Quale peso hanno gli argomenti addotti e quanto è sostenibile lonere di provare la non autenticità del papiro di Artemidoro? La querelle, portata avanti con impegno da uno studioso del calibro di Luciano Canfora, è in corso da circa un anno, mentre molti hanno mantenuto un prudenziale riserbo, in attesa di vedere bene le carte. Le carte, in questo caso, sono ledizione critica, che sarà disponibile fra poco, corredata da tutte le informazioni, la documentazione e le analisi scientifiche. Intanto, cerchiamo di fare il punto almeno su qualche aspetto essenziale. Partiamo dal frammento di papiro in sé. Da un grumo di brandelli, ricavato da quello che noi chiameremmo cartapesta e usato nella preparazione delle mummie, è stato ricostruito un pezzo alto circa 32,5 centimetri e lungo circa 2,55 metri. Oltre alla provenienza, letà del manufatto e la composizione dellinchiostro sono gli altri due elementi in gioco, che possono essere sottoposti ad analisi scientifica. Si sa che i falsari usarono talvolta pezzi di papiro antico ritrovati non scritti, ma si tratta di piccoli frammenti: difficile pensare a un pezzo di simili dimensioni. La composizione dellinchiostro è importante: quello antico è sostanzialmente nerofumo di composizione vegetale, mentre in seguito si usarono inchiostri fatti di polvere di ferro. Lanalisi ci dirà a quando risale il papiro e quale inchiostro è stato utilizzato per scriverlo. E veniamo al testo, di cui rimangono parti di cinque colonne: le prime due contengono un proemio che discetta sullo statuto intellettuale e il valore della geografia; della III restano solo poche sillabe; le colonne IV e V recano unintroduzione alla geografia della Spagna. Questultima contiene un passo citato da fonti tarde come appartenente al II libro dellopera geografica perduta di Artemidoro di Efeso, vissuto fra II e I sec. a.C.: è questa la base dellidentificazione. È forte la differenza stilistica fra il proemio e lesposi- zione delle colonne IV e V: il primo è scritto in uno stile pretenzioso, concettoso e barocco", pieno di immagini e di frasi a effetto, totalmente peculiare e, si può ben dire, di dubbio gusto; la seconda è scritta in una prosa semplice e descrittiva della realtà geografica. Lautore sa dunque manipolare molto bene la lingua darte del suo tempo: ma perché mai un falsario avrebbe dovuto scrivere in un modo così idiosincratico e non in uno stile più comune? Su lingua e stile si sono appuntate doviziose osservazioni di Canfora e dei suoi collaboratori, tese a mostrare che lessico, fraseologia e usi linguistici sono tardi, come testimonierebbero i paralleli in autori vissuti molti secoli dopo lepoca di Artemidoro. Su questo punto cruciale ledizione critica che sta per apparire si gioverà dellintervento di Albio Cesare Cassio, che è sicuramente una delle autorità di maggior peso e reputazione internazionale per quanto riguarda la storia della lingua greca e la filologia classica. Le indiscrezioni (e le discussioni fra colleghi grecisti) fanno capire come il verdetto vada a favore dellidentificazione di un testo autentico della tarda età ellenistica, nel quale sono presenti i tratti della prosa darte dellepoca. Accade in effetti di frequente che un nuovo testo rechi testimonianza di un termine o di un uso linguistico prima testimoniati solo assai tardi e che invece si rivelano ben più antichi, dal momento che la gran parte della letteratura greca antica è perduta. Di discussioni sullautenticità o meno di unopera è piena la storia della letteratura e dellarte e lesperienza insegna che lanalisi scientifica e quella linguistico-filologica ciascuna da sola rischiano di non risolvere i dubbi. Capita tuttavia che si pronuncino in accordo: in questo caso anche lo studioso prudente trova motivo per schierarsi.