E la principessa sincantò davanti a Tiziano Principessa doriente stregata da Tiziano E rimasta incantata anche lei, la principessa imperiale Hisako, fine conoscitrice dellarte occidentale, attenta a coglierne le espressioni della maestria ma anche la temperatura emotiva e il gioco sottile degli affetti. Pronta al sorriso e al commento spiritoso davanti alle 78 opere della mostra «Venere, Mito e immagine di una dea dallantichità al Rinascimento» la cui massima attrazione è la «Venere dUrbino» di Tiziano, volata dagli Uffizi al Museo di Arti Occidentali di Tokyo. Oltre alla principessa le hanno reso omaggio ambasciatori e una folla straripante dinvitati, tutti ammirati e grati per questo prestito eccezionale. Limmagine di Venere, sensuale icona di bellezza e damore, è il filo conduttore di questa mostra che riguarda anche i miti che la vedono protagonista: la nascita dalla spuma del mare, lalleanza col figlio Cupido dio dAmore, il giudizio di Paride, le relazioni coniugali e non con Vulcano, Marte, Adone. Tutte le opere sono state scelte dai curatori Maria Sframeli e Fabrizio Paolucci, e prestate dai musei di Firenze e di tante altre città dItalia con la collaborazione dellOpificio delle Pietre Dure. Le migliorie introdotte nel trasporto di opere darte negli ultimi tempi, e specialmente lanno scorso con il viaggio dell"Annunciazione" di Leonardo (tema al quale si è addirittura dedicato un minisimposio) hanno consentito di impiegare le precauzioni più avanzate sul piano tecnologico. Le tante varianti della bellezza femminile esaltata nel «canone» florido di un corpo capace damore e di maternità sono, al tempo stesso, immagini cariche di simbolismi profondi. La civiltà occidentale ha in Venere uno dei propri archetipi più profondi: i sogni e le paure, le debolezze e le passioni umane presero forma nei suoi miti, specchi poetici e figurativi dei sentimenti che gli autori dellantichità, e dopo di loro dellUmanesimo, declinarono in infinite variazioni. Alla dea si attribuiva il potere di innamorare e innalzare lintelletto, di ingentilire i costumi, di civilizzare le terre, di placare gli spiriti bellicosi delluomo. Uno dei punti di forza della mostra è la presenza nella stessa sala non solo del quadro di Tiziano, ma anche della «Venere e Cupido» di Pontormo su disegno di Michelangelo dalla Galleria dellAccademia di Firenze, che propone il contrasto fra due differenti modelli rinascimentali: per semplificare, il veneziano e il fiorentino. Morbida e carnosa la Venere di Tiziano, della famiglia delle Flore e delle Belle. Muscolosa e robusta quella dei due Fiorentini, sorella della Notte, della Leda e di altre femmine di Michelangelo, terribili anche in amore. Già dal primo giorno il pubblico, specialmente di donne, si è mostrato coinvolto dallimpressionante confronto dei due tipi (un confronto che non è abitualmente possibile neanche a Firenze), che ne sollecitava un altro, quello con lideale di bellezza femminile sedimentato nella cultura giapponese, distante anni-luce nella realtà e nellarte da queste antiche Veneri mediterranee. In una civiltà dove la donna perfetta non si fa notare perché ha lineamenti sottili, forme lisce, traslucido pallore, dove si dice che luomo abbia difficoltà perfino a commentare a voce alta la bellezza fisica dellamata, quali saranno le reazioni? Il rapporto tra la donna e il proprio corpo è, in Oriente come in Occidente, di scottante attualità: vi è una scontentezza diffusa e unaltrettanto diffusa voglia di cambiamento. Mi hanno tradotto i commenti di un gruppo di ragazze che sostava ad ammirare la Venere di Tiziano, nella sua armoniosa rotondità di signora benestante colta nellintimità della ricca camera nuziale. «Ha la pancia! Allora si può aver la pancia e piacere ugualmente!» ha esclamato una con entusiasmo. Le altre ridevano, coprendosi la mano con la bocca, in un deliziato imbarazzo. Che le pur opposte Veneri del Rinascimento - «recondita armonia di bellezze diverse» - rimettano in moto un po dindulgenza per la pienezza delle carni femminili? Sarebbe uno dei successi, non solo culturale ma anche sociale, di questa straordinaria mostra in terra nipponica. Buona fortuna, ragazze di Tokyo e non soltanto. Lautrice è il soprintendente del polo museale