Antonio Tamburrino Consigliere Italia Nostra La costruzione della Metro C fu decisa nel 1994: doveva essere inaugurata a inizio 2000. Oggi, a lavori appena avviati arriva il veto della Soprintendenza per le 7 stazioni del centro. Di fatto il progetto è sospeso "sine die". Questa incapacità di fare si estende a tutti i grandi interventi infrastrutturali del Paese: è fra i principali motivi per cui l'Italia è avviata verso il declino. Ma perché invece nel Nord Europa si realizzano grandi opere, nel rispetto dell'ambiente e con grande consenso popolare? La risposta che si dè è che da noi la politica non prende decisioni. No, in Italia le decisioni si prendono, eccome! Ma sono prese tutte interne alla casta e finalizzate solo ai suoi interessi. Così finiscono con l'essere contaminate da gravi incapacità progettuali e da forti finalità politico - affaristiche. Ne vengono fuori opere molto particolari: grandi volumi di terra, ferro, cemento, per giustificare costi astronomici, ma scarsa tecnologia e poca funzionalità, per escludere qualsiasi concorrente esterno alla casta. In sintesi, grande massa e piccola intelligenza: dei dinosauri infrastrutturali. Nel nord Europa l'era giurassica è stata superata. Il cittadino ha conquistato la centralità delle scelte pubbliche. Vengono così eliminate opacità e irresponsabilità e ogni decisione viene presa pubblicamente, dopo l'esame di ogni critica e soluzione alternativa. Per arrestare il declino italiano va introdotta al più presto questa "democrazia partecipativa". Il nostro contributo partirà dalla metro C, che può diventare l'opera simbolo di una svolta nel nostro Paese. C'è oggi il bisogno urgente di voltare pagina, prima che siano fatti danni irreparabili. Ma prima va fatta piena luce sul passato. Chi e perché non ha realizzato la metro C nel 2000? Chi e perché ha portato all'attuale impossibilità di procedere? Quali e quanti i danni finora accumulati e chi dovrà risarcirli? Ma soprattutto chiediamo l'abbandono del decisionismo opaco e irresponsabile, che senza realizzare nulla ha provocato grandi ritardi e consumato tanto danaro pubblico e che per il futuro minaccia di provocare danni incalcolabili a un patrimonio culturale dell'umanità e, soprattutto, non si dimostra capace di alcuna certezza per il futuro. Per questo abbiamo inviato una lettera ufficiale al dott. Stefano De Caro, Direttore generale dei Beni Archeologici al Ministero dei Beni culturali. Il Dott. De Caro aveva dichiarato che si stava prendendo la responsabilità personale di autorizzare la compromissione del patrimonio archeologico. Abbiamo chiarito che in un "processo decisionale partecipativo" non può più essere un Direttore Generale, in assoluta autonomia, a poter intaccare un tale patrimonio archeologico, con conseguenze che potrebbero far impallidire le "picconate" del Ventennio. Anche perché per la Metro C ci sono soluzioni progettuali molto meno invasive di quella del Comune. Nel nostro impegno per rientrare nella legalità europea coinvolgeremo. se necessario, le sedi giurisdizionali, fino ai vertici comunitari.