Il percorso di ricerca che si è dato il Museo d'Arte della città di Ravenna (MAR), ovvero quello di indagare e di valorizzare i grandi temi e le figure centrali della critica e della storia dell'arte, dopo le esposizioni dedicate a Roberto Longhi nel 2003 e a Francesco Arcangeli nel 2006, si arricchisce di un nuova tappa. Si tratta dell'omaggio a Corrado Ricci (Ravenna, 1858 - Roma, 1934), figura certamente non molto conosciuta dal grande pubblico, che tuttavia è da considerarsi come una delle personalità più ricche e complesse della cultura italiana a cavallo tra Otto e Novecento. La mostra (catalogo Electa), curata da Andrea Emiliani e Claudio Spadoni, ha dunque il merito di offrire un ampio e suggestivo itinerario storico-critico di Ricci documentandone l'intensa e multiforme opera di studioso, museologo, storico dell'arte, funzionario attento alla tutela del patrimonio sia artistico che naturalistico del nostro Paese. In questo ambito rientra la sua azione di promuovere le Soprintendenze (la prima, nel 1897, venne istituita a Ravenna), favorendo insieme al suo concittadino Luigi Rava, che fu a lungo ministro con Giovanni Giolitti, l'avvio di una legislazione protezionista che portò alla moderna conservazione dei beni culturali e ambientali. L'esposizione, dislocata in tre sedi (MAR, Biblioteca Classense, Museo Nazionale) attraverso immagini, documenti, testimonianze esplora l'attività che Corrado Ricci svolse sia nei principali Musei italiani, come la Galleria Nazionale di Parma (1893) e successivamente quella di Modena, la Pinacoteca di Brera (1898), gli Uffizi (1903) e l'Accademia Carrara di Bergamo (1911), sia come Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti (1906). Nutrita è la raccolta di capolavori che documenta la vicenda intellettuale di Ricci: opere che riflettono il suo pensiero, gli studi, il lavoro, la sua innovativa concezione museo-grafica. Che è quella, tra l'altro, della attenzione alla politica del restauro e delle acquisizioni, politica che la mostra documenta con la superba Fanciulla d'Anzio, raffinatissima scultura dell'arte greca, acquistata dallo Stato nel 1907 anche grazie alla segnalazione di Ricci, e con numerosi dipinti. Tra questi c'è il piccolo e prezioso Crocisso di Cosmé Tura, proveniente da Brera, La Madonna col Bambino di Jacopo Bellini di cui Ricci bloccò la vendita oltreoceano impegnandosi personalmente con una cambiale di dodicimila lire. Parmigianino e Carracci ci conducono poi agli studi di Ricci sulla Collezione Farnese di Capodimonte, mentre il riordino della Galleria dell'Accademia di Ravenna è riproposto nell'allestimento a suo tempo voluto dallo studioso con opere di Longhi, Rondinelli, Zaganelli. I contributi dello storico dell'arte sono documentati con opere di Barocci, Reni, Cagnacci, mentre il percorso espositivo si conclude con una sezione dedicata al paesaggio italiano avvertito da Ricci come unità tra bellezza naturale e memoria culturale con opere, tra gli altri, di Fontanesi, De Nittis, Signorini, Palizzi.