LA RIFORMA Per Urbani è solo il tassello di un piano più vasto Resta da sperare che quanto detto dal ministro a Galan non sia l'ennesimo depistaggio. Trascorsi i tempi tecnici, questo decreto è "già" approvato. Quanto possono incidere le spinte veneziane e venete? Venezia Più che la Biennale nel suo complesso, sul terreno della contesa c'è, lo abbiamo detto molte volte, il suo boccone più ghiotto, la Mostra del Cinema. O meglio, l'aura del suo marchio storico, il suo grande prestigio internazionale che colloca la squattrinata ma nobilissima manifestazione veneziana su un piano etico "a parte" in uno scenario internazionale di mostre e di premi totalmente assorbito e controllato dal "mercato". Adesso, il meccanismo per l'approvazione del decreto è stato attivato e i giochi si sono fatti chiarì: resta solo da verificare nei fatti se quanto detto dal ministro Urbani al governatore Veneto e suo collega di partito, Galan, e da lui riferito "bona fide" alla stampa, non sia l'ennesimo della lunga serie di depistaggi che ha contrassegnato tutta questa vicenda. Si può tentare comunque di verificare se esistono ancora margini per un cambiamento del decreto legislativo o, in maniera più radicale, per una sua decadenza o un suo ritiro, anche se il "salvare la faccia" non ci pare la prima delle preoccupazioni di Urbani e la sua fretta nelle procedure è un segnale totalmente inequivocabile. Nel primo caso - il cambiamento - questo è certamente possibile ma resta esclusivamente nella competenza del ministro in quanto il parere della Bicamerale non è "di merito", cosa che spetterebbe alle commissioni specifiche ma non nell'iter di un decreto legislativo che è figlio di una delega del Parlamento al Governo e che nasce a Palazzo Chigi, va in Bicamerale per un parere "obbligatorio e non vincolante" e torna al Governo. In poche parole, se Urbani vuole, trascorsi i tempi tecnici, questo decreto è "già" approvato. Resta da vedere la "sensibilità" del ministro alle spinte veneziane e venete, campo questo tutto da esplorare ma di cui abbiamo significativi segnali da parte del sindaco di Venezia Costa che ieri, davanti ad una platea diessina, dopo aver bocciato 2 punti del decreto, consulta e indirizzi ministeriali, ha ampiamente sottolineato i lati positivi del provvedimento. Resta l'incognita (e la speranza) Galan, il cui peso specifico di politico e di ve-neto non è certamente indifferente nella Casa delle Libertà. Per approfondire questa analisi, bisogna determinare la forza della motivazione del ministro Urbani: fino a che punto è disponibile a fare, e in che misura, retromarcia? Nel marzo 2002, il Parlamento votò una legge delega al Governo al cui interno, (art. 10), si parlava di "delega per il riassetto e la codificazione in materia di beni culturali e ambientali, spettacolo, sport, proprietà letteraria e diritto d'autore". A noi piace leggere le leggi: è l'unico sistema per capire veramente. Dice la norma: "Ferma restando la delega di cui all'articolo 1, per Quanto concerne il Ministero per i beni e le attività culturali il Governo è delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il riassetto e, limitatamente alla lettera a), la codificazione delle disposizioni legislative in materia di: a) beni culturali e ambientali; b) cinematografia; e) teatro, musica, danza e altre forme di spettacolo dal vivo; d) sport; e) proprietà letteraria e diritto d'autore". Al comma "e" si entra nel vivo: "miglioramento dell'efficacia degli interventi concernenti i beni e le attività culturali, anche allo scopo di conseguire l'ottimizzazione delle risorse assegnate e l'incremento delle entrate; chiara indicazione delle politiche pubbliche di settore, anche ai fini di una significativa e trasparente impostazione del bilancio; snellimento e abbreviazione dei procedimenti; adeguamento delle procedure alle nuove tecnologie informatiche". Nello specifico di cinema, teatro, musica e danza la delega definisce di "razionalizzare gli organismi consultivi e le relative funzioni, anche mediante soppressione, accorpamelo e riduzione del numero e dei componenti; snellire le procedure di liquidazione dei contributi e ridefinire le modalità di costituzione e funzionamento degli organismi che intervengono nelle procedure di individuazione dei soggetti legittimati a ricevere contributi e di quantificazione degli stessi; adeguare l'assetto organizzativo degli organismi e degli enti di settore; rivedere il sistema dei controlli sull'impiego delle risorse assegnate e sugli effetti prodotti dagli interventi". Ciò, fatto salvo che (comma 4) : "disposizioni correttive ed integrative dei decreti legislativi possono essere adottate .... entro due anni dalla data della loro entrata in vigore". In conclusione, l'operazione Urbani è a vasto raggio e tende a creare un "blocco" cinematografico nazionale e un coordinamento per l'ottimizzazione delle risorse finanziarie, tutto sotto un saldo controllo centralistico statale. In tutto ciò, la Biennale costituisce una sorta di pietra angolare. Ecco che la motivazione di Urbani si dimostra molto forte, e dunque le possibilità di retromarcia "volontarie" appaiono davvero minime.
Biennale, ora è tutto nelle mani del ministro
Il ministro Urbani ha annunciato che il decreto per la riforma dei diritti d'autore è "già" approvato, nonostante le spinte veneziane e venete. Il decreto è stato attivato e i giochi si sono fatti chiaro. La Biennale di Venezia è stata menzionata come un fattore importante nella contesa per il controllo del decreto. Il ministro Urbani ha espresso la sua motivazione per il decreto, che include la creazione di un "blocco" cinematografico nazionale e un coordinamento per l'ottimizzazione delle risorse finanziarie. La Biennale di Venezia è stata menzionata come una pietra angolare per il decreto. La possibilità di retromarcia "volontarie" sembra minima.
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