SASSARI. Il decreto ministeriale del 28 febbraio scorso è arrivato - imprevisto - e ha avuto un effetto dirompente nell'organizzazione delle Soprintendenze in Sardegna. Il ministero per i Beni e le Attività culturali ha infatti deciso di riorganizzare gli uffici ministeriali dislocati nelle varie regioni prevedendo per la Sardegna l'accorpamento della Soprintendenza per i Beni architettonici e il Paesaggio di Sassari e Nuoro in un unico ufficio periferico ministeriale di ambito regionale con sede a Cagliari. Nessuno si aspettava un'evoluzione di questo tipo. Anzi, sino al 21 febbraio, nella bozza di decreto quella di Sassari era addirittura sede centrale per tutta l'isola. Sono bastati pochi giorni per ribaltare il quadro e «cancellare» Sassari-Nuoro. Si pensava che il ministero valutasse, come è accaduto per altre regioni d'Italia (ad esempio Calabria e Puglia, Molise e Liguria), le specificità della Sardegna e riconoscesse agli uffici di Sassari quell'autonomia garantita ormai da cinquant'anni. Niente da fare, la «testa» sarà a Cagliari. Il mezzo secolo di attività - paradossalmente - viene celebrato con un atto di «cessazione», proprio nel momento in cui le Soprintendenze devono cominciare a «gestire» il piano paesaggistico regionale. L'imprevisto ripensamento ministeriale ha giustamento tenuto conto delle specificità proprie della Soprintendenza Archeologica, che a Sassari avrà la sua sede regionale. Ma il decreto del 28 febbraio ha declassato gli altri uffici ministeriali del nord Sardegna. Cagliari, infatti, annovererà la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici, una Soprintendenza ai beni architettonici e il paesaggio (accorpando anche Sassari-Nuoro) e su base regionale anche una Soprintendenza per il Patrimonio storico-artistico, una Soprintendenza Archivistica, l'Archivio di Stato che accorpa tutti gli altri archivi. Ne hanno parlato ieri pomeriggio, in un incontro con i giornalisti, i funzionari dell'ufficio di via Monte Grappa, che in mattinata avevano avuto una riunione con il sindaco Gianfranco Ganau e la giunta comunale, per illustrare i contenuti del decreto che inevitabilmente avrà contraccolpi sull'intero territorio regionale con prevedibile aggravio dei procedimenti e rallentamento dei tempi di rilascio delle autorizzazioni, con ricadute anche a livello economico su imprese e liberi professionisti. Perdita di autonomia significa anche non avere in sede il dirigente di riferimento, poichè l'accorpamento previsto dal ministero comporta la presenza di un unico dirigente regionale a Cagliari. La scelta appare davvero come irrazionale se si considera che l'Ufficio ministeriale di Sassari, che ha competenze sul restauro e la tutela del paesaggio, elabora ogni anno almeno 5000 pratiche paesaggistiche (e col Ppr il lavoro può solo aumentare), ha 500 autorizzazioni nel settore del restauro architettonico e altrettanti cantieri su cui esercitare l'alta sorveglianza, venti cantieri di restauro in conduzione diretta, verifiche e dichiarazioni di interesse, controlli sul territorio, attività di promozione culturale e di divulgazione. Un Ufficio che interagisce con 190 comuni distribuiti sul territorio del nord e centro Sardegna (Sassari, Olbia-Tempio, Nuoro e Ogliastra). «Su quest'area operano cinque architetti - dice Bruno Billeci -. Ogni giorno facciamo 3-4 conferenze di servizi e interventi nei cantieri. Se c'è un problema, lo sottoponiamo subito al nostro dirigente e lo si risolve in tempi stretti. Nel momento in cui il decreto dovesse entrare in vigore (deve essere ancora registrato alla Corte dei conti, ndr.), il nostro ufficio dovrà soltanto istruire la pratica da sottoporre a Cagliari per le decisioni in merito». «La scelta ministeriale - dice il funzionario Daniela Scudino - sembra ignorare che il nostro ufficio svolge compiti di tutela che incidono profondamente sull'economia del territorio, con finanziamento e gestione diretta di interventi edilizi per centinaia di migliaia di euro ogni anno». «Nei suoi cinquant'anni di attività autonoma - aggiunge il direttore amministrativo Simonetta Cattaneo -, abbiamo creato una fitta rete di rapporti interistituzionali con comuni, province, università, facoltà di Architettura, uffici diocesani o sanitari, che saranno negativamente condizionati da questo depotenziamento di fatto e di diritto». Si è trattato di scelta politica? Di sicuro la caduta del Governo Prodi non agevola un percorso di dialogo. Ma i dipendenti sperano che qualcosa cambi prima della registrazione del decreto. Consapevoli che il territorio meriti attenzioni maggiori da parte di quella politica che spesso si mostra matrigna.