Sarà porta a porta la campagna elettorale del Partito democratico. Oggi il via alla presentazione degli elenchi Fino a 50 mila euro per candidarsi Ecco il tariffario dei posti sicuri. Pronte le liste del Pdl Avere la certezza dellelezione ha un costo: dai 30 ai 50 mila euro per chi si presenta nel Pd. Cifre simili per il Pdl. Sono i contributi preventivi richiesti dai partiti visto che lattuale legge rende inutile la campagna elettorale personale. Nella Sinistra Arcobaleno Rifondazione chiede il versamento (il 55 per cento dellindennità) dopo lelezione. Ieri, il Pdl, dopo accese discussioni ha messo a punto le liste. Oggi e domani i partiti possono presentarle nella sede della Corte dAppello. Fabre alla Gam vita da romanzo del ritrattista di nobili e generali amico di Alfieri Si chiamava Premio Acqui Storia. Era dedicato alla memoria della divisione Acqui, trucidata nel 1943 a Cefalonia dai tedeschi. Tra i suoi fondatori annoverava Marcello Venturi, partigiano e narratore di razza. Si chiamava, per lappunto. Perché con il nuovo indirizzo dato alla manifestazione da Carlo Sburlati, ginecologo e assessore alla Cultura del comune acquese, il premio creato quarantun anni fa si è trasformato in altro da sé. Ossia in una sorta di salotto culturale di Alleanza Nazionale e, "per li rami", di giornalisti e di intellettuali di destra. A denunciarlo è stata LAncora, il vivace settimanale diocesano di Acqui Terme, che sta dedicando molto spazio alla vicenda. A sua volta esponente del partito di Gianfranco Fini e autore di un saggio su Corneliu Codreanu, il leader delle Guardie di Ferro romene, Sburlati ha motivato le sue scelte sostenendo di avere voluto riequilibrare un premio, che, in passato, sarebbe stato troppo di sinistra. Un atto di notevole lungimiranza politica dopo lintervento nella guerra di Crimea MASSIMO NOVELLI Anche il conte Camillo Benso di Cavour volle recitare una parte nel «Grande Gioco» che, nel secolo XIX, vide principalmente lInghilterra e la Russia duellare per il controllo dellAsia. Se è più che nota la presenza di un corpo di spedizione piemontese alla guerra di Crimea contro le truppe dello Zar, che consentì al Grande Tessitore di insediare il regno di Sardegna nel novero delle grandi potenze e di partecipare alle trattative di pace, dopo la caduta di Sebastopoli, al congresso di Parigi del 1856, meno conosciuta è unaltra abile sua mossa. È quella che, fra il 1857 e il 1858, condusse alla firma e alla ratifica di un trattato di amicizia e di commercio stipulato con lo Scià di Persia Nasser ed-Din, della dinastia Qajar. Fu un atto di notevole lungimiranza politica e diplomatica, che, da un lato, consolidava in funzione antirussa lalleanza con lInghilterra e la Francia, e dallaltro apriva allo Stato sabaudo le porte dei traffici con lOriente favoloso. Del trattato con la Persia si riparlerà, centocinquantanni dopo, allincontro promosso a Parigi, per giovedì 13 marzo, dal Premio Grinzane Cavour allIstituto di cultura italiano di rue de Varenne. Il titolo della giornata di studi, cui interverranno storici ed esponenti del mondo politico, è più che acconcio: Cavour e la Persia. Un modello italiano di politica internazionale. Fu proprio lo statista, in veste di presidente del Consiglio e di ministro segretario di stato per gli Affari esteri, a proporre al re Vittorio Emanuele II di proseguire sulla strada imboccata con la guerra di Crimea, allargando lorizzonte diplomatico e commerciale del regno attraverso l 'alleanza con un grande paese, come la Persia, oggetto da svariato tempo delle mire espansionistiche dello Zar. Lidea venne accolta e tradotta in realtà. I rappresentanti dei due Stati, il ministro plenipotenziario Villamarina per il regno di Sardegna e Farrokh Khan, ambasciatore straordinario, nonché primo ministro, per lalto governo persiano, si incontrarono a Parigi. E il 26 aprile del 1857 firmarono il trattato. Larticolo uno diceva che «A dater de ce jour, il y aura amìtié sincère et une constante bonne intelligence entre le Royaume de Sardaigne e tous les sujets sardes, et lEmpire de Perse e tous le sujets persans». Si stabiliva poi, tra le altre cose, che i consoli sardi avrebbero risieduto a Tehéran, Bender-Bouchir e a Tauris, mentre quelli persiani avrebbero abitato a Torino, Genova e a Cagliari. Così a Torino, il 20 febbraio del 1858, Vittorio Emanuele, Cavour e il ministro Guardasigilli diedero ordine alle Stamperia reale di pubblicare il testo di ratifica dellaccordo. «Visto larticolo 5 dello Statuto fondamentale del Regno; - vi si legge - Sulla proposizione del Presidente del Consiglio, Nostro Ministro Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue: Articolo unico. Piena ed intera esecuzione sarà data al Trattato di amicizia e di commercio conchiuso tra la Sardegna e la Persia, e sottoscritto a Parigi il giorno sei (in realtà il 26, ndr) del mese di aprile dellanno mille ottocento cinquanta sette, le cui ratificazioni furono scambiate a Torino addì sei febbraio mille ottocento cinquanta otto. Ordiniamo che il presente Decreto, munito del Sigillo dello Stato, sia inserto (sic) nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare». Nel 1862, al termine della seconda guerra dindipendenza e soprattutto dopo la proclamazione dellUnità dItalia, una missione diplomatica del nuovo regno di Vittorio Emanuele II avrebbe raggiunto la Persia, portando con se il fotografo Luigi Montabone, con studio nella torinese via della Rocca. Ne avrebbe ricavato un ricco album di immagini, destinato a essere premiato allEsposizione di Parigi del 1867.