La devozione dei napoletani che diventa un museo è l'ultimo "miracolo" di San Gennaro. Il Tesoro, che negli anni Sessanta ispirò anche un film di Dino Risi, diventerà "esposizione permanente", una mostra di antichi capolavori realizzati dai maestri artigiani, orefici, argentieri e gioiellieri. Accanto al busto del santo benedicente, nella Real Cappella, si darà vita ad un percorso di cui faranno parte anche le tre sacrestie del '600, per la prima volta accessibili dopo essere state riportate al progetto originale grazie alla documentazione trovata nell'archivio. Otto anni ci sono voluti per realizzare il progetto ideato dalla Deputazione laica, presieduta (nominalmente) dal sindaco di Napoli pro-tempore, come volle Gioacchino Murat nel 1811. Una nuova "operazione San Gennaro", portata a termine da maestranze rigorosamente napoletane, fermamente voluta dall'Istituzione che dal 1527 custodisce la preziosa Cappella del Tesoro. Si trattava di riordinare 700 anni di donazioni, farne un racconto religioso e storico, tradurre in un grande e simbolico ex voto il legame tra la città e il suo santo patrono. Non stupisce, dunque, che il progetto, oltre alla celeste e scontata benedizione del santo, abbia ottenuto anche l'alto patronato del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. La prima mostra tematica sarà dedicata agli Argenti. Un patrimonio, a detta degli esperti, secondo a pochi altri: calici pissidi, cestelli, giare, candelabri, piatti, estensori. Per la realizzazione dei busti si accesero, tra il '600 e il 700, lotte feroci tra gli scultori e cesellatori che volevano aggiudicarsi le commesse. Capolavori di rara bellezza, come il reliquiario del Sangue, uno splendido esempio di oreficeria trecentesca di manifattura angioina o il turibolo votivo, una lampada riccamente decorata sormontata da putti e ali. Gli argenti insieme ai gioielli rappresentano una parte importante del Tesoro. Solo durante la seconda guerra mondiale venne trasferito nella Abbazia di Cassino. «Con l'apertura del Museo di San Gennaro offriamo ai cittadini e ai turisti una grande opportunità. È la storia più profonda di Napoli che viene alla luce», spiega il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino. E aggiunge: «E un modo straordinario di ripercorrere tempi e culture diverse della nostra città. Tempi e culture che hanno nel culto di San Gennaro un fondamentale elemento di unità e coesione». «Con il cardinale Michele Giordano si sta lavorando - conclude il governatore -perché i beni culturali ecclesiastici diventino patrimonio e memoria e, allo stesso tempo, risorsa per il futuro». Il museo è stato presentato ieri nella sede romana della Regione Campania. Verrà inaugurato il prossimo 9 dicembre, E diventerà un punto di riferimento per i campani all'estero, lontani ma sempre legati a! loro santo. Come dimostrano i numeri: 123 mila contatti nei primi 10 giorni di apertura del sito www. museotesorosangennaro.it; 1.747.000 visitatori in un anno alla Real Cappella. Grazie alla collaborazione della società Dante Alighieri, che ha oltre 400 sedi sparse nel mondo, la collezione verrà esposta in numerosi paesi stranieri. A farne richiesta sono soprattutto Stati Uniti, Sud America e Australia, dove è più forte la presenza di emigrati napoletani. Tutti lo vogliono anche se trasferire il Tesoro non sarà semplice. San Gennaro pensaci tu.