Una Punta della Dogana in versione mignon. È il nuovo spettacolare spazio espositivo della Fondazione Cini sullisola di San Giorgio, ancora alla ricerca di un nome ma già con potenziali partner di primo piano allattivo. Come la Biennale. Infatti, a testimoniare la preziosità del restauro del magazzino ottocentesco poi divenuto scuola navale, è lo stesso presidente della Biennale Paolo Baratta che dice «Per indole tendo a non farmi scappare le buone occasioni e quello sullisola di San Giorgio è un restauro meraviglioso». Per ora sarà la retrospettiva dedicata a Giuseppe Santomaso nel centenario della nascita a inaugurare ufficialmente i 1600 metri quadrati di superficie espositiva vista laguna, ma «Le sale del Convitto» (questo il nome provvisorio dellex magazzino) promette di diventare luogo ambito per le esposizioni di arte contemporanea in città. Il progetto, costato 1,5 milioni di euro (2,2 con lIva), è stato portato avanti a tempo di record e in sei mesi quello che fino a tre anni fa era la sede dellistituto navale Cini con il convitto annesso, si è trasformato in uno spazio bianco e blu cobalto con il calore del legno che dal pavimento in parquet si riflette sulle antiche capriate. Lintervento curato da Tecnoconsul ha la levità di restauro che ci si aspetta dalla versione giapponese della nuova Punta della Dogana firmata da Tadao Arido per Francois Pinault. E il compatto parallelepipedo dalle muratura ruvide e contorni possenti in massi di pietra dIstria ricorda molto da vicino, pure per la sua posizione protesa verso la laguna, di fronte a Riva Sette Martiri, la «sorella maggiore» della Dogana. Sommessamente, la Fondazione Cini sta cambiando il suo volto secondo il progetto di ampliamento pianificato da anni. A inizio del 2009, ad esempio, è in agenda il taglio del nastro per la Manica Lunga, un restauro che consentirà di trasferire dalla Biblioteca storica del Longhena (destinata a divenire anche sala di lettura), 16o.ooo volumi fra opere di storia dellarte e fondi musicali. Una fondazione colta e antica come la Cini si rilancia anche così, con uno spazio che sarà a disposizione di chi organizza mostre ed eventi culturali, un pian terreno ampio e un primo piano più raccolto ideali anche per mostre più piccole. Come sempre, se si è a Venezia, contano molto i dettagli. E così i serramenti che «scompaiono» lasciano spazio a scorci mozzafiato sulla laguna incorniciati da grandi finestre o dagli stessi varchi daccesso che inquadrano, ad esempio, una delle due torrette-faro in pietra dIstria, volume candido e compatto che pare galleggiare sullacqua. Le dimensioni, poi, sono particolarmente allettanti in una città dagli spazi tanto centellinati, ledificio misura 16 per 200 metri e lingegnoso allestimento interno a muri mobili permette di moltiplicare la superficie espositiva reale ma anche di ripristinare in un lampo il grande salone. Sarà Santomaso, uno dei grandi artisti veneziani del goo, a inaugurare ufficialmente lo spazio il prossimo 12 aprile, con la mostra «Giuseppe Santomaso e lopzione astratta» promossa dalla Fondazione Giorgio Cini, Intesa Sanpaolo che fornirà il suo corpus di grafica del maestro, e con il sostegno della Regione, a cura di Nico Stringa. La mostra rimarrà aperta fino al 13 luglio e proporrà, a venticinque anni dallultima mostra dedicatagli a Venezia, dalle opere desordio fino agli ultimi lavori. Insieme a Santomaso, in mostra ci saranno anche opere di Afro, Renato Birolli, Mario De Luigi, Leone Minassian, Zoran Music, Armando Pizzinato, Emilio Vedova, Bice Lazzari, Tancredi, Antonio Corpora, Virgilio Guidi, Toti Scialoja, per raccontare un dialogo fitto e fecondo fra i grandi del '900 italiano.