Comitato per la salvaguardia del lago e delle Caviate Spett.le Redazione de «La Provincia» leggendo sul vostro giornale l'articolo di Gianfranco Scotti circa la situazione delle piazze lecchesi e degli errori che sono stati commessi nel tentativo di ridisegnarle, non posso non ritrovarmi nelle sue idee e fare un inevitabile paragone. Concordo pienamente con Scotti quando afferma che la fisionomia delle nostre strade e piazze storiche è il frutto di secoli di trasformazioni, il volerle riqualificare per sottrarle al degrado e restituirle alla pubblica fruizione è senz'altro scopo meritevole e qualificante di un' amministrazione ma deve essere compiuto con cognizione di causa, supportato dallo studio della storia del luogo e soprattutto deve essere chiaro lo scopo ultimo della riqualificazione affinché la cura non sia peggio del male. Quando un monumento deve essere restaurato non si bada a spese, piuttosto si rinvia il restauro ma l'intervento, se fatto, deve essere semplicemente perfetto. Nulla è lasciato al caso, se per un tetto ci vuole quella tegola con quella sfumatura di rosso, quella verrà usata, altrimenti si toglie l'anima al monumento, lo di deturpa. E' come se un signore con i capelli castani andando dal parrucchiere ne uscisse con i capelli biondo platino perché avevano finito la tinta castana o perché costava troppo; era meglio non andarci. Paragono le tegole sopracitate con le mattonelle di viale Turati o di Piazza XX Settembre o le panchine in piazza ad Acquate. E non posso non confrontare i progetti di riqualificazione delle piazze lecchesi con quanto sta avvenendo per il progetto di riqualificazione (per me di squalifica) del lungolago di Malgrate. Entrambi i progetti sono partiti dall'esigenza sentita e palese di rendere tutto più vivibile; se, ad esempio, a Pescarenico lo spazio comunitario è piazza Era, per la comunità di Malgrate lo spazio è il suo lungolago, la sua passeggiata con vista sul Resegone e sul lago, resa celebre da molti artisti (si pensi a Carlo Pizzi che tra l'altro ha immortalato entrambi nelle sue celebri vedute): un quadro insomma. Ebbene, a Pescarenico come a Malgrate i progetti sono partiti con il piede sbagliato, cioè volendo strasfare e stupire il pubblico con "effetti speciali". Se a Pescarenico si voleva pietrificare la riva, (poi fortunatamente c'è stato in parziale ravvedimento), a Malgrate si vuole trasformare il "lungolago" in un "lungoparcheggio", nel senso che, pur di togliere le auto dalla strada, le si vuole rifilare nel lago, in pieno spregio del demanio pubblico. Non si può fare gli amministratori "ecologisti" volendo recuperare spazio alle auto e, allo stesso tempo, per non frustrare gli interessi degli esercizi commerciali che dei parcheggi hanno bisogno, farne pagare il prezzo a tutti noi, turisti e pesci compresi! Piuttosto si abbia il coraggio di togliere le auto e basta, come già fanno in molte città europee. Al sindaco malgratese che dice che chi lo critica non si è nemmeno degnato di prendere visione del suo lungimirante progetto (che finalmente renderà ciclabile la passeggiata "a lago" meglio "a parcheggio") rispondo che basta dare un'occhiata anche fugace ai disegni e senza essere dei tecnici per rendersi conto che a Malgrate il lago non arretrerà di 1015 metri per effetto dei cambiamenti climatici, come lui dice, ma perché verrà costruito un parcheggio sulle sue rive. Ho partecipato tempo fa ad un interessantissimo convegno organizzato dalla sezione comasca di Italia Nostra nella stupenda Villa Gallia di Como, argomento: «Costruire il Lago?: quale futuro per il paesaggio del Lario» (http:www.costruireillago.org) In quella sede ho apprezzato l'intervento di architetti paesaggisti, amministratori illuminati, avvocati, sovrintendenti, tecnici ambientali; tutte persone molto qualificate e sensibili verso la salvaguardia del Lario dalla continua edificazione delle rive. In modo accorato ci è stato spiegato che, primo fra tutti, è a rischio il paesaggio che pur non essendo un bene materiale come acqua o aria è comunque altrettanto fondamentale, perché il paesaggio non è semplicemente una percezione di spazio ma è come l'uomo vede la sua terra ed è parte integrante della sua cultura. Il concetto si può rappresentare benissimo con un motto: «Uomo non vendere la tua terra» e si sta pensando di includere il Lario nel patrimonio dell'umanità dell' Unesco. Lo stesso assessore provinciale Emanuele Panzeri, intervenuto al convegno, ci ha ricordato che il paesaggio è «?di rilevanza costituzionale, al pari dei diritti dei cittadini?». Speravo che qualcuno tra gli intervenuti a Como mi convincesse che il progetto di Malgrate, strenuamente voluto e difeso dal suo Sindaco, fosse accettabile, che andasse nella direzione di salvaguardia delle rive del lago, che il nobile scopo di eliminare i parcheggi dalla strada per realizzarci una pista ciclabile ed allargare il giardino potesse giustificare la realizzazione di una box seminterrato sull'arenile in piena area demaniale. Purtroppo sabato sera sono tornato a casa dopo il convegno con le stesse convinzioni della mattina, anzi rafforzate, non c'è giustificazione che tenga alla sottrazione di area demaniale ai cittadini, neanche il fatto che il lago ormai è sempre sotto il livello decretato (197,39 m . slm) e che la spiaggia offre un brutto spettacolo perché sporca o perché ci sono gli scarichi fognari. Il fine non giustifica i mezzi, il bisogno di posti auto non più stravolgere il paesaggio. Il comitato cittadini che a Blevio (www.rivediblevio.it) si batte (ed ha pure vinto un ricorso al Tar) per una spiaggia che, senza nulla togliere, al confronto la nostra di Malgrate assomiglia a quella di Copacabana. Concludo auspicando un ripensamento da parte di chi ha l'ingrato compito di decidere, pianificare e preservare le piazze ed i paesaggi del nostro futuro. Piazze e scorci di lago sono già belli come sono, basta saperli valorizzare con semplici interventi di manutenzione e pulizia.