DAVVERO MAGNANIMO il ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani. Per vegliare sul patrimonio del Bel Paese ha chiamato, incurante dei confronti, un ex numero uno del dicastero del Collegio Romano e un suo «nemico», uno che gli aveva detto a chiare lettere che la legge «Patrimonio Spa» era un suicidio per l'Italia dei monumenti. Eccoli invece tutti e due, Antonio Paolucci e Salvatore Settis, nominati nel Consiglio Scientifico per la valorizzazione e per la salvaguardia del patrimonio artistico italiano. Con altri tre illustri membri, Giuseppe De Vergottini, professore ordinario di Diritto Costituzionale all'Università di Bologna, Giacomo Vaciago, ordinario di politica economica alla Cattolica di Milano, e Louis Godard, accademico dei Lincei e consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del Presidente della Repubblica. Il pool affiancherà il ministro nell'individuazione degli indirizzi strategici per la tutela dei nostri beni artistici, storici, archeologici e paesaggistici. Già, la tutela. Una parola che è subito stata riproposta da Paolucci, sovrintendente regionale della Toscana e del polo museale di Firenze, e da Settis, ordinario di storia dell'archeologia e direttore della Normale di Pisa. Accoppiata, la parola-chiave «tutela», a quella di «svendita» di pezzi del Bel Paese. Con ancora qualche strascico polemico, più come pungolo però che come muro contro muro. Comincia Paolucci: «I timori di una svendita erano motivati. Il nostro obiettivo? Neutralizzarli in modo efficace per ridurre la privatizzazione selvaggia, il pericolo di alienazione. Anche Urbani è d'accordo. Non penso che voglia passare alla storia come il ministro che ha svenduto l'Italia». Gli dà manforte Settis: «L'ho detto chiaro e tondo a Urbani, Patrimonio Spa è una società inutile, peggio, dannosa. I nostri beni non possono essere svenduti. Io ho sempre sostenuto la completa inalienabilità del patrimonio, soprattutto quello in mano pubblica. Che deve essere tutelato e protetto da norme rigide». E però che soddisfazione: «Ho sempre attaccato i ministri dei Beni culturali ed anche l'ultimo - ricorda Settis - Mi ha fatto comunque piacere scoprire che Urbani voglia dare ascolto alla mia voce. Una possibilità in più per poter esporre le mie ragioni. Quanto poi a come è costituito il consiglio, mi sembra giusta l'idea che i componenti provengano da esperienze di lavoro diverse. L'importante è condividere obiettivi e politiche progettuali». Insomma, niente fratelli coltelli, piuttosto si annunciano confronti schietti. «Ci sarà assoluta collaborazione con il ministro Urbani - promette Paolucci - Metterò a disposizione esperienze e conoscenze, ma soprattutto la pratica quotidiana del settore, anche in qualità di sovrintendente regionale per i beni culturali della Toscana». Poi il monito: «Ci troviamo in una fase di polverizzazione delle iniziative e dei progetti (anche legislative). Sabino Cassese diceva che l'Italia per ciò che concerne il nostro patrimonio ha un piede nel 1939 e l'altro nel 2000. Si mantiene in un equilibrio precario da decenni. Se continua così rischia di cadere con il sedere per terra. Il nostro compito sarà quello di riavvicinare le gambe. Salvaguardando storia e tradizione, con la consapevolezza che i tempi sono cambiati. Gli italiani hanno capito che i beni culturali sono una forza trainante. Per l'economia, per il turismo. Rappresentano un 'made in Italy' d'eccellenza, come la gastronomia e la moda, che ci rende unici in tutto il mondo. Quasi una sorta di imprinting identitario».