L'etrusco provvede ancora. Per cui se una volta chi trovava un «coccio», un vaso, un'anfora, una statua o qualsiasi bene archeologico, riceveva a fatica una ricompensa adesso, col nuovo Codice dei beni culturali può avere subito un acconto in denaro sul premio (pari ad un quinto del valore) o se crede, può ricevere in cambio uno sconto fiscale di pari importo. Magari il «tombarolo» non è interessato, perché svolge lavori illegali, ma per tutti gli altri la detrazione di imposta può rivelarsi preziosa. L'esperienza insegna che i ritrovamenti, in certi casi, sono un tesoro. Di recente, per esempio, il proprietario di un terreno a Guidonia ha ricevuto 130 mila euro perché dalle zolle è emersa la cosiddetta Triade capitolina, un prezioso blocco unico scolpito con le figure di Giove, Giunone e Minerva. Un premio doppio l'ha avuto il titolare di un'area a Velia, a sud di Paestum, dove sono saltate fuori le strutture urbane di un'antica città. 200 mila euro sono andati al titolare di un immobile di Roma che, ristrutturandolo, s'è trovato davanti una Domus di straordinaria bellezza. 100 mila euro è stato invece il premio per un proprietario terriero di Rutigliano, in Puglia, che ha scovato ceramiche e bronzi di rara finitura. Tutto questo, solo negli ultimi due anni quando sono stati pagati 2,5 milioni di euro ai «trovatori», come vengono chiamati i tombaroli occasionali. Anche un «coccetto», se di pregio, può «valere» fino a 3000 euro. Naturalmente non tutto è oro quel che splende. Perché lo Stato non sborsa mai più del 25 del valore e con grande calma. E perché questa stima è determinata in base ad un mercato più nero che bianco, con riferimenti reali solo all'estero, poiché una legge del 1939 vieta in ltalia commercio e possesso dei beni archeologici. Per fissare il prezzo, gli esperti si ispirano ad antichi registri inventariali dei materiali e alle stime che le assicurazioni elaborano quando un bene va in mostra. Perciò, inevitabilmente, fioccano i contenziosi. E' il caso della celebre Tabula Cortonensis, tra le più lunghe iscrizioni etrusche in bronzo mai conosciute, trovata nel '92 da un carpentiere nei pressi di Arezzo. Lo scopritore chiese un miliardo di lire ma fu contestato e tra processi e lungaggini varie il denaro non è ancora stato pagato. Al contrario, l'archeologo subacqueo che nel 1972 ha trovato in Calabria i colossali Bronzi di Riace che Pertini volle al Quirinale per due settimane, fu liquidato subito con 72 milioni di lire dell'epoca (37 mila euro): oggi quei soldi varrebbero 506 mila euro. Comunque, i premi arrivano, al ritmo di circa 100 l'anno. Ma solo per gli scopritori «fortuiti» che ne facciano denuncia entro 24 ore e che non si siano introdotti furtivamente nei fondi altrui, i tombaroli, appunto.