Il «Progetto Medici» langue. L'ultima riesumazione, all'interno delle Cappelle Medicee, risale al 30 maggio 2006. Poi più niente. Colpa dei soldi che mancano e della mai sopita concorrenza tra gli atenei cionvolti, quello di Pisa e quello di Firenze, la cui convivenza è sempre stata difficile. Allora circa un anno fa - considerata la lentezza con cui procedevano le indagini - alla professoressa Donatella Lippi, responsabile dell'unità operativa «fiorentina » del progetto ideato dal professor Fornaciari di Pisa, venne l'idea di uno «studio» parallelo che in pratica da ieri è realtà. Vi sono coinvolti: l'Università di Firenze, 3 soprintendenze (Polo museale, beni architettonici e archeologica), l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e, naturalemnte, l'Opera Medicea Laurenziana. Questa sorta di «Progetto Medici bis» pone l'attenzione sulle sepolture presenti nella Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, nei pozzetti sotto alla tavola di marmo e porfido, ai lati del monumento di Giovanni di Bicci, il padre di Cosimo il Vecchio e considerato il capostipite della «stirpe de' Medici di Cafaggiolo», come la definì Gaetano Pieraccini negli anni '20. Profondi circa 80 centimetri, larghi 80 e lunghi il doppio, i due sepolcri dovrebbero contenere una ventina di orci con i visceri di alcuni personaggi di casa Medici e le ossa di altri - tra cui Giovanni di Bicci, sua moglie Piccarda Bueri, Clarice Orsini (moglie di Lorenzo il Magnifico), Maddalena de la Tour d'Auvergne (moglie di Lorenzo Duca di Urbino), varie ossa di bimbi piccoli e di donne adulte. Oltre ai resti umani, dovrebbero tornare alla luce casse con brandelli di indumenti e di vari tessuti, tra cui ciò che rimanedi una bandiera con la croce di Malta del Duca di Bracciano che una volta avvolgeva il nipote di Isabella de' Medici (figlia di Cosimo I). In particolare l'attenzione del gruppo di lavoro dovrebbe concentrarsi sulla ricerca di tre donne di casa Medici scomparse nel nulla secoli fa: Maria e Isabella (figlie di Cosimo I) e Dianora (moglie di Don Pietro). Nel caso siano ritrovate le loro ossa - e sarà curioso conoscere in che modo l'identità verrà loro restituita con certezza - si potrà tentare di capire le cause della loro morte, giacché tutte e tre potrebbero non essere defunte per cause naturali. Da sottolineare che il contenuto dei due pozzetti è stato indagato due volte negli ultimi 150 anni: della commissione guidata da Luigi Passerini (settembre 1857) e del gruppo di lavoro guidato da Pieraccini e dall'antropologo Giuseppe Genna. Èstato proprio il ritrovamento del vasto archivio di quest'ultimo, da parte della Lippi, a far scattare l'idea di progettare e realizzare questa seconda indagine che ieri mattina in gran segreto - o quasi - ha mosso i primi passi. Dopo aver aperto i tombini, che non sono a tenuta ma lasciano filtrare l'aria, sono state inserite delle sondine con telecamera e cellula illuminante, sì da ricavarne delle immagini per poter decidere se procedereomeno. Considerato il contenuto dei tombini, è stato deciso di andare avanti e all'inizio della prossima settimana i vari «attori» di questa nuova impresa si ritroveranno per stabilire i termini di una convenzione che dovrà essere firmata. Chiariamo subito che questa indagine non ha niente a che vedere con il «Progetto Medici» (semmai è parallelo) e che le Cappelle Medicee, in quantomuseo, nonvi saranno coinvolte, perché la Sagrestia Vecchia di San Lorenzo si trova in una parte della Basilica che è fuori dalla zona museale statale. Per il resto, ieri c'era molta eccitazione al momento di calare le sondine nel buio secolare dei tombini «violato» dalla curiosità scientifica. D'altronde è innegabile che su Firenze spira unvento di rinnovato interesse per le indagini paleopatologiche: dopo che l'appeal intorno al «Progetto Medici» è un po' calato - lo stop delle riesumazioni gli ha fatto perdere la spettacolarità della prima ora - una decisa inversione di tendenza si è avuta di recente con le riesumazioni, per scopi scientifici, di Pico della Mirandola e di Agnolo Poliziano, per non parlare della volontà del professor Galluzzi di riesumare Galileo Galilei e quella del professor Mallegni di far tornare alla luce i resti di Leonardo da Vinci.