L'attesa è forte, le preoccupazioni notevoli, la mediazione aperta. Sembrano arrivate alla fine le modifiche al Codice dei Beni culturali e del paesaggio che si sono rese urgenti dopo la chiara sentenza n. 367 del 14 novembre 2007 della Corte Costituzionale, che fra le altre cose scrive: «La tutela ambientale e paesaggistica, gravando su un bene complesso ed unitario, considerato dalla giurisprudenza costituzionale un valore primario ed assoluto, e rientrando nella competenza esclusiva dello Stato, precede e comunque costituisce un limite alla tutela degli altri interessi pubblici assegnati alla competenza concorrente delle Regioni in materia di governo del territorio e di valorizzazione dei beni culturali e ambientali». Facendo un breve riepilogo della situazione, dopo le modifiche alle parti culturali (D. Leg. 1562006) e ambientali (D. Leg. 1572006) del Codice dei Beni culturali e del paesaggio, la succitata sentenza della Corte Costituzionale, assieme alla ratifica della Convenzione europea per il paesaggio, portavano, nei giorni stessi delle dimissioni del governo Prodi (Consiglio dei Ministri del 25 gennaio 2008), la proposta di modifiche non lievi nello stesso Codice, non solo e non tanto nel fare propri ratifica ed apparato concettuale della Convenzione europea del paesaggio (Firenze 2004), quanto per il rafforzamento del ruolo delle Soprintendenze nella procedure autorizzative, pur all'interno di un'ampia e delegata gestione della pianificazione paesaggistica. (Chissà se dopo il D. Leg 4901999 che unificava in Testo Unico tutta la normativa fino ad allora prodottasi nella tutela dei beni culturali, in gran parte formata dalle leggi del 1939 e dalla c.d. 'Legge Galasso' del 1985), la nuova e ravvicinata legge 422004 e le ripetute modifiche non porteranno fra poco alla necessità di un nuovo Testo Unico). Il problema sarà stabilire quali saranno le competenze sul paesaggio relative allo Stato (Ministero e Soprintendenze) e agli Enti locali (a partire, ovviamente, dalle Regioni). Ed è forte la preoccupazione negli ambienti più sensibili a tali modifiche: da qui gli appelli delle maggiori associazioni ambientaliste e degli intellettuali più attenti, affinché non venga indebolita la competenza dello Stato sul paesaggio né vengano sottoposte a rischio di incostituzionalità, stante la succitata sentenza, le modifiche al Codice che verranno approvate. Le formulazioni della commissione del ministero dei Beni e delle attività culturali guidata da Salvatore Settis, che rivendica allo Stato la parola decisiva, sono sotto la pressione forte di alcune Regioni, dalle quali emanano richieste di considerare obbligatori ma non vincolanti i pareri del Soprintendente (quindi dello Stato) nelle autorizzazioni agli interventi sul paesaggio. La mancanza di tale vincolo toglie uno strumento unificante per la tutela e rischia di consegnarlo alla varia composizione delle forze e degli interessi locali. Da questo punto di vista, si leggano, assieme al preoccupato e motivato intervento nel sito di Eddyburg di Giovanni Lovasio, Presidente di Italia Nostra, le recenti note di Azzurra Pacces su «Edilizia e Territorio», nelle quali vengono sottolineate le modifiche che le Regioni avrebbero strappato al ministro Rutelli in materia autorizzativa. La delicatezza della questione appare evidente, anche per la posta attualmente in palio in Sardegna, e certo non giova alla discussione il fatto che la corsa per apportare (dopo i passaggi alle Commissioni ambiente e cultura delle camere e al Consiglio di Stato) le modifiche approvate entro il 1 maggio avvenga in piena coincidenza con il momento topico della campagna elettorale. Anche queste tensioni legislative appaiono tipiche dell'ultimo tormentato decennio politico, dello scontro sociale in atto e delle forti tensioni fra territori regionali e Stato, nelle quali non vorremmo venisse smarrito, per via della omologazione di interessi che si intravvede nel ravvicinamento delle due grandi forze politiche, il ruolo superiore dello Stato come custode della collettività nazionale e dell'uguaglianza dei suoi diritti e doveri.
SARDEGNA - Beni culturali e Regioni, il ruolo di controllo deve restare allo Stato
La Corte Costituzionale ha emesso una sentenza che ha stabilito che la tutela ambientale e paesaggistica precede e costituisce un limite alla tutela degli altri interessi pubblici. Ciò ha portato a una proposta di modifiche al Codice dei Beni culturali e del paesaggio per rafforzare il ruolo delle Soprintendenze nella pianificazione paesaggistica. Le modifiche sono state proposte dopo la ratifica della Convenzione europea per il paesaggio e la dimissione del governo Prodi. Le Regioni hanno richiesto di considerare obbligatori ma non vincolanti i pareri del Soprintendente nelle autorizzazioni agli interventi sul paesaggio, ma il ministro Rutelli ha rifiutato.
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