Sono passati ventanni. Centosessanta imprese si sono associate a Civita, dalle banche alle fondazioni bancarie, dalle compagnie di assicurazioni al settore manifatturiero del lusso, dalle case editrici ad aziende della comunicazione. Tra i soci fondatori di Civita ci furono grandi imprese come Enel, Ibm, Mediaset o Telecom. Quasi 200 persone lavorano a tempo pieno nelle numerose attività gestite dallAssociazione nei campi della ricerca (coi celebri Rapporti Civita), dello sviluppo e marketing del territorio, delle tecnologie legate ai beni culturali, della gestione di siti archeologici e musei, dellorganizzazione di mostre ed eventi, della convegnistica. Gianfranco Imperatori è - sin dalla prima ora - il vulcanico segretario generale di Civita. Gli chiediamo a lui dove e come è scaturita la scintilla di questidea. « È scaturita in banca. O meglio è stata concepita con lottica del banchiere. Perché il banchiere, dopo il politico, deve guidare lo sviluppo. Io non sono un uomo di cultura umanistica ma credo di essere sensibile alla cultura. Mi sono applicato al progetto di Civita con passione ed emozione. Ma è stata lemozione del banchiere». Il suo studio di Via del Corso è pieno zeppo di fotografie scattate con presidenti della Repubblica, principi di sangue reale, Governatori della Banca dItalia, a segnare il ruolo e il riconoscimento nazionale e internazionale acquisito da Civita negli anni. Ma trattenere Imperatori sulle glorie del passato è inutile. A lui preme di parlare del futuro. «Cominciamo dalle imprese. Oggi non solo aderiscono a Civita ma iniziano a fare con noi progetti di comunicazione. Un esempio solo le imprese della sicurezza. Stiamo creando un progetto operativo con alcune realtà del settore perché lambito culturale alimenta fortemente la domanda di sicurezza. Altro esempio: la cultura alimenta la domanda nel settore dellilluminotecnica. Vuole un terzo esempio? Larredo urbano. Beni culturali e decoro dei centri sono elementi di attrazione correlati». Dunque, il futuro dellItalia starebbe nellarredo urbano e nelle lampadine a luce fredda? «Non soltanto. Il vero futuro dellItalia sta nel web e nelle tecnologie a esso collegate. Noi dobbiamo innanzitutto far conoscere le nostre opere darte in giro per il mondo con lesportazione telematica. Un mio sogno, ad esempio, sarebbe stato quello di portare i Musei Càpitolini alle Olimpiadi in Cina. Milioni di cinesi avrebbero visto i Capitolini sui maxischermi. Rischiando che il dieci per cento di loro potessero poi venirli a vede dal vero a Roma. Capisce che effetto traino avrebbe la cultura sulla nostra economia del turismo?». Insomma, uninvasione. Ma siamo attrezzati a riceverli? «Lei tocca un ottimo argomento. Il turismo è unindustria che non possiamo lasciarci sfuggire. Ma noi dobbiamo puntare su un turismo di qualità. Qui a Civita abbiamo stimato che per essere recettivi nel turismo di qualità abbiamo bisogno di "alberghi della cultura" efficienti e semplici al tempo stesso, con prezzi accessibili. Abbiamo calcolato che si potrebbero attivare 8oo imprese alberghiere di questo tipo senza bisogno di cementificare ulteriormente ma, su modello dei paradores spagnoli, andando a utilizzare quel patrimonio pubblico ristrutturato o da ristrutturare che potrebbe essere convertito alla ricettività turistica. Su questo progetto abbiamo coinvolto lAnce, lassociazione dei costruttori italiani, le associazioni degli albergatori spingendo per una maggior razionalizzazione dei progetti e una consapevole vigilanza. In Italia si continuano a costruire alberghi a cinque stelle, oppure si punta sempre sulle coste. Ma noi abbiamo bisogno soprattutto di alberghi di qualità ma senza fronzoli, dedicati alla cultura del territorio, che ci facciano conoscere il fascino dellEtruria viterberse, delle Marche e dei suoi 250 teatri, della Via Francigena, delle rovine di Paestum, tanto per fare qualche esempio». In effetti, la presenza di alberghi di buona qualità, anche se essenziali nei servizi, è un aspetto ancora assente in Italia. Si raggiunge il Bel Paese sempre più spesso grazie a voli low cost, ma non si trovano alloggi low cost di qualità. «Mi lasci dire una cosa sui voli low cost. Sono una cosa ottima e pericolosa al tempo stesso. Prendiamo il volo low cost Londra-Brindisi che ha creato ad Alberobello in Puglia un impressionante affollamento di turisti. Qui, senza una politica di coordinamento territoriale si rischia davvero loverbooking. A Civita abbiamo attivato parecchi distretti turistici (ad esempio a Siracusa) per creare sistemi di offerta sul territorio integrati e razionali che leghino turismo balneare e turismo culturale». Volete anche occuparvi delle spiagge? «In un certo senso sì- sorride Imperatori -. In Italia, il turismo balneare se non lo si collega con linterno è destinato a perdere quota, perché noi non siamo competitivi ne coi Balcani e ne con altre parti del Mediterraneo. Dobbiamo incorporare linterno anche perché potremmo allargare fino a sette mesi la stagione. Con il turismo culturale là vacanza si allunga. E poi, col suo permesso, vorrei anche occuparmi di porti. A Civitavecchia sbarcano 2 milioni e 5oomila croceristi allanno. Vogliamo organizzare meglio lofferta turistica per loro? O li mandiamo solo a fare un veloce giro al Colosseo o gli acquisti a Via Condotti? Non potremmo mandarli a fare un bagno di bellezza a Saturnia, a Viterbo, a Caprarola, magari offrendo loro, come è stato fatto, un pullman dellarcheologia?». Ad aprile lItalia avrà un nuovo Governo. Quali sono le aspettative di Civita? «Bisogna premettere che Civita, in stretta collaborazione con il Fai ed il WWF, si batte per una valorizzazione attenta e consapevole del nostro patrimonio culturale e ambientale. Le aspettative di breve periodo della nostra associazione sono sostanzialmente due. Primo. Che cultura e turismo siano sempre più integrati. Secondo. Che si affronti davvero il problema di Pompei. Pompei deve diventare la più grande multinazionale della cultura in Italia. Già oggi è un luogo che crea ricchezza, ma si immagini se fosse adeguatamente promosso e organizzato il territorio allesterno degli scavi, se ci fossero ricettività, trasporti e servizi adeguati alla fama mondiale del sito. A questo punto, invito anche limprenditoria napoletana, le Fondazioni e la finanza campane: forse è giunto il momento di progettare sul serio il futuro di Pompei».
L'ITALIA VISTA DA CIVITA. ASSOCIAZIONE NATA IN FORNO
Sono passati ventanni dalla nascita di Civita, un'associazione di imprese che si è associata per promuovere lo sviluppo del territorio e la cultura. Tra i soci fondatori ci sono grandi imprese come Enel, Ibm, Mediaset e Telecom. Civita ha creato numerose attività nel campo della ricerca, dello sviluppo e del marketing del territorio, delle tecnologie legate ai beni culturali e della gestione di siti archeologici e musei. Il segretario generale di Civita, Gianfranco Imperatori, spiega che l'idea è nata in banca e che il banchiere ha concepito lo sviluppo del territorio come sua priorità.
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