«II ministero dei Beni Culturali è pronto a varare un decreto qualora il silenzio-assenso dovesse prefigurare, nel caso di un gran numero di richieste e di una difficoltà delle soprintendenze a rispondere, una svendita del patrimonio culturale». Lo annuncia il sottosegretario Nicola Bono, che ha la delega per il patrimonio artistico e culturale. Sì, ma intanto il silenzio - assenso imposto alle soprintendenze per l'alienazione è legge dello Stato. Non le sembra che questo comprometta la tutela dei beni che il nuovo Codice si propone di realizzare? «Il nuovo Codice recupera quanto di buono e serio era stato predisposto dalle precedenti leggi. E in più possiamo parlare di svolta epocale con l'apertura ai privati della gestione dei beni culturali. Ci saranno vantaggi per tutti, per il patrimonio innanzitutto ma anche per la stessa amministrazione che inaugura una stagione di grande collaborazione con i privati e con tutti gli enti preposti alla gestione e al controllo di quell'immenso patrimonio che il mondo pur sempre ci invidia». Non può negare comunque che il governo su tutta la materia sta tenendo un atteggiamento ondivago, quasi schizofrenico. Non è pericoloso che l'apertura alla gestione dei privati arrivi proprio mentre si facilita l'alienazione di parte del patrimonio? «Con il Codice, i paletti contro la vendita sono cresciuti, non diminuiti. L'elenco dei beni culturali inalienabili è ora più nutrito di prima. Più in generale, possiamo parlare di un inasprimento dei provvedimenti di tutela». Un'altra norma che compromette la tutela è quella che depenalizza i reati per chi deturpa le aree protette. «Resta la sanzione amministrativa ma è giusto cancellare il provvedimento penale». Cosa succederà se i paletti del Codice non basteranno ad evitare la svendita? «Se ci sarà bisogno interverremo con un decreto amministrativo che cercherà di correggere la procedura del silenzio assenso dando anche più potere di interdizione alle soprintendenze».