La decisione IL PARERE L'Avvocatura di Stato, esprimendo il parere consultivo 1492603, ha chiarito che Regioni, province e comuni «possono sempre esercitare il diritto di prelazione nei riguardi di tutti i beni oggetto di dismissione dal ministero della Difesa». Sia sul prezzo posto a base d'asta, sia sul prezzo minore fissato in sede di ribasso GARANZIE Se ricorre l'interesse, storico-artistico, il bene può essere ceduto a soggetti pubblici o privati, in gestione o proprietà, a condizione che l'acquirente rispetti le esigenze conservative, d'integrità e di fruizione del bene venduto. La destinazione d'uso deve essere «compatibile con il carattere storico artistico» ROMA Regioni, province e comuni «possono sempre esercitare il diritto di prelazione nei riguardi di tutti i beni oggetto di dismissione dal ministero della Difesa». E lo possono fare «sia sul prezzo posto a base d'asta sia sul prezzo eventualmente minore fissato in sede di ribasso». Ma c'è anche un altro paletto che riguarda tutto il patrimonio dello Stato. Se ricorre l'interesse storico-artistico, il bene può essere ceduto ad altri soggetti pubblici o privati, in gestione o in proprietà, solo a condizione che l'acquirente fornisca alcune garanzie: rispetti cioè le esigenze conservative, d'integrità e di fruizione del bene venduto. La destinazione d'uso deve essere comunque «compatibile con il suo carattere storico artistico». È toccato all'Avvocatura dello Stato mettere un po' di ordine tra le mille leggi che regolano la vendita dei beni cui viene attribuito un valore storico e artistico. E il recente parere del Comitato consultivo (1492603) cade proprio nel momento in cui il decreto collegato alla Finanziaria ha introdotto il meccanismo del silenzio-assenso per la vendita dei beni culturali. Cambiano le regole. Tanto che gli ex ministri dei Beni culturali Domenico Fisichella (An) e Giovanna Melandri (Ds) parlano di «grande svendita del patrimonio culturale»: c'è il rischio concreto, infatti, che nei 120 giorni concessi dalla legge le sovrintendenze non siano in grado di individuare i beni da tutelare nel caos degli uffici del catasto. Il parere in esame è stato richiesto all'Avvocatura dalla sovrintendenza abruzzese e nasce dalla vendita (ora bloccata perché ritenuta illegittima) del complesso di San Bernardino dell'Aquila. Si tratta di una serie di edifici monumentali di proprietà della Difesa con il vincolo storico artistico: adiacente alla basilica che conserva le spoglie di San Bernardino da Siena, il complesso ingloba il distretto militare, un convento di frati francescani, un convitto, una scuola di ceramica, una biblioteca, chiostri, sale di letture e altro ancora. Nel 1996 San Bernardino è stato inserito dal ministero della Difesa nell'elenco dei beni da dismettere. Poi nel 2003, la Consap Spa avvia per conto dei militari le procedure d'asta per vendere a chi si avvicina di più al prezzo base: 987 mila euro che poi è molto meno del milione e 300 mila euro già impegnati dai Beni culturali per il restauro del medesimo complesso. In altre parole, la Difesa vende un suo gioiello di famiglia mentre un altro ministero sta spendendo una cifra enorme per restaurare il medesimo bene. Ora, al di là delle sorti di San Bernardino e di un caso analogo che riguarda un'isola della laguna di Venezia destinata a ospitare un albergo, l'Avvocatura scrive di «non condividere la soluzione prospettata dall'ufficio legislativo del ministero per i Beni e le attività culturali in relazione alla specialità del procedimento di dismissione di immobili militari aventi connotazione di interesse artistico». Il parere, infatti, ricorda «l'assoluta specialità della alienazione dei beni culturali, il cui valore, di destinazione e di uso, si connota in funzione soprattutto del loro radicamento con il territorio nazionale, regionale o locale».