Altro che case di cartone e di lamiera, qui le famiglie zingare abitano in roulotte calde e accoglienti. Ce ne sono una fila infinita, la maggior parte nuove di zecca, sul lungotevere Testaccio, accanto a largo Gian Battista Marzi, a due passi dall'ex Mattatoio. Trenta, trentacinque, dipende dai giorni, dalle famiglie e dagli amici che vanno ad accamparsi da loro per qualche settimana, e allora le roulotte raggiungono anche quota quaranta. Sono abitate da famiglie di sinti, rom italiani, molti dei quali sgomberati, per ordine di sindaco e prefetto, che per l'occasione misero in campo uno spiegamento di forze, quasi un anno fa da Campo Boario. Accanto ad alcune roulotte sono parcheggiate macchine di grossa cilindrata, ma c'è anche chi, per rendere più grande la roulotte, ha aggiunto alla struttura semimobile una tenda, (sempre nuova di zecca), e ha creato così un porticato, altri una sorta di depandance. Le donne, abiti colorati e fioriti, i capelli lunghi sulle spalle, collane e bracciali, stendono il bucato sulla recinzione che costeggia Lungotevere Testaccio. E quando la recinzione finisce usano il filo steso tra i rami degli alberi dei giardini. Le donne giovani rispondono che i loro bambini sono a scuola, «certo, la scuola è importante», aggiungono come se avessero imparato la parte a memoria, altre dicono che «gli uomini stanno lavorando il rame, mentre altri si occupano di lavorare l'oro». Uno spettacolo che va avanti da mesi, ormai, e sempre sotto gli occhi di tutti. Per questo crescono le proteste inascoltate dei residenti: «E' inammissibile che nessuno fa niente per mandarli via. Eppure a differenza di tutti gli altri insediamenti questi hanno i soldi per affittarsi le case, i terreni. Sono ricchi. Stanno lì per comodità loro - protesta Letizia, una residente del quartiere insieme a lei un gruppo di altri romani infuriati - Il Comune gli aveva trovato un altro posto dove stare, ma i capi allora dissero di no. E così nessuno ha detto niente e intanto sono passati mesi. Ma come è possibile organizzare uno sgombero senza sapere queste persone dove andranno a finire?». La gente è delusa di tutto quello che vede sotto le loro case. «Io pago un affitto di 1.100 euro al mese e non riesco ad arrivare a fine mese così come tante famiglie, sono sicuro che se per disperazione mi mettessi con una roulotte da qualche parte in centro, finirei assalito da multe e mi caccerebbero immediatamente. La verità è che la legge in Italia vale per tutti tranne che per noi italiani». Degrado e incuria che alcuni commercianti conoscono bene, è il caso di Fabio Franceschini, il marmista che ci sta rimettendo l'attività. L'uomo le ha provate tutte, ma non c'è stato niente da fare. La sua bottega si trova proprio su lungotevere Testaccio, devi attraversare tutto il campo per entrare nel suo negozio. Risultato? «I clienti piano piano non sono più venuti, perché passare su questa via inizia a essere pericoloso. Non ci sono solo le famiglie che prima stavano dentro il campo, adesso sono molte di più, si sono triplicate. Subito dopo lo sgombero si sono piazzati lì fuori si sono attaccati con i tubi ad alcune fontanelle, hanno l'energia elettrica, ci manca solo che si mettono a tirare su villette in mattoncini. La bottega di Fabio, esiste dagli anni cinquanta, invece di aiutare chi lavora e paga le tasse che succede? Si volta faccia e si fa finta di niente». Gli insediamenti crescono. A Roma ci sono più di settemila rom nei ventiquattro campi del Comune. E molti di più sono quelli accampati lungo gli argini del fiume, nei parchi, arrampicati sulle colline, sotto i cavalcavia, basta un pilone dove mettere una tenda con lenzuoli e lamiere che l'insediamento si popola di decine, centinaia di persone, (per la maggior parte uomini, le donne arriveranno in un secondo tempo). Non c'è una cifra precisa di questi insediamenti, secondo gli ultimi controlli sono quaranta, cinquanta ma muoiono e nascono con l'arrivo di nuovi stranieri. Vivono ai bordi della città e delle regole, molti si arrangiano, ci sono quelli che lavorano nei cantieri, ma ci sono anche quelli che commettono reati.