Maddaloni. Si va in giudizio. Altro che collaborazione, tra Comune e privati, per un'azione concertata per la tutela e la conservazione del castello. Spetta al giudice unico Rotondaro (V sezione civile del Tribunale di Napoli) gestire lo scontro giudiziario «per l'attribuzione delle responsabilità per i danni (dal dopoguerra ad oggi) patiti dal castello, dalle torri e dal parco collinare». Una parte degli eredi de' Sivo (ancora proprietari del maniero) chiede i danni alla Regione Campania, al ministero delle Politiche agricole e delle Foreste, al dicastero dei Beni culturali e ovviamente al Comune di Maddaloni. È l'approdo di una storia lunga quasi un secolo. Gli enti dovranno difendersi dall'accusa di «omessa vigilanza su monumenti sottoposti a vincolo imposta dalle norme». E già è stata respinta la richiesta della difesa di affidare il contenzioso alla magistratura amministrativa. L'avvocato Pasquale D'Alessio, erede di Annamaria de' Sivo, si è costituito come parte lesa e ha chiesto un «risarcimento finanziario per i danni arrecati alla struttura fortificata». La parola passa ai periti di parte. Più di 70 anni di abbandono e di aggressione ambientale sono stati ricostruiti e documentati con una perizia tecnica, ordinata dalla sezione distaccata di Marcianise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Lo studio ricostruisce le disavventure del maniero a partire dall'ultima guerra. Affidato all'ingegnere Giovanni Graziano, costato 30mila euro e basato su 3 voli aerofotogrammetrici, arriva alla convinzione documentata che i «danni e il degrado si sarebbero potuti evitare». Tre le contestazioni: la vicinanza di fronti di cava attivi confinanti, il mancato rispetto e protezione del paesaggio circostante, omesso rispetto della tutela e delle distanze dai monumenti. Il tutto, tradotto in cifre, avrebbe prodotto danni per otto milioni e 737mila euro. È quanto chiesto alle istituzioni ma anche ai privati, per il «ripristino dei luoghi collinari soggetti a vincolo paesaggistico su cui sorgono emergenze architettoniche (pure sottoposte a vincolo)». Le contestazioni si concentrano sull'immediato dopoguerra. Anche se il castello ha subito, in precedenza, danni seri grazie all'occupazione delle truppe alleate. In sintesi, le disavventure statiche dei monumenti sarebbero riconducibili, con annessi sistemi di frattura, alle eccessive vibrazioni. Dopo tre esposti in tre diverse procure (Santa Maria Capua Vetere, Napoli e Roma), è stata la sezione staccata di Marcianise a rendere possibile il contenzioso grazie alla perizia tecnica d'ufficio. «I de' Sivo - dice D'Alessio - hanno due obiettivi: ribaltare il teorema giuridico che vuole gli eredi unici responsabili del mancato recupero o grave degrado del castello, avversare l'idea che il contenzioso sia puramente strumentale (un mezzo per fare soldi) e non l'unica via praticabile per restituire i monumenti alla città». E qui le strade del Comune degli eredi si dividono ancora. D'Alessio è convinto, che «sanzionando le colpe del degrado si può finanziare il ripristino dei luoghi»: una restitutio ad integrum per il recupero dei danni e la risistemazione paesaggistica. Il comune di Maddaloni, in sintonia con la regione Campania e con la Sovrintendenza, punta all' «acquisizione del diritto di proprietà». «È stata già avviata - rivela l'assessore Angelo Schiavone - la stima patrimoniale del bene ad opera del genio civile». In numeri, il parco collinare vale poco meno di mezzo milione di euro. Più sostanziosa è la stima della torre Artus, della torre longobarda e del castello fortificato: il valore patrimoniale si aggira sugli 800mila euro.
CAMPANIA - Castello, il degrado va in tribunale
Il Comune di Maddaloni si trova in giudizio per la tutela e la conservazione del castello e del parco collinare. La parte lesa, gli eredi de' Sivo, chiedono risarcimento finanziario per i danni arrecati alla struttura fortificata. La perizia tecnica, ordinata dalla sezione distaccata di Marcianise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, documenta i danni e il degrado del maniero a partire dall'ultima guerra. I danni sono stati causati dalla vicinanza di fronti di cava attivi confinanti, dal mancato rispetto e protezione del paesaggio circostante e dall'omesso rispetto della tutela e delle distanze dai monumenti.
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