Recuperati, in Svizzera, centinaia di reperti archeologici e di ceramica medievale illecitamente trafugati al Patrimonio artistico nazionale da un'organizzazione dedita al traffico internazionale di opere d'arte con individuate basi nel Lazio, Toscana, Campania e Umbria. L'operazione, durata alcuni mesi, condotta dal Comando Unità Speciali in collaborazione con la Polizia Elvetica a seguito di rogatoria internazionale, ha portato alla scoperta di laboratori clandestini di restauro. E sono circa 500 i reperti archeologici (alcuni dei quali in rara ceramica medievale), recuperati in Svizzera dai finanzieri del Comando Unità Speciali -Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico grazie ad una complessa operazione durata alcuni mesi, che ha portato, fra l'altro, alla denunzia di 6 responsabili ed all'individuazione di due laboratori clandestini specializzati nel restauro di oggetti antichi. L'operazione delle Fiamme Gialle, chiamata in codice "Ulisse", è stata condotta tra la Svizzera ed alcune regioni italiane (Lazio, Umbria, Toscana e Campania), attraverso le quali si era sviluppato un proprio traffico di reperti archeologici. I reperti, provenienti dall'Etruria meridionale, prendevano la strada della Svizzera ove, in un sofisticato laboratorio ginevrino, un esperto restauratore romano procedeva alla loro ristrutturazione prima di immetterli sul mercato clandestino internazionale. Contestualmente alle indagini condotte in territorio elvetico, gli investigatori della Guardia di Finanza concentravano la loro attenzione fra la Toscana e l'Umbria svelando il ruolo ricoperti all'interno dell'organizzazione da un noto umanista italiano esperto in etruscologia, e da una collezionista svizzera di origine italiana, la quale aveva il compito di trovare, attraverso pubblicazioni e monografie del settore, una sorta di legittimazione ai reperti da commercializzare ed esportare illegalmente. Nel corso di un'analoga perquisizione che i finanzieri hanno eseguito presso l'abitazione di un altro collezionista, sono stati rinvenuti, oltre ad un'urna cineraria, anche numerose immagini fotografiche inerenti a reperti pronti per essere venduti. Utile per il buon esito delle indagini è stata la cooperazione fra la Guardia di Finanza e la Polizia Elvetica. Traffici di questo tipo, oltre che produrre guadagni enormi per i responsabili, sono solitamente sottratti all'imposizione fiscale, se non addirittura collegati al riciclaggio di denaro sporco. Le indagini proseguono per identificare i ricettatori italiani e stranieri collegati all'organizzazione di trafficanti. Congratulazioni del ministro per i Beni Culturali, Giuliano Urbani, alle Fiamme Gialle per il sequestro di circa cinquecento reperti archeologici recuperati in Svizzera dai finanzieri del Comando Unità Speciali Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico. "Mi congratulo - Scrive Urbani in un messaggio - per l'attività seria e metodica che consegue brillanti risultati nella difesa del patrimonio culturale e nel contrasto ai circuiti finanziari della criminalità organizzata. I beni recuperati oggi rappresentano un passo importante per l'azione di prevenzione e persecuzione dei reati che arrecano danni scientifici irreparabili alle testimonianze della storia e offendono i valori della nostra cultura".