Nell'Ottocento c'erano 32 luoghi di culto in città con migliaia di oggetti di valore. Ormai dimenticati Una ricognizione sulle condizioni del patrimonio culturale dell'area briantea, sulle sue caratteristiche storiche e geografiche, sulla sua consistenza numerica, sulle prospettive di sviluppo, conservazione e fruibilità non può prescindere dal ruolo di primo piano che appartiene al patrimonio artistico, o comunque storico, della Chiesa. Non è superfluo ricordare che in tutta Italia gli edifici di culto rappresentano la trama principale della nostra eredità artistica e architettonica. Nel territorio del comune di Cantù, tra chiese, cappelle e oratori di preghiera, esistono 24 edifici destinati in qualche modo al culto i quali, se sommati a quelli sconsacrati, ma a tutti gli effetti parte integrante del paesaggio urbano come Sant'Ambrogio e il centrale oratorio di San Francesco, superano le 27 unità. Un numero certamente rilevante ma inferiore ai 32 edifici di culto che secondo quanto riferito da Carlo Annoni, storico e prevosto di San Paolo, esistevano nel borgo di Canturio e nelle sue frazioni all'inizio dell'Ottocento, quando la popolazione era un decimo di quella attuale. Non molto diversa la situazione nell'intera area canturina dove, considerando soltanto quegli edifici destinati effettivamente al culto, si annoverano decine fra chiese parrocchiali, santuari, cappelle e oratori di preghiera. Un considerevole patrimonio spesso misconosciuto, talvolta difficilmente accessibile e sempre più problematico da gestire e da conservare, destinato, ad esclusione forse delle chiese principali, a decadere in uno stato di crescente disinteresse, di deterioramento e di inesorabile abbandono. Destino in parte già toccato alle cappelle degli antichi insediamenti rurali, le quali, non più destinate alla pratica devozionale, quando non sono state completamente trasformate e destinate a una diversa funzione, versano in una condizione di degrado talvolta irreversibile. Se poi si considerano le opere d'arte figurativa, gli organi storici e il corredo ecclesiastico appartenente a ogni edificio di culto, come i paramenti liturgici, i candelieri, i candelabri, gli ostensori, gli stendardi processionali, le oreficerie e i ricami, mediamente calcolati per ognuna delle parrocchiali e per le altre chiese di maggior rilevanza in qualche centinaia di unità, non è difficile immaginare l'imponente consistenza del patrimonio storico - artistico ecclesiastico. A conferma dell'eccezionale entità di questo repertorio vanno poi aggiunti gli ex voto su tavola e su tela dei santuari; gli archivi parrocchiali ai quali va riconosciuto il fondamentale ruolo anagrafico svolto a partire dal Concilio di Trento sino alla metà del XIX secolo. Nè vanno dimenticate le epigrafi poste sulle pareti interne delle chiese, in commemorazione di uomini o avvenimenti accaduti nei secoli. Nel loro insieme le chiese del Canturino custodiscono verosimilmente migliaia di oggetti di valenza artistica, la maggior parte dei quali, in seguito agli effetti della riforma liturgica operata dal Concilio Vaticano II, risulta ormai sottratta all'uso rituale e relegata nella più astratta dimensione della pura tutela. Da questa condizione deriva tutta una serie di problematiche relative alle caratteristiche ambientali della conservazione di questo ingente patrimonio, alla carenza di spazi idonei, all'assenza di manutenzione e di restauro in grado di garantirne l'integrità. A questa va aggiunta quella che può essere considerata come la più minacciosa e temibile prospettiva: l'oblio. Quale destino auspicare, dunque, per il patrimonio ecclesiastico? Quali le condizioni indispensabili alla sua conservazione senza che per questo venga disperso o snaturato dei propri contenuti? Una prima risposta potrebbe giungere dal completamento e dal miglior utilizzo della sua catalogazione, che permetterebbe finalmente di disporre di strumenti che consentano una cognizione più specifica della sua reale consistenza. Anche per l'area canturina, come per l'intera Lombardia e in genere per tutto il Paese, le chiese e, in senso lato, gli edifici di culto, rappresentano la massima concentrazione di beni culturali che l'intero territorio possa esibire. Sino all'avvento della moderna civiltà delle immagini, le opere figurative custodite al loro interno hanno costituito per secoli le sole raffigurazioni conosciute dalla popolazione, rappresentando dunque molto spesso una delle rare occasioni di veder riprodotto uno scenario diverso dal proprio ristretto mondo quotidiano. «La pittura insegna agli illetterati ciò che la scrittura insegna ai letterati per istruire le menti», scriveva San Gregorio Magno nell'anno Seicento al vescovo di Marsiglia, Sereno. Mentre, però, per le opere di natura pittorica e per gli stessi corpi fisici delle chiese sono state condotte molteplici indagini conoscitive, abbastanza vasta è quella relativa a Galliano, l'intero corpo minore risulta spesso sconosciuto e proprio per questa ragione ancora più fragile e ancora di più difficilmente tutelabile.
LOMBARDIA - Il patrimonio delle chiese sta scomparendo
Nell'Ottocento, Cantù aveva 32 luoghi di culto con migliaia di oggetti di valore. Oggi, il patrimonio culturale dell'area è in difficoltà, con edifici di culto in disuso e oggetti di valore in pericolo. La Chiesa ha un ruolo importante nel patrimonio artistico e storico dell'area. Ci sono 24 edifici di culto attivi e 27 sconsacrati, ma molti oggetti di valore sono stati rimossi o sono stati danneggiati. La catalogazione e la conservazione degli oggetti sono fondamentali per la loro tutela. Le chiese del Canturino custodiscono migliaia di oggetti di valenza artistica, ma molti sono stati rimosso o sono stati danneggiati.
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Bene culturale
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