La tesi di Canfora è nota: i frammenti sono un falso ottocentesco. Ma a Berlino Settis illustrerà le controprove della loro autenticità . Una scoperta sensazionale, unica. Una rivoluzione per le nostre conoscenze sullantico. Così è stato presentato al mondo il papiro di Artemidoro. Già nel 2004, quando la Fondazione per larte della Compagnia di San Paolo lo acquistò per ben 2.700.000 curo, e poi con più forza nel 2006 quando si poté ammirare in mostra a Torino. Allora tutti videro quei disegni che paiono di Raffaello e invece sono datati al primo secolo d.C. Una ventina di volti, mani, piedi: gli unici schizzi di giovani apprendisti pittori giunti sino a noi dallantichità, come ha spiegato lo storico dellarte antica Salvatore Settis che fortemente caldeggiò lacquisto del papiro. E, sul verso, circa quaranta scene di animali veri e fantastici, probabile campionario di bottega di un pittore o mosaicista. Insomma un cahier dartiste, unico anchesso. Di nuovo sul recto, poi, cè unimmagine della Spagna, la più antica carta geografica del mondo classico giunta fino a noi. Affiancata a un testo attribuito al geografo Artemidoro di Efeso (II-1 secolo a.C.), noto finora solo da brevi passi citati in opere posteriori. Meraviglia! Splendore! Visibilio! «A remarkable cultural eye-opener», comebbe a scrivere lantichista Mary Beard. Ma mentre tutti ammiravano estasiati, il filologo Luciano Canfora rimaneva perplesso di fronte a quella scrittura così impacciata, quel testo assai poco "classico" intriso di errori e contaminazioni tarde, quelle contraddizioni (troppe) di testo e limmagini che trovano spiegazione solo alla luce di conoscenze molto posteriori. Più rifletteva e più ne trovava. E non lo convinceva lidea di un papiro dalle "tre vite" - come sostengono Claudio Gallazzi, Bàrbel Kramer e Salvatore Settis, curatori delledizione critica. Un papiro usato prima per scrivere un testo corredato di mappa, poiper disegnarvi animali e infine (circa un secolo dopo) per esercizi di disegno. Che storia contorta! La sentenza di Canfora-non tardò a giungere: è un falso! Un falso clamoroso, opera forse di un abilissimo "professionista" ottocentesco, quel Constantinos Simonides che di geografi antichi sintendeva assai, ma anche di disegno e molto altro ancora. La tesi dì Canfora è lievitata, si è arricchita col tempo di nuovi dubbi, scoperte, ipotesi e persino di contributi altrui, fino a diventare ora un corposo volume collettaneo di oltre 500 pagine (Il papiro di Artemidoro, Laterza, Bari, pagg. 524, 28,00). Preceduto però nelluscita da un volumetto in inglese che riassume le tesi e pubblica persino una prima edizione critica del papiro (The True History, edizioni di Pagina, 2007, 16,oo). Unedizione "veloce", senza pretesa di esaustività. Una provocazione per chi annuncia tale editioprinceps oramai da due anni, e non la fa. Ma la risposta è pronta, finalmente. Mercoledì e giovedì prossimi a Berlino, con linaugurazione della mostra del papiro allAltes Museum, leditio si manifesterà (Il papiro di Artemidoro, edizioni Led, pagg. 630, 480,0) e sarà discussa. Finalmente si aprirà un dibattito tanto atteso di cui finora si era sentita quasi solo laltisonante voce di una parte. «In fondo, però, quello dellautenticità del papiro è un falso problema. E sposta lattenzione dai problemi veri», commenta Salvatore Settis. Cioè da quegli studi sul disegno antico e sul modo di lavorare degli artisti che sono un po un buco nero delle nostre conoscenze sullantico e su cui il papiro ha aperto ampi squarci. «Perché in realtà noi conosciamo parecchi disegni su papiro, circa un migliaio. Ma sono piccoli frammenti, e finora erano quasi tutti rimasti nei magazzini», continua Settis. «Il papiro di Artemidoro è eccezionale perché è grandissimo e mostra tanti disegni tutti assieme. E può stimolare la ricerca». Detto fatto. È stata da poco annunciata la pubblicazione dei circa 370 papiri figurati di Ossirinco. Anche i papiri conservati a Berlino sono in via di pubblicazione. E sta per uscire uno studio sui disegni che circolavano tra le botteghe dei tessitori antichi (a cura di Annemarie Stauffer). «Ne possediamo circa un centinaio ma nessuno prima dora aveva mai pensato di guardarli nel loro insieme. Già ora, quindi, il papiro sta dando i suoi frutti. Ci sta rivelando un mondo». Per ora gli addetti ai lavori (i papirologi), si sono tutti trincerati in una prudente attesa per riservarsi i commenti puntuali a dopo luscita delledizione critica. Però tra loro serpeggia una certa fiducia sullautenticità del papiro. Al punto che una voce autorevole come Peter Parsons si è moderatamente sbilanciato qualche settimana fa sulle pagine del «Times Literary Supplement». Non condivide affatto lo stupore di Canfora per la scrittura e lo stile del testo. E non si scompone troppo neppure per la teoria delle "tre vite". Con sofisticato humour britannico dice, in sintesi, che nei papiri di Ossirinco ne ha viste di molto peggio. Che lautenticità si deve verificare su altro, in primis le analisi scientifiche su papiro e inchiostro. Saranno rese note a Berlino. E non saranno le sole rivelazioni. Non rimane che attendere.
IL VERO ARTEMIDORO
Il papiro di Artemidoro è un documento antico che è stato oggetto di dibattito tra gli studiosi. La tesi di Canfora è che è un falso ottocentesco, ma a Berlino Setis presenterà controprove della sua autenticità. Il papiro contiene disegni di animali e scene di geografia, e alcuni studiosi lo considerano un cahier d'artiste unico. Tuttavia, Canfora ha scoperto che la scrittura e lo stile del testo sono poco "classici" e che il papiro potrebbe essere stato creato in un periodo successivo. La sentenza di Canfora è stata confermata da altri studiosi, e ora il papiro sta dando i suoi frutti, rivelando un mondo di disegni e scritti antichi.
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