I contatti con "lArciere" dopo aver organizzato e messo a segno il colpo -------------------------------------------------------------------------------- Il gup Roberto Arata, dopo aver letto attentamente i rapporti dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria e del reparto operativo, non ha dubbi: Renato Di Maio è un delinquente abituale che ha partecipato allorganizzazione e allesecuzione del furto nella Palazzina di Caccia di Stupinigi nella notte tra il 18 e il 19 febbraio 2004. Si merita quindi una condanna a quattro anni e otto mesi. In più deve risarcire le sue vittime: con ventimila euro lOrdine Mauriziano e con altri diecimila la parrocchia di Poirino, spogliata a sua tempo di arredi sacri per un valore di cinquantamila euro. Ieri la sentenza con rito abbreviato. Per i pm Enrico Arnaldi di Balme e Andrea Padalino, contitolari delle inchiesta sul grande «furto» nella Palazzina di Stupinigi, trasformatasi poi in unindagine per estorsione, è la conferma della loro ipotesi accusatoria. Di fatto ieri un giudice ha stabilito inequivocabilmente che Renato Di Maio, scampato peraltro allaccusa di estorsione che è contestata ad altri sinti, tutto è stato tranne che un mediatore per il recupero dei mobili intarsiati dal Piffetti e rubati in modo rocambolesco dalla Palazzina di Caccia. Agli investigatori della polizia giudiziaria e del nucleo operativo è bastato infatti individuare i quattro garage, due presi in locazione a Saluzzo e altri due affittati a Carmagnola da Renato Di Maio, per capire che lì erano stati nascosti i mobili trafugati in attesa che la trattativa con lOrdine Mauriziano per il riscatto del bottino andasse a compimento. Ieri davanti al gup Arata è comparso anche Germano Farra, luomo che aveva affittato a Di Maio i due garage di Saluzzo. È stato assolto. Limportanza di questa prima sentenza sta però nel fatto di aver finalmente fatto luce sul ruolo avuto da Renato Di Maio e soprattutto dai due clan di nomadi sinti di Villafranca che, oltre che del furto a Stupinigi, potevano vantarsi di aver razziato mezzo Piemonte, spingendosi anche in Francia e in Svizzera. Al vertice della banda cera Daniele De Colombi, detto "Zimbo", 54 anni. Secondo i pm Arnaldi di Balme e Padalino, che lo accusano anche della spoliazione completa di 14 chiese, delle razzie in otto istituti religiosi e in due case di riposo e del furto delle elemosine in 156 parrocchie, "Zimbo" e i suoi complici, non riuscendo a piazzare il bottino di Stupinigi, avevano intavolato una trattativa con lOrdine Mauriziano fingendo di essere in grado di recuperare quanto rubato (a loro dire da una pericolosa gang calabrese) prima che fosse tutto venduto in Arabia Saudita. Il "compenso" chiesto per il recupero era stato dapprima di 400 mila euro; poi, generosamente, Zimbo si era accontentato di 250 mila euro. Di certo lastuto sinti era riuscito a gabbare non solo lOrdine Mauriziano, ma anche il maresciallo dei carabinieri Riccardo Ravera, diventato celebre come "Arciere", uno degli investigatori che parteciparono alla cattura di Totò Riina, e il sovrintendente della polizia stradale di Saluzzo Giuseppe Cavuoti. La scoperta della trattativa da parte della Procura però aveva guadagnato al gruppo di sinti anche laccusa di estorsione e avviato uninchiesta per concorso in estorsione per Ravera (che ha restituito la medaglia avuta per larresto di Riina) e Cavuoti, che di certo avevano scambiato i ladri per mediatori. I mobili rubati dalla Palazzina di Stupinigi erano stati comunque ritrovati il 25 novembre 2005 in un prato nei pressi della Frazione Cascina Broglietta di Villastellone.