Verso la conclusione dei restauri che hanno cambiato il volto del parco -------------------------------------------------------------------------------- Hanno riempito nove tir per riuscire a liberare la Serra Moresca di villa Torlonia dai detriti che ne occultavano le forme, squisitamente e romanticamente ispirate ai disegni della moschea di Cordova e dellAlhambra di Granada ma deturpate dai recenti graffiti dei vandali. Ora che il gioiello arabeggiante di villa Torlonia sta per rinascere - al termine di una campagna iniziata dal Comune nel 1993 - il pensiero va a quella bambina che, passata attraverso un buco nella rete, nel 1989 morì schiacciata dal crollo del tetto. E ora gli operai hanno sradicato i viluppi di una vegetazione che aveva abbracciato il capolavoro di Giuseppe Jappelli come la giungla ha fatto con i templi in Cambogia: è stato abbattuto perfino a un cipresso di 18 metri cresciuto sulla Torre. Ma già ora che stanno per essere completati i lavori di bonifica del complesso orientaleggiante costruito nel 1839 per bilanciare la bizzarria nordica della Capanna Svizzera (poi Casa delle Civette), si capisce che lultima delle grandi architetture a entrare, dopo il Casino Nobile, la Limonaia o il Teatro, nel progetto di rilancio della villa abbandonata, sarà una grande sorpresa. «Penso che la grotta, la torre e la serra Moresca» dichiara Alberta Campitelli, responsabile delle Ville e parchi storici del Campidoglio «diventeranno la maggiore attrazione della villa. Nella serra torneranno le piante ma allinterno di un percorso didattico sullarchitettura del verde: si passerà dal giardino islamico a quello cristiano, al babilonese, fino al modello del giardino allinglese, qui interpretato da Jappelli». Lautore del parco di Saonara e del caffè Pedrocchi a Padova, lasciò Roma sbattendo la porta. Accusò la nobiltà romana di pigrizia e ignoranza; e il principe stesso di ottusità, a causa della Grotta. In questo gigantesco spazio caduto presto in rovina, irrigato da giochi dacqua, percorso da ponticelli aerei e tronchi di alberi innestati nella muratura che finge il legno, fino alle stalattiti in stoppe e gesso, «Alessandro Torlonia voleva un viale largo tre metri per entrarvi con la carrozza. Jappelli invece - spiega la Campitelli - immaginava un viottolo stretto che si inerpicasse lungo i declivi nellantro. Alla fine, però, vinse il principe». Le due stanze attigue, trasformate in pollaio durante lautarchia del Ventennio, diventeranno un laboratorio dove i bambini potranno creare un erbario, seminare, giocare a fare i giardinieri. Tutto questo alla fine dei lavori. Al costo di 4 milioni e 50mila euro, provenienti dalla legge Roma Capitale. «Il cantiere - precisa Porfirio Ottolini, che dirige lunità Edilizia monumentale della Sovrintendenza - è stato aperto a dicembre. La chiusura è prevista per marzo 2009. Questo vuol dire che per lestate dellanno prossimo, finiti i lavori di restauro filologico, riapriremo». La grotta non tornerà più come era. Non esistono disegni né foto e le volte sono crollate. «Fermeremo però il degrado e metteremo in sicurezza i resti» assicura larchitetto Valter Proietti. Così, in questo gioiello di eclettismo e di elaborazione fantastica delleffimero, i ruderi prodotti da decenni di abbandono si sovrapporranno alle rovine disegnate ad hoc dallo Jappelli. «Invece per la Serra e per la Torre - spiega il progettista - abbiamo i disegni originali e, dai frammenti ritrovati nei telai, potremo ricostruire le vetrate colorate ma anche, forse, il meccanismo del tavolo poiché ce ne è uno simile a San Pietroburgo». Allultimo piano della torre, ecco la stanza delle meraviglie. Stucchi doranti su capitelli e colonne variopinte. Ma anche i resti di una tavola imbandita che il principe faceva magicamente apparire dalla cucina, attraverso un foro nel pavimento e tra i gridolini di stupore degli ospiti.