza delle corti, leleganza e la varietà dellabbigliamento, la preziosità degli oggetti duso, le giade, le ceramiche, gli ori e gli argenti, in una parola quasi tutto quello che si ammira nella mostra di Palazzo Strozzi, consta per la massima parte di reperti da scavi, portati alla luce negli ultimi trentanni dal metodico lavoro degli archeologi, categoria nuovissima nella cultura cinese, ufficialmente riconosciuta nel 1979 con la costituzione dellAssociazione Archeologica Nazionale. Così, soltanto ora sta venendo alla luce la documentazione materiale del passato che per secoli è stata sepolta e, in un breve lasso di tempo, sono stati compiuti passi di fondamentale importanza per lo studio dellantichità che troppo spesso, dagli storici del Regno di mezzo, è stata concepita come una eredità dalle caratteristiche più o meno costanti, come se il trascorrere dei secoli avesse poco o nulla inciso sulla vita materiale in tutti i suoi aspetti. Ma i siti funerari, inviolati per secoli, concepiti come segrete sotterranee per proteggere il sonno sacro dei defunti, oggi vengono metodicamente scavati e stanno rivelando prodigiose ricchezze, la raffinatezza delle arti figurative e plastiche, tanti dettagli della vita quotidiana, la varietà degli stili architettonici di edifici dabitazione e templi, riprodotti in modellini di terracotta e posti come corredo nelle tombe. Se si pensa che la grande scoperta archeologica della Cina, quella del mausoleo di Qin il Primo Imperatore e del suo esercito di soldati di terracotta, risale appena al 1974, si comprende quanto lavoro e quante sorprese attendano ancora gli archeologi impegnati a restituire alla più antica civiltà del mondo un passato che non sia più soltanto di parole. In Cina, infatti, sono le parole scritte che testimoniamo lantichità: i monumenti scomparsi - per lerosione del tempo ma anche per le distruzioni perpetrate ad ogni cambio di dinastia - vivono perché possono essere raccontati, ricordati con citazioni dei poeti che li hanno celebrati, e poco importa se non hanno più una loro materialità, se sono fantasmi. In realtà nel panorama cinese si incontra assai poco di autenticamente antico, il rifacimento è preferito alla conservazione, e si rimane interdetti perché, se i cinesi trascurano leredità materiale del passato professano però unassoluta devozione nei confronti dei valori spirituali dellantichità alla quale fanno continuo riferimento. È un paradosso che Victor Segalen, lo scrittore belga che ha descritto magistralmente il fascino misterioso della Pechino dei primi del Novecento, ha affrontato con unintuizione poetica: «Nulla di immobile sfugge ai denti famelici dei secoli, limmutabile non abita nei vostri muri, ma in voi uomini lenti, uomini continui». Lenti e continui, i cinesi avrebbero tentato di sconfiggere il tempo non costruendo per leternità con la pietra e il marmo ma affidandosi a materiali deperibili che si degradano velocemente e richiedono che, ad ogni ricostruzione, si ripeta il gesto immutato delluomo faber il cui disegno spirituale viene rispettato nei secoli dei secoli: limmortalità è affidata al talento umano, al gesto immutato dellartefice che mai si pone come innovatore. Oppure alle estreme dimore, gli unici monumenti concepiti in modo da garantire lerosione del tempo.
CINA - Gli scavi ai siti archeologici sono una novità degli ultimi anni
La Cina ha una ricca storia che risale a oltre 5.000 anni fa, ma per secoli non esisteva una documentazione sufficiente per ricordare il passato. Solo negli ultimi trent'anni gli archeologi hanno iniziato a scavare i siti funerari e a scoprire reperti che hanno rivelato una grande ricchezza culturale. I reperti scoperti includono arte figurativa, arti plastiche, dettagli della vita quotidiana e varietà di stili architettonici. La scoperta del mausoleo di Qin il Primo Imperatore e dell'esercito di soldati di terracotta nel 1974 è stata una grande scoperta archeologica.
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