Quando si dice «depositeria comunale», di solito s'intende il luogo dove, una volta rimossa con il carro attrezzi, si va a riprendere l'auto dopo aver pagato una salata multa. C'è tuttavia un'altra «depositeria comunale» che con i divieti di sosta non c'entra niente, e che si trova in due sale del terzo piano di Palazzo Vecchio. È un vero e proprio deposito di opere d'arte - come quelli presenti in ogni museo - pressoché sconosciuto ai più. Si tratta di uno dei depositi del Comune, forse il più ricco, sicuramente il più ordinato. In esso sono custodite circa un migliaio di opere d'arte: si tratta per lo più di dipinti, ma vi sono anche sculture lignee e busti in pietra, carte geografiche e cornici. Il tutto è inventariato, catalogato e inserito in un database (cui sta lavorando da anni Laura Lucchesi) che raccoglie tutto il patrimonio culturale del Comune di Firenze, quello esposto nei vari musei e quello invece presente nei vari depositi. Tra cui la «depositeria » di Palazzo Vecchio. Che ieri è stata visitata da alcuni componenti della V Commissione comunale che si occupa, appunto, di cultura. La richiesta della visita era stata avanzata dal consigliere di Forza Italia, Enrico Bosi, e condivisa dal presidente della Commissione Dario Nardella. I commissari hanno passato così in rassegna le due sale rendendosi conto personalmente della quantità di opere d'arte in esse custodite. Nella prima trovano spazio, infatti, quelle provenienti dalla «Donazione Strozzi» che risale al 1935. Nella seconda sala, sistemate in numerosi scaffali, ci sono varie collezioni d'arte del Novecento. Si tratta in larga parte di donazioni al Comune ed è difficile credere che chi si priva di un oggetto d'arte, non soffra a saperlo immagazzinato in un deposito invece che esposto. Come già accade, ad esempio, per la numerosissima collezione degli autoritratti della Galleria degli Uffizi, anche in questo caso siamo di fronte a un museo (e forse più) invisibile. Si tratta di opere d'arte «dimenticate». Non nel senso della loro conservazione e tutela, bensì in quello della valorizzazione. Cioè sono sconosciute alla stragrande maggioranza degli appassionati d'arte. In questa «galleria fantasma», vi sono conservati infatti dipinti di Rosai, di Scatizzi, di Salvadori, di Cagli, di Bueno e perfino di Fontana. Nomi che farebbero la gioia di chiunque li potesse ammirare. In tutto un migliaio di opere d'arte, tra cui quadri di maestri come i suddetti, che potrebbero tranquillamente costituire il fondo di un paio di musei d'arte moderna e contemporanea. Invece giacciono in due sale di Palazzo Vecchio da cui sono uscite poche volte: solo un paio negli ultimi 22 anni. Una mostra con alcuni pezzi provenienti da queste collezioni venne esposta nel 1986 al Forte Belvedere quando Firenze era capitale della cultura; e ancora qualcuna fu mostrata agli inizi degli anni '90 al museo Marino Marini. Basta. Pare che una parte di questo patrimonio prima o poi caratterizzi l'allestimento di alcuni ambienti sempre al terzo piano di Palazzo Vecchio. Il resto rimarrà in deposito. E non ci sono grandi prospettive per il futuro. Del resto anche altre collezioni importanti del Comune - come la Dalla Ragione - è da tempo custodita a Forte Belvedere (e dovrebbe finire alle Leopoldine quando il complesso sarà ultimato), per non parlare del patrimonio del Museo del Risorgimento (che non esiste più da 70 anni ma i pezzi si trovano alle Oblate) e di quello custodito sia nel Museo Bardini, chiuso da anni, sia nel relativo deposito, dove si trovano dei pezzi ancora con il fango dell'alluvione del 1966. Una parte considerevole del patrimonio culturale del Comune è quindi in larga parte non esposto, non valorizzato, sconosciuto, ignorato dal pubblico, tanto da ribadire che a Firenze l'opulenza d'arte è a un livello tale che si può permettere di tenere migliaia e migliaia di opere d'arte in deposito. Bosi ha così lanciato una provocazione: «Portiamoquante più opere alla Stazione Leopolda e lasciamo dov'è il David. Potremmo tenere così tenere a battesimo un nuovo museo di arte moderna e contemporanea». Oppure sfruttiamo un po' meglio la Sala d'Arme di Palazzo Vecchio e a 60 dipinti per volta, mostriamoli tutti.
Mille opere nascoste dentro Palazzo Vecchio
Il Comune di Firenze ha un deposito di opere d'arte presso Palazzo Vecchio, che contiene circa un migliaio di pezzi, tra cui dipinti, sculture e carte geografiche. Il deposito è stato visitato dalla V Commissione comunale, che ha constatato la quantità di opere d'arte presenti. Le opere sono state esposte in due sale del terzo piano del palazzo, una delle quali contiene opere del Novecento, mentre l'altra contiene opere del XV secolo. Il deposito è stato descritto come un vero e proprio museo invisibile, poiché le opere d'arte sono sconosciute al pubblico e non sono esposte in modo regolare.
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